Altro episodio: il giorno delle dimissioni di Berlusconi mi trovavo assieme ad una persona, funzionario pubblico, da poco iscritto al PD. Discutevamo sul fatto se il nuovo governo avrebbe messo in campo scelte più eque e più "di sinistra" rispetto a quelle di Berlusconi Io sostenevo di no, questa persona mi diceva che non dovevo dimenticare che nella nuova maggioranza ci sarebbe stato anche il PD, che quindi Monti sarebbe stato costretto, magari suo malgrado, ad evitare il massacro sociale. Quindi ci sarebbe stata la patrimoniale, non si sarebbe incrudelito sulle classi più deboli eccetera. Ci siamo rivisti un paio di giorni fa. "A Bersani do tempo un mese" mi ha detto "poi gli rispedisco la tessera!".
Credo che questi due episodi mostrino un paio di cose: prima di tutto la sintonia attuale fra le nostre proposte (giuste) e il sentire comune del popolo di sinistra. Non mi ricordo che una sintonia del genere ci sia mai stata nei venti anni di Rifondazione comunista. Anche la proposta (giusta) delle 35 ore a parità di salario incontrò fortissime perplessità, a quei tempi. Eppure le percentuali elettorali erano molto maggiori di quelle di oggi. Oggi invece le nostre proposte, quando abbiamo la possibilità di manifestarle, ottengono consenso. In un momento in cui SEL e PD scontano la difficoltà della fase. Non a caso Ferrero in questi giorni è spesso in televisione, mai come adesso è capitato. Forse perché è l'unica voce critica da sinistra (l'IDV parla parla, ma ha votato la fiducia a questo governo!), forse perché non si vuole che SEL cresca ulteriormente nei sondaggi e che quindi possa creare qualche problema, forse perché il PD ci "usa" per fare quell'opposizione che vorrebbe fare lui ma "non può". Non dico che non sia importante sapere il perché di questo rinnovato interesse mediatico per noi, ma, mentre cerchiamo di spiegarcelo, approfittiamone. Non è detto che questa ritrovata sintonia con il sentire comune del "popolo di sinistra" e questa visibilità mediatica del nostro segretario si traducano automaticamente in una crescita in termini di consenso. Ma è certo che dobbiamo provare ad approfittarne.
E prestare attenzione a non autoisolarsi nel nostro aver ragione. Lunedì mattina, in occasione della manifestazione per lo sciopero generale, alcuni compagni mi dicevano "con il PD che sostiene questo governo non ci dobbiamo neppure parlare, nei comuni dove si va al voto andiamo da soli!" e, indicando i -pochi- militanti del PD che portavano le loro bandiere, ironizzavano sul loro essere in piazza mentre in Parlamento i loro eletti votano la manovra-massacro sociale di Monti. Credo non ci sarebbe atteggiamento più sbagliato, oggi come oggi. Isolarsi, rifiutare il confronto è sempre sbagliato. Ancora più sbagliato lo è quando le nostre posizioni sono potenzialmente egemoni. Altro piccolo aneddoto, questa volta di qualche anno fa. Anno 1999, l'Italia è impegnata nella guerra contro la Jugoslavia; il presidente del consiglio si chiama Massimo D'Alema. Per le via della mia città c'è una manifestazione contro la guerra. In disparte, nel corteo, due ragazze e due ragazzi con la bandiera dei DS. Un compagno dei Giovani comunisti, arrabbiato per quella che considerava una intollerabile ipocrisia (partecipare ad una manifestazione pacifista mentre il capo del loro partito sta bombardando Belgrado), si mette dietro di loro e comincia a scandire "D'Alema boia, D'Alema boia". I quattro, si guardano un po' attorno, si dicono qualcosa, quindi lasciano il corteo. Cosa ha fatto 12 anni fa quel compagno dei Giovani comunisti? Ha fatto egemonia o, pur in piena buona fede, ha ricompattato una piccola crepa che si stava verificando nei DS? Credo che avremmo dovuto apprezzare il coraggio di quei quattro giovani diessini che, non essendo d'accordo con le scelte del loro governo, manifestavano per la pace. Era come se ci dicessero: "Avete ragione voi, D'Alema sbaglia. Ma non tutti, nei DS, la pensano come lui su questa cosa". Avremmo dovuto parlare con loro, incoraggiarli a sostenere quella posizione nel loro partito. Invece no, sono stati di fatto "cacciati" dal corteo e abbiamo tolto loro, se non la voce, almeno la voglia di parlare del loro dissenso.
Oggi la situazione può essere favorevole per la crescita del nostro partito. Qualche settimana fa scrivevo che si deve affermare che a Monti è possibile una alternativa, anche se tutti dicono di no. Oggi in molti cercano quella alternativa. Non sono con noi ma domani potrebbero esserlo. Perché le nostre idee su come uscire dalla crisi sono non solo apprezzate ma sono quasi "senso comune" di larga parte della sinistra, forse così come non lo sono mai state. Aggiungiamo a questo senso comune, alla ritrovata visibilità del nostro segretario nazionale (che si sembra tanta perché veniamo da tre anni di "buio", ma tanta non lo è) il nostro lavoro politico nelle piazze, su internet, nelle Case del Popolo, nei luoghi di lavoro. E non cacciamo, non attacchiamo, chi "non è dei nostri" ma, nei fatti, ci da ragione. Perché ORA, in questi giorni, abbiamo la possibilità di esercitare egemonia. Domani, chissà...























