16/05/2012

Francavilla Fontana Truffa all'Asl, indagati il sindaco e il fratello


di VINCENZO SPARVIERO

FRANCAVILLA - Truffa ai danni dell’Asl. Dopo il blitz di Striscia la Notizia, ieri è arrivato quello della Guardia di Finanza. I militari del nucleo di Polizia tributaria delle Fiamme gialle - guidato dal maggiore Gabriele Sebaste - si sono presentati ieri mattina negli studi e nelle case dei fratelli Vincenzo e Luciano Della Corte, medico e sindaco il primo, medico e dentista il secondo. Su disposizione della sostituto procuratore Valeria Farina Valaori, i finanzieri hanno acquisito una serie di documenti che già da oggi saranno al vaglio della Procura che ha ipotizzato per i fratelli Della Corte il reato di truffa ai danni dell’Asl. Ovviamente, si tratta di un atto dovuto dovendo verificare quanto denunciato da Fabio & Mingo con un servizio televisivo dal contenuto inequivocabile che aveva destato un certo stupore e anche più di una polemica politica.

Ora, la parola passa alla Procura che ha avviato un’inda gine il cui primo passo è rappresentato dalle perquisizioni effettuate ieri nello studio e nelle rispettiva abitazioni alla presenza dei fratello Luciano e Vincenzo Della Corte. Gli inviati Fabio e Mingo di «Striscia la notizia», la popolare trasmissione in prima serata di Canale 5 erano piombati nello studio medico di via Francesco Baracca facendo scoppiare il «putiferio». Un blitz quello di Fabio e Mingo in piena regola, anticipato da attori «infiltrati» nello studio stesso senza che nessuno, sia Vincenzo (il sindaco) sia Luciano, ne’ tantomeno i tanti pazienti che frequentano quotidianamente lo studio medico dei fratelli della Corte, se ne accorgesse. Fabio e Mingo hanno contestato al sindaco-medico di «non fare il primo cittadino a tempo pieno e di sbrigare pratiche mediche al posto del fratello Luciano», mentre quest’ultimo «invece di incontrare i propri pazienti, si impegna a fare il dentista» nell’ambulatorio attiguo, all’interno dello stesso studio di via Baracca, sempre di proprietà dei fratelli Della Corte.

 

 


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14/05/2012

Una grande emozione: Reportage manifestazione Federazione della Sinistra - Roma 12.05.12

40.000 partecipanti al corteo della manifestazione indetta dalla Federazione della Sinistra partito alle 14 da piazza della Repubblica ha attraversato via Cavour, Fori Imperiali ed è giunto al Colosseo dal lato dell'arco di Costantino. Alle 17.00 hanno avuto inizio gli interventi dal palco. Nell'ordine: Cesare Salvi, presidente consiglio nazionale Federazione della sinistra; Vassili Primikiris della segreteria nazionale di Syriza - il secondo partito alle recenti elezioni 

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13/05/2012

Edizione straordinaria, edizione straordinaria: i comunisti ci sono!


di Romina Velchi
«Edizione straordinaria, edizione straordinaria: i comunisti ci sono! Edizione straordinaria». Scherza il compagno di Roma impegnato nella diffusione militante del numero speciale di "Liberazione" preparato per l'occasione. Scherza, ma non troppo. Perché veramente ieri a Roma i comunisti c'erano.

Erano tanti, giunti nella capitale da tutta Italia per dire no al governo Monti, alla riforma dell'articolo 18, alla crisi fatta pagare ai soliti noti. «Siamo diecimila»; «Siamo trentamila»; «Siamo quarantamila» si scandisce a tappe dal pullman rosso che apre il corteo: boato e applausi.

È un mare di bandiere rosse già in piazza della Repubblica, intorno alle due del pomeriggio. Il sole è a picco, il primo caldo estivo picchia, ma l'entusiasmo è proprio quello delle grandi occasioni. D'altra parte si tratta della prima manifestazione nazionale della Federazione della Sinistra, per Rifondazione la prima dopo il sofferto congresso di Chianciano del 2008. Si parte. In testa, dietro lo striscione "Gridiamoglielo in piazza - l'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro", sfilano i leader della Fds: Diliberto, Ferrero, Salvi, Patta. Ci sono anche alcuni esponenti di Sel (Musacchio, Sentinelli, Gianni) e della Fiom (Cremaschi.) Ma la cifra del corteo la fanno loro, i tanti, tantissimi giovani che con allegria e fantasia riempiono prima via Cavour e poi i Fori Imperiali. Cantano, ballano, si divertono a sfottere i "tecnici", quelli che senza tanti scrupoli li stanno privando del futuro. Cantano Bella Ciao e Bandiera rossa. Indossano magliette rosse: il Che, come sempre, va per la maggiore, ma non mancano falce e martello e stelle gialle, stile "vecchio Pci".
Ottanta pullman hanno portato a Roma compagni e compagne di tutte le età; enorme lo sforzo delle federazioni e non ne manca nessuna: dal Piemonte, dalla Toscana, dalla Calabria, dalla Puglia, dalla Sicilia (a loro va un applauso particolare per ricordare a Grillo che invece la mafia uccide eccome). Ecco lo striscione della Federazione di Pisa; ecco quello di Salerno, Reggio Calabria, Milano, Firenze, Ferrara, Brescia, Perugia, Tivoli, Latina, Piacenza: in una parola tutte.
Sfilano l'Unione Inquilini, i palestinesi, famiglie con bambini al seguito, signore avvolte nella bandiera rossa, i lavoratori della Irisbus, i gruppi di acquisto, No Tav e anche il Comitato Peppino Impastato di Monza. Alle quattro il corteo è ancora in marcia, sempre allegro e scanzonato. Alle 16,30 anche la coda entra nella piazza dove si svolge il comizio finale. Volti stanchi e sudati, ma pieni di entusiasmo. Applausi, cori, slogan sottolineano gli interventi dal palco. «Siamo tanti, siamo comunisti». Tutto sembrano fuorché sconfitti. Da ieri qualcosa è cambiato.

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09/05/2012

IMU NON PAGARE, SI PUO’!


IMU NON PAGARE, SI PUO’!
Ai Sindaci dei Comuni della provincia di Brindisi

Chiediamo che venga applicata l’aliquota minima dello 0.2% sulla prima casa !

L’ IMU ( la vecchia ICI ) è una patrimoniale al contrario : colpisce chi lavora, i pensionati e i ceti più deboli. A pagare sono sempre gli stessi.

Oggi sentiamo protestare sindaci, che magari rappresentano forze politiche che quel provvedimento l’hanno votato in Parlamento , ma poi nei loro Comuni applicano le aliquote massime.
Troppo facile !

Invece si possono fare degli atti concreti: i Comuni applichino l’aliquota minima, dello 0.2% sulla prima casa, compensando le minori entrate con l’aliquota massima sugli altri fabbricati.
Noi comunisti lo abbiamo già fatto, nel Comune di Polistena (Reggio Calabria), dove oltre il 90% delle famiglie non pagheranno nulla sulla prima casa. 

Al Sindaci della provincia di Brindisi chiediamo di fare altrettanto per quanto Restiamo in attesa di conoscere se la nostra proposta , sarà accolta dagli Amministratori

segreteria provinciale Rifondazione Comunista (Brindisi)

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07/05/2012

Era da molto molto tempo che una formazione di sinistra anticapitalista non superava nei consensi una formazione socialista.

Negli exit poll greci il Synaspismos - del partito della sinistra europea - è data attorno al 15%, al di sopra del PASOK. E' questa la vera notizia di questa domenica, più importante della vittoria di Hollande in Francia. Era da molto molto tempo che una formazione di sinistra anticapitalista non superava nei consensi una formazione socialista. E' un fatto enorme che dice che abbiamo ragione nel definire la crisi una crisi costituente avente la pesantezza di una guerra. Un risultato che dice che è giusta la linea della sinistra europea di autonomia strategica dai socialisti e dal centrosinistra. Vai Alexis vai!




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30/04/2012

Pietà l'è morta" ...

29 aprile 1945...Giorgio Amendola lancia su L'Unità di Torino un appello che rimarrà famoso: "I criminali devono essere eliminati. Con risolutezza giacobina il coltello deve essere affondato nella piaga, tutto il marcio deve essere tagliato. Non è l'ora questa di abbandonarsi a indulgenze. Pietà l'è morta" ...
parole sante, ma l'ordine NON è stato eseguito..purtroppo abbiamo invece ecceduto di pietà, perchè noi compagni ci caschiamo sempre. ricordiamolo, il comunismo è inattaccabile...può essere distrutto solo da DENTRO..con il revisionismo, l'opportunismo, il tradimento, e anche la pietà...è vero che non siamo come i porci fascisti, ma manco cojoni...almirante, criminale di guerra, ha messo su un partito, grazie alle "amnistie"...e invece gli eroi della volante rossa sono dovuti scappare all'estero e alcuni sono morti senza mai rivedere la famiglia.

11:16 Scritto da: casadelpopoloff | Link permanente | Commenti (2) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

25/04/2012

SU LA TESTA!

"Bandiera rossa,ridiventa straccio,e il più povero ti sventoli." Pierpaolo Pasolini

Oggi 25 aprile il popolo italiano festeggia l'anniversario della liberazione dal regime nazi-fascista. Questo è un giorno fondamentale per la storia della Repubblica Italiana, poiché è il simbolo della fine del ventennio fascista, la fine di un infame dittatura e di una sanguinosa guerra. 
Grazie al sacrificio di migliaia di uomini e donne il nostro paese,dopo due anni di resistenza,fu liberato dai fascisti e nel 1945 fu istituita la repubblica.
Molti furono gli italiani che decisero di imbracciare il fucile per inseguire il sogno di un paese libero,i partigiani .nonostante disponessero di uno schieramento eterogeneo( comunisti,socialisti,anarchici,monarchici,cattolici,repubblicani),riuscirono nell'impresa e consegnarono ai loro figli una nazione nuova,non più logora e vecchia.
Questo è stato uno dei momenti più importanti per la storia della "giovane" Italia, un momento di coesione nazionale, durante il quale milioni di Italiani si son rimboccati le maniche e hanno ricostruito questo paese. La prova vivente di questo immane sforzo è la Costituzione Italiana,che è la legge fondamentale e fondativa dello stato italiano.
Gli anniversari non servono a commemorare, e mai come oggi gli italiani hanno bisogno di ricordare tutti gli eroi caduti per la nostra libertà. Sarebbe stupido commemorare questo evento, dimenticando il motivo per il quale queste persone sono morte: ogni volta che qualcuno calpesta i nostri diritti, ogni volta che la nostra libertà viene messa a repentaglio e tutte le volte che abbassiamo al testa dinanzi a un tiranno, tutti i partigiani morti per questo paese vengono uccisi per la seconda volta. 
Non siamo in guerra,però oggi,proprio come 67 anni fa,il nostro popolo ha bisogno di un riscatto,dobbiamo rialzare la testa! La crisi economica è sempre più grave e noi,giorno dopo giorno,stiamo perdendo la forza necessaria per resistere. Tanti abbassano la testa e accettano ogni malefatta pur di lavorare,chi non lavora se ne sta buono buono  a casa sua e altri ancora rinunciano a vivere perché non ce la fanno  più.
La vita è bella! tocca a noi trovare un senso alle nostre esistenze.Per resistere dobbiamo tornare ad essere partigiani,abbiamo bisogno di un riscatto,bisogna rialzare la testa, ricominciare a pensare liberamente... "il pensiero è come l'oceano,non lo puoi bloccare,non lo puoi recintare."
Dimentichiamo tutto quello che ci hanno insegnato negli ultimi anni,basta col lusso, la ricchezza e il potere. Dobbiamo riprendere coscienza della nostra condizione sociale,non dobbiamo più vergognarci di essere poveri,ritorniamo a sventolare quello straccio rosso nelle fabbriche,nelle scuole e per le strade. Su la testa! E' arrivata l'ora di riprenderci quello che ci è stato tolto.
"se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione,andate nelle montagne dove caddero i partigiani,nelle carceri dove furono imprigionati,nei campi dove furono impiccati.Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità,andate lì, o giovani, col pensiero,perché lì è nata la nostra Costituzione," Piero Calamandrei
                                                                                                     Nicola Modugno

 

 

 

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22/04/2012

DIAZ: Ricordo ancora ogni passo su quelle scale, il cuore in gola che pompava sangue. Sangue fresco come quello che vedevamo sui muri, sugli spigoli delle porte sui sacchi a pelo per terra.

Rifondazione non doveva sciogliersi, ma ha perso credibilità per le sue scelte politiche. Una risposta all’ex segretario del Prc

Quella maledetta notte tra il 21 e il 22 luglio 2001 fui tra i primi ad entrare nella scuola Diaz. Ricordo ancora ogni passo su quelle scale, il cuore in gola che pompava sangue. Sangue fresco come quello che vedevamo sui muri, sugli spigoli delle porte sui sacchi a pelo per terra. Zaini sventrati, indumenti e spazzolini da denti sul pavimento, computer e vetri in frantumi. Era ancora calda la violenza esercitata dai teppisti in divisa. L’avevamo sentita per ore fuori dalla scuola fronteggiando il cordone invalicabile di polizia e carabinieri. Adesso la “sentivamo” in quella palestra, nelle aule devastate, nel pensiero e nell’angoscia dei nostri compagni portati via in barella, con i loro volti tumefatti, con le bende bianche che coprivano la vergogna. Sì, lo confesso, la visione del film Diaz mi ha restituito quella sensazione, quel pugno nello stomaco che provavo mentre salivo uno ad uno ogni scalino della scuola. 
Devo dire che da questo punto di vista l’utilità del film è indiscutibile. A mio figlio, che ora ha diciannove anni, il film può meglio di tante parole raccontate da suo padre restituire il senso di quella repressione, far percepire la fisicità di quella brutalità, costringerlo ad interrogarsi su come tutto questo abbia potuto accadere nella “democratica e civile” Italia. 
Il film è un’opera artistica, parla il suo linguaggio, non si può pretendere che spieghi tutto. Per noi del Genoa social forum che conosciamo ogni dettaglio di quella repressione il film non basta. Non può bastare: è ovvio, è naturale che sia così. Ma sarebbe un errore imperdonabile non comprenderne il suo effetto di denuncia, il suo mettere in evidenza quei corpi violentati e l’odio – allo stato puro – delle forze dell’ordine nei confronti di quei cittadini che per la legge avrebbero invece dovuto difendere. 
Il film ha tra l’altro il merito di evidenziare il carattere internazionale della mobilitazione, con i suoi protagonisti non italiani presi di mira dall’ossessiva macchina repressiva. Non mi unisco per questo ai detrattori del film, anche se è vero che omette diverse cose, lucidamente riportate da Vittorio Agnoletto. Ma un film sull’esperienza di Genova, su quell’assalto al cielo del mondo globalizzato, non so se esiste al mondo un regista in grado effettivamente di girarlo. 
D’altronde anche la copiosa letteratura sul G8 2001 non ha mai avuto il gusto o la voglia di indagare su come sia stato possibile la sperimentazione del Genoa social forum, sul suo lungo percorso di avvicinamento, quasi che 200 mila persone si potessero materializzare in un luglio afoso sul lungomare di Genova semplicemente per moda o per miracolo. Chi ha intrecciato i fili perché mondi così diversi, dalle suore di Boccadasse ai disobbedienti del Carlini, parlassero ed agissero insieme? Quale mastodontica opera di pazienza e di costruzione politica c’è stata dietro nei due anni che hanno preceduto il G8? Molti si sono accontentati di individuare nel Forum sociale mondiale di Porta Alegre il cemento dentro il quale è stato incubato il Genoa social forum. 
È una verità parziale, che non tiene conto di un percorso più lungo. Perché affronto questo argomento? Perché mi pare che questa menomazione della storia induca una persona di pensiero lucido e profondo come Fausto Bertinotti ad una autocritica sbagliata. Sia chiaro, Bertinotti fu tra i dirigenti del Prc – tra di loro inserirei tra i più esposti in questa direzione Ramon Mantovani e Roberto Musacchio ad investire l’organizzazione e il progetto della Rifondazione anima e corpo in quello che allora in Italia si chiamava “movimento no global”. Per chi ha rappresentato il Prc come portavoce del Genoa social forum, come chi scrive, il sostegno e il consiglio di Bertinotti sono stati fondamentali. 
Senza la sua copertura e condivisione non avremmo mai potuto superare le tantissime resistenze che incontravamo nel partito locale e nazionale, in quella che per molti era una bizzarra idea di sedere alla pari con altri soggetti non partitici, di essere parte e non tutto del movimento. Avevamo imparato dagli zapatisti ad ascoltare e ad imparare dagli altri. Nelle giornate di Genova il Prc era in tutte le piazze tematiche: quelle fatte dalla Rete Lilliput, dalla Rete contro il G8 , da Attac dai Cobas, dai disobbedienti. Non scegliemmo una nostra piazza, ma decidemmo di stare ovunque. Avevamo la consapevolezza di funzionare da collante dei vari pezzi, senza apparire troppo e sempre con spirito di servizio. Bertinotti ci dice che dovevamo avere più coraggio: sciogliersi nel movimento e costruire con quelle diverse soggettività una nuova forza. A me pare che questo sia un ragionamento influenzato a posteriori dall’attuale marginalità della sinistra di alternativa e totalmente assente nel dibattito del movimento di allora. 
Il movimento ci riconosceva perché eravamo coerenti tra le cose che dicevamo (in parlamento, nei talk show televisivi) e quello che facevamo con le lotte. Quando tra le enunciazioni e i fatti è sorta una separazione prima, una contraddizione aperta poi, il rapporto tra Prc e le altre anime del movimento è entrato in crisi. Se non sei quello che dici, insomma, sei come tutti gli altri animali politici. Dovevamo al contrario scegliere ed accentuare la nostra attitudine di movimento e di fare società. Invece c’è stato un corto circuito figlio di scelte politiche. Fu la scelta – una vera e propria virata – di spostare verso l’alternativa di governo a Berlusconi e dunque all’alleanza nell’Unione, la linea politica del partito a portare serissimi contraccolpi alla nostra credibilità nel movimento. Anche la parola d’ordine «movimento pesante, governo leggero» si è rivelata aleatoria e irrealistica perché i pesi della compatibilità governativa si spostavano decisamente sul secondo e non sul primo. 
In sintesi, penso che il Prc venne trasformato profondamente dalla preparazione e dalla generosa partecipazione alle giornate di Genova ma che non abbiamo avuto il coraggio di spostare in modo più duraturo il partito nella società. D’altronde dobbiamo pur farci la domanda di come sia stato possibile che una generazione di giovani comunisti sia passata in dieci anni dallo stadio Carlini al Partito socialista europeo del direttore del Wto Pascal Lamy. Questa idea di una grande occasione persa non può funzionare da rimozione dei nostri veri errori, che devono essere – e su questo concordo totalmente con Bertinotti – affrontati senza remore e in profondità.

Alfio Nicotra

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14/04/2012

"Lo Stato fa stalking e la gente si suicida".


Sono almeno 18 gli imprenditori, gli artigiani e i lavoratori che si sono suicidati dall'inizio dell'anno perchè oppressi dai debiti a causa della crisi economica. È il bilancio stilato da Federcontribuenti sulla base dei casi registrati dalle sedi dell'associazione in tutta Italia. Il numero dei morti potrebbe essere molto più alto, secondo Federcontribuenti, perchè numerosi suicidi non vengono denunciati o non finiscono sulla stampa. Il dossier su questa piaga sociale è stato allegato stamani a un esposto che l'associazione ha presentato alla Procura della Repubblica di Roma. Nella denuncia si chiede di accertare "se chi è preposto ad evitare questa mattanza sociale non lo fa", ha affermato il presidente di Federcontribuenti Carmelo Finocchiaro. Secondo l'associazione tra i responsabili ci sarebbero "il governo - che in questi mesi ha solo messo nuove tasse e per il resto è rimasto inerte", ha detto Finocchiaro, e l'agenzia di riscossione Equitalia. "Lo Stato non può fare stalking - ha affermato Finocchiaro -. È una persecuzione assoluta verso chi non può pagare, non verso chi non vuole pagare".

Federcontribuenti ha presentato una serie di proposte a favore di imprenditori e lavoratori schiacciati dalla crisi economica. Tra queste una riforma del sistema di riscossione, ritenuto vessatorio, con piani di rientro dal debito "compatibili con le reali possibilità del debitore". L'associazione ha proposto inoltre che una percentuale del valore degli appalti pubblici venga accantonata presso la Cassa Depositi e Prestiti e usata come fondo di garanzia per i mancati pagamenti della pubblica amministrazione. Alla presentazione dell'esposto in Procura era presente anche il senatore dell'Italia dei Valori Stefano Pedica, che appoggia le iniziative di Federcontribuenti. "Equitalia non distingue l'evasore dal moroso - ha detto Pedica - tante persone, tanti imprenditori, si uccidono perchè si sentono abbandonati dallo Stato. Presenterò un'interrogazione parlamentare per chiedere che le piccole e medie imprese siano tutelate. Il primo responsabile di questa situazione è il governo che le vessa". Pedica ha ipotizzato anche la raccolta di firme per l'abolizione di Equitalia, ente che definisce "inutile e dannoso". Il senatore dell'Italia dei Valori auspica un ritorno del servizio di riscossione delle imposte all'Agenzia delle Entrate.

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13/04/2012

COMUNICATO STAMPA


FEDERAZIONE DELLA SINISTRA
BRINDISI



Si rende noto che sabato 14 aprile 2012, alle ore 11.00, presso il comitato elettorale dell’Avv. Roberto FUSCO di Piazza Vittoria, si terrà una conferenza stampa alla quale interverranno:


- On. Paolo FERRERO, Segretario Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista;


- Avv. Roberto FUSCO, candidato alla carica di Sindaco del Comune di Brindisi;


- Nicola CESARIA, Segretario Regionale del PRC;


- Emanuele MODUGNO, Segretario Provinciale del PRC.


Gli organi di informazione ed i cittadini sono invitati a partecipare.-

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11/04/2012

NUOVO SOGGETTO POLITICO. Paolo Ferrero "Facciamo Fronte, alla francese"

 

Il Manifesto per un nuovo soggetto politico pubblicato qualche giorno fa, ha il merito di aver aperto il dibattito su un problema politico intorno al quale ci arrovelliamo e ci dividiamo da anni. Ne sono indice le reazioni di De Magistris, Castellina, Rossanda e altri, di cui condivido gran parte delle critiche. Non ritengo però che i dissensi debbano oscurare la necessità di discutere del problema centrale posto dal manifesto stesso.

Innanzitutto a me pare necessario costruire un nuovo spazio pubblico della democrazia, che si ponga l’obiettivo di diffondere il potere e non di concentrarlo. Così come ritengo necessario costruire un nuovo soggetto politico – di sinistra – che metta l’accento sull’inclusione, sulla struttura confederale e non piramidale. Ovviamente ritengo necessarie anche tante altre cose: che nell’attuale furibonda lotta di classe scatenata dall’alto occorra schierarsi da una parte; che occorra dar vita ad una soggettività politica che si opponga al neoliberismo con l’obiettivo di uscire da sinistra dalla crisi; che occorre rovesciare il disegno costituente del governo Monti dando vita ad una opposizione costituente. Ritengo cioè necessario costruire una sinistra di alternativa che determini un processo di aggregazione politica ma anche un processo di costruzione di una soggettività di massa, che superi l’atomizzazione e l’isolamento, la disperazione sociale. Non si tratta cioè solo di costruire un nuovo soggetto politico, si tratta di aggregare un sentire comune più largo, un “nuovo movimento operaio”. Esemplificando occorre fare in tutta Italia quello che è stato fatto in Val di Susa, dove l’opposizione alla TAV è stata il punto di partenza per la costruzione di una nuova soggettività sociale e politica che non esisteva prima. Un processo costituente per l’appunto, che uscendo dalla asfissiante dialettica tra berlusconiani ed antiberlusconiani, scompagini le carte interloquendo a 360° con quel 90% di popolazione italiana che viene colpita dalla crisi. Condivido quindi l’esigenza di dar vita ad un processo di aggregazione antiliberista basato sulla partecipazione non burocratica e sul protagonismo dei soggetti.

Una soggettività politica di tal fatta, per essere efficace, deve avere dimensioni quantitativamente maggiori rispetto alle attuali forze politiche di sinistra ma anche caratteristiche qualitativamente diverse dai progetti finora in campo. Anche per questo non può avere le caratteristiche classiche del partito. Oggi i modi e le forme in cui gli uomini e le donne fanno politica è assai variegata e non è possibile ricomprendere questa articolazione attraverso la sola forma partito. Il problema è costruire una forma politica unitaria antiliberista che rispetti i percorsi e le autonomie – individuali e collettive – e le valorizzi costruendo una sinergia tra di esse. Per questo condivido l’idea di una soggettività politica confederata, articolata e - aggiungo io - unitaria. Per centinaia di migliaia di uomini e donne oggi è pensabile far politica solo all’interno di un soggetto che sia percepito come unitario. A me pare che i processi rivoluzionari latinoamericani - che segnano indubbiamente il punto più avanzato di lotta per l’uscita dal neoliberismo - parlino di questo: non l’idea del partito unico ma la costruzione di fronti, coalizioni, convergenze. Lo stesso linguaggio parlano alcune delle esperienze più interessanti che si possano incontrare in Europa: da Izquierda Unida in Spagna al Front de Gauche francese, che si sta caratterizzando come la vera novità politica delle presidenziali d’oltralpe e che fa esplicito riferimento all’esperienza latinoamericana. In tutte queste esperienze – di cui segnalo l'internità all’esperienza della Sinistra Europea - convivono partiti, associazioni, movimenti, singole persone che trovano nella formula del “fronte” una appartenenza non soffocante. Uomini e donne, compagni e compagne che trovano uno spazio comune di cui sentono un grande bisogno, senza che questa appartenenza diventi totalizzante, esclusiva. In qualche modo occorre costruire una forma organizzata che abbia soglie d’ingresso “più basse” di quelle di un partito e possa quindi avere una efficacia maggiore nell’organizzazione di una partecipazione politica di massa.

Se questo è vero, è necessario rivolgere questa proposta politica al complesso dei soggetti che in questi anni si sono mossi a sinistra. Sul piano sociale penso ai lavoratori e alle lavoratrici che hanno animato in conflitto di classe in Italia. Penso al popolo dell’acqua pubblica e dei beni comuni. Penso ai precari del movimento No Debito come al popolo NO TAV. Così come sul piano politico penso alle forze politiche che si oppongono al governo Monti, dall’IdV a Sel alla Federazione della Sinistra e a tutte le formazioni alla sua sinistra. Per costruire un nuovo soggetto politico che non sia l’ennesimo partito tra gli altri, occorre allargare la sfera dei soggetti sociali e politici a cui la proposta è rivolta. Non può lasciare fuori dalla porta la questione di classe e la Fiom, così come non può non coinvolgere le forze politiche che oggi fanno politica a sinistra. Se il punto fondante di un nuovo soggetto è la densità partecipata di un nuovo spazio pubblico, le modalità della sua costruzione non possono che essere coerenti con questo principio. Sottolineo il carattere radicalmente democratico che dovrebbe contraddistinguere una soggettività politica come quella che propongo. Le centinaia di migliaia di uomini e donne che potenzialmente potrebbero ritrovarsi in un soggetto unitario della sinistra antiliberista devono poter decidere sul serio, sulla base del principio "una testa un voto" e anche attraverso strumenti di democrazia diretta come il referendum sulle scelte fondamentali.

Da ultimo il problema del pluralismo nella costruzione del nuovo soggetto politico. Come ho sottolineato, condivido il punto centrale della proposta pur senza condividere il manifesto nel suo insieme. Voglio però sottolineare che le differenze che vedo – e anche quelle che intravedo – sono molto rilevanti ma non tali da indurmi a ritenere impossibile il progetto di un percorso comune nel suo carattere partecipato e quindi unitario. La scommessa che abbiamo di fronte oggi non è quella di mettere insieme chi la pensa nello stesso modo su tutto. Questo ha dato vita ad una miriade di organizzazioni ad al contemporaneo ridursi degli appartenenti alle stesse. La scommessa odierna è quella di costruire – sulla base di una prospettiva antiliberista - uno spazio pubblico plurale in grado di portare al confronto e all’impegno politico quelle centinaia di migliaia di persone che oggi vogliono impegnarsi. Non vedo contraddizioni al fatto che a questo processo possano partecipare gli iscritti e le iscritte a Rifondazione Comunista, i sindaci e i movimenti No Tav della Val di Susa, i compagni e le compagne delle diverse sinistre sindacali o gli scout che hanno partecipato alla campagna per l’acqua pubblica. Occorre costruire un progetto unitario a cui ognuno ed ognuna possa partecipare a partire dalla propria esperienza e della propria organizzazione. Da comunista mi sono battuto contro la liquidazione di Rifondazione Comunista; lavoro per lo sviluppo del suo progetto politico, per la sua qualificazione e per la crescita della sua dimensione di partito sociale. Non vedo contraddizione tra questo impegno e la possibilità di portare il nostro punto di vista dentro una soggettività più larga. Il punto di fondo oggi consiste nell’accettazione della parzialità di ogni nostra esperienza politica e quindi la comprensione della necessità della coalizione, dell’aggregazione plurale, che definisca l’essenziale che ci unisce per lasciare fuori dalla porta quello che ci divide. Sottolineo questo aspetto perché sono troppo numerosi i tentativi falliti di costruire il soggetto politico “nuovo” per poi riprodurre il peggio dei vizi politici che vogliamo superare. Io penso che il difetto stia nel manico: solo una forma politica articolata e rispettosa delle differenze – di posizioni ma anche di modi e ambiti di fare politica – può oggi determinare un processo di aggregazione antiliberista. Ogni altro processo che si ponga in modo esclusivo e non inclusivo come il “vero” soggetto nuovo ed unitario, è destinato a ricostruire recinti che producono frustrazioni più che liberare soggettività.

A partire da queste considerazioni la proposta che avanzo è quella di aprire una discussione tra i promotori del manifesto, i soggetti politici esistenti e tutti i compagni e le compagne interessati ad una prospettiva unitaria. Ritengo infatti che la cosa più ridicola che può succedere a sinistra sia la proposizione di diversi progetti unitari tra loro in concorrenza. Guardo con speranza alle esperienze del Front de Gauche o di Izquerda Unida e mi piacerebbe pensare che qualcosa di simile sia possibile farlo anche in Italia.

 

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E' da vigliacchi prendersela col Trota

trota_bossi

di Gad Lerner

Una insana voglia di linciaggio, tipicamente leghista, si abbatte sui capri espiatori prescelti da Roberto Maroni: cioè il dimissionario Renzo Bossi e la "badante" Rosy Mauro. Figure impresentabili, certo, ma non da oggi.

Dove erano tutti i coraggiosi che oggi ne invocano l'epurazione -Maroni in testa- quando il vertice del Carroccio s'inchinava all'autorevolezza di quei due? Fin troppo scoperta è la manovra di colpire il Trota e la Mauro per fingere di salvare Umberto Bossi e soprattutto evitare ogni discorso di verità sulla Lega. Un movimento bugiardo fin nei suoi assunti teorici, vissuto di menzogne, convenienze e disprezzo della democrazia.

Il Trota è un poveretto stritolato cinicamente in un gioco molto più grande di lui.

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09/04/2012

"Quello che deve essere detto" La Poesia di Gunter Grass che tanto ha irritato Israele.


Quello che deve essere detto

Perché taccio, passo sotto silenzio troppo a lungo

quanto è palese e si è praticato

in giochi di guerra alla fine dei quali, da sopravvissuti,

noi siamo tutt’al più le note a margine.

E’ l’affermato diritto al decisivo attacco preventivo

che potrebbe cancellare il popolo iraniano

soggiogato da un fanfarone e spinto al giubilo

organizzato,

perché nella sfera di sua competenza si presume

la costruzione di un’atomica.

E allora perché mi proibisco

di chiamare per nome l’altro paese,

in cui da anni — anche se coperto da segreto —

si dispone di un crescente potenziale nucleare,

però fuori controllo, perché inaccessibile

a qualsiasi ispezione?

Il silenzio di tutti su questo stato di cose,

a cui si è assoggettato il mio silenzio,

lo sento come opprimente menzogna

e inibizione che prospetta punizioni

appena non se ne tenga conto;

il verdetto «antisemitismo» è d’uso corrente.

Ora però, poiché dal mio paese,

di volta in volta toccato da crimini esclusivi

che non hanno paragone e costretto a giustificarsi,

di nuovo e per puri scopi commerciali, anche se

con lingua svelta la si dichiara «riparazione»,

dovrebbe essere consegnato a Israele

un altro sommergibile, la cui specialità

consiste nel poter dirigere annientanti testate là dove

l’esistenza di un’unica bomba atomica non è provata

ma vuol essere di forza probatoria come spauracchio,

dico quello che deve essere detto.

Perché ho taciuto finora?

Perché pensavo che la mia origine,

gravata da una macchia incancellabile,

impedisse di aspettarsi questo dato di fatto

come verità dichiarata dallo Stato d’Israele

al quale sono e voglio restare legato.

Perché dico solo adesso,

da vecchio e con l’ultimo inchiostro:

La potenza nucleare di Israele minaccia

la così fragile pace mondiale?

Perché deve essere detto

quello che già domani potrebbe essere troppo tardi;

anche perché noi — come tedeschi con sufficienti

colpe a carico —

potremmo diventare fornitori di un crimine

prevedibile, e nessuna delle solite scuse

cancellerebbe la nostra complicità.

E lo ammetto: non taccio più

perché dell’ipocrisia dell’Occidente

ne ho fin sopra i capelli; perché è auspicabile

che molti vogliano affrancarsi dal silenzio,

esortino alla rinuncia il promotore

del pericolo riconoscibile e

altrettanto insistano perché

un controllo libero e permanente

del potenziale atomico israeliano

e delle installazioni nucleari iraniane

sia consentito dai governi di entrambi i paesi

tramite un’istanza internazionale.

Solo così per tutti, israeliani e palestinesi,

e più ancora, per tutti gli uomini che vivono

ostilmente fianco a fianco in quella

regione occupata dalla follia ci sarà una via d’uscita,

e in fin dei conti anche per noi.

09:04 Scritto da: casadelpopoloff | Link permanente | Commenti (4) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

05/04/2012

Berlusconi lo diceva gualche anno fa nel suo modo volgare. Venite a investire in Italia che c’è il lavoro più flessibile e le segretarie più carine.


Se in una vasca ci sono tre buchi, due si tappano alla bell’è meglio e uno resta aperto, l’acqua continuerà a uscire da lì. Tutte le chiacchiere e i pasticci del Palazzo attorno all’articolo 18 si fermano sulla soglia della reintegra per il licenziamento economico. Lì il governo mantiene ferma la sua posizione: anche se il licenziamento economico è ingiusto non si rientra al lavoro. Come è evidente a tutti, ancor di più a coloro che fingono, questo è sufficiente per garantire la piena libertà di licenziamento. Soprattutto in un momento di crisi come questo. E’ evidente infatti che se mettiamo assieme i dati sulla recessione, la crescita della disoccupazione, la caduta dei mercati della produzione, basterà la sola minaccia del licenziamento economico per indurre le lavoratrici e i lavoratori a contratto a tempo indeterminato ad accettare qualsiasi condizione di supersfruttamento. La libertà di licenziamento economico rende ridicola l’affermazione che bisogna estendere i contratti a tempo indeterminato. Questi ultimi, infatti, diventano a termine più degli altri. In fondo, se vengo assunto con un contratto a termine c’è l’obbligo per chi mi assume di mantenermi fino alla scadenza. Con il licenziamento economico il contratto a tempo indeterminato può scadere in qualsiasi momento, appena ci sono delle difficoltà dell’azienda oppure una ristrutturazione, oppure un cambio di reparto, oppure un cambio di mansione. Cioè, il contratto a tempo indeterminato, diventa un contratto precario come tutti gli altri. Questa è la sostanza della decisione che il governo è andato a vendere in Europa e nel resto del mondo, presentandola, giustamente, come una misura che rende il lavoro ancora più mercificato. Berlusconi lo diceva gualche anno fa nel suo modo volgare. Venite a investire in Italia che c’è il lavoro più flessibile e le segretarie più carine. Monti, sobriamente, dice le stesse cose. Nello stesso tempo l’Europa, nei suoi documenti riservati, ci dice che cento miliardi di tagli alla spesa pubblica e sociale, nonché di tasse in più, probabilmente non basteranno, vista la recessione. Dunque la crisi è destinata a continuare, proprio a causa della politica economica del governo Monti e degli altri governi europei che continuano a perseguire a tutti i costi l’austerità. Come abbiamo detto nella manifestazione di Milano e come dobbiamo ribadire in tutti i modi, Monti se ne deve andare. Dobbiamo mandarlo via perché il suo programma è socialmente catastrofico e proprio per questo, se perseguito, produrrà con una terribile reazione a catena le ragioni di altri interventi dello stesso segno. Quello che è successo in Grecia, dove più hai tagliato, più hai dovuto continuare a tagliare. Bisogna quindi cominciare a fermarli, e facciamolo allora sulla controriforma del lavoro. Partiamo da qui. Smascherando il colossale imbroglio della volontà di licenziamento, che chiude il ciclo iniziato con l’innalzamento a quasi 70 anni dell’età pensionabile. Il 13 aprile Cgil Cisl e Uil portano in piazza gli esodati truffati dal governo. Ma se passerà la controriforma del lavoro saremo tutti esodati o esodabili. Chi non sarà più coperto dalla mobilità e dalla cassa integrazione, dovrà arrangiarsi con un anno, un anno e mezzo di indennità di disoccupazione. A questi si aggiungeranno coloro che saranno licenziati uno per uno per ragioni economiche. Coloro che continueranno a subire il ricatto dei 46 contratti precari che resteranno tutti, ma proprio tutti, in vigore. Sì, questo governo affronta la crisi con i licenziamenti e, con buona pace di quanto afferma lo stesso Presidente della Repubblica, così aggrava la crisi invece che risolverla. Per questo dobbiamo continuare a scendere in piazza finché non se ne va.

11:56 Scritto da: casadelpopoloff | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

03/04/2012

Tendopoli Oria-Manduria: cosa mi ha lasciato? Riflessioni a un anno di distanza!

 

La storia dell’umanità è segnata da infinite migrazioni, spostamentiche hanno arricchito il cammino della Terra. Un movimento senza fine, che ha dato origine a un variopinto mosaico multicolore di popoli, culture e pensieri. A differenza di altri momenti storici, le migrazioni, nel nostro tempo, dipingono un mondo con importanti fratture tra il ricco Nord e il povero Sud, formato da persone dimenticate ed emarginate. Oggi essere nati nel “lato sbagliato”obbliga molti esseri umani a vivere nella povertà e nella precarietà permanente. Le migrazioni sono un fenomeno inarrestabile.L’Europa odierna appare ansiosa e in difficoltà nel tradurre la propria storia e cultura in politiche di uguaglianza e coesione sociale, offrendo spazi di confronto alle diversità che la abitano.Negli ultimi anni in Europa e nel nostro paese sono cresciute le politiche di controllo e limitazione del fenomeno migratorio. In questi giorni ricorre l'anniversario dell'installazione della tendopoli tra Oria e Manduria, a mio avviso "caso da manuale" per comprendere le scellerate politiche migratorie portate avanti nel nostro paese. Nei giorni in cui sono stato impegnato con associazioni di volontariato nell’accoglienza dei migranti ho potuto riscontrare personalmente la notevole fragilità di queste politiche. La mia prima reazione è stata la rottura di tutti gli infiniti pregiudizi che si alimentano sull’immigrazione: di fronte avevo persone, ragazzi, con vite, storie, problemi, risorse, non avevo di fronte il profugo, il "clandestino", il criminale, ma persone vere, fratelli. Fratelli nati in un posto diverso ma obbligati a vivere nella povertà e nella precarietà permanente. Molti dei problemi che si sono presentati in questi giorni li avevo affrontati teoricamente durante i miei studi, tutto questo mi ha dato una visione critica, sia pratica che teorica della questione. Ho maturato la consapevolezza della diversità come arricchimento culturale, come articolazione di una condizione umana comune e ugualitaria. Credo che il 2011 possa rappresentare un momento di cesura per le politiche migratorie. Alla luce degli ultimi eventi ritengo che sia giunto il tempo per cui il nostro Paese cessi di guardare alle questioni dell’immigrazione evocando pericoli di invasione che servono solo ad attribuire ai migranti il ruolo di nemici della società. Le emergenze sbarchi sono, in realtà, emergenze umanitarie e devono essere affrontate nel rispetto dei princìpi cui una democrazia non può rinunciare senza rinnegare se stessa: primo dovere delle istituzioni pubbliche è organizzare il soccorso e l’assistenza dei migranti, cooperando con le organizzazioni umanitarie. La legislazione sull’immigrazione  deve essere coerente con i princìpi dello Stato costituzionale di diritto e del diritto internazionale. Chiudere la lunga stagione del diritto speciale dei migranti è non solo necessario, ma anche possibile. Bisogna pensare nuovi approcci e strumenti per le politiche migratorie, mettendo al centro i valori di accoglienza, solidarietà e uguaglianza sociale, concetti che in questi anni troppo spesso sono stati funzionali a pratiche repressive e di emarginazione. Bisogna liberare dai pregiudizi la discussione pubblica sull’immigrazione a cominciare dai nostri parenti, amici e colleghi. Ritengo sia doveroso rilanciare a livello europeo campagne con la mobilitazione di diverse realtà della società civile e del mondo politico, per chiedere ai governi degli Stati membri dell’UE di cessare nel loro uso della detenzione e dei respingimenti per meri scopi di controllo migratorio e di rifiutare ogni logica di trattenimento degli stranieri, rivendicando un'Europa senza frontiere, nella quale la libertà di movimento sia un diritto effettivo per tutte le persone, indipendentemente da dove sono nati. 


Attilio Ardito

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29/03/2012

CHE MONDO, ORA LICENZIANO ANCHE I LECCACULO

 

Riflettevo sul licenziamento di Fede....neanche non avessi altro da fare...e pensavo al motivo di un così improvviso "licenziamento", visto che da tempo gravano su di lui accuse pesantissime di implicazioni in noti fatti giudiziari. Quindi il licenziamento non è per questo motivo. Nè tantomeno può essere per il suo appoggio politico a Berlusconi, visto che MERDASET è sua e quindi non ci sono motivazioni logiche per farlo fuori...
Quindi, in ultima analisi, ho pensato che, visto che si vuole candidare in politica e visto che ha ormai una certa età, MERDASET abbia fatto in modo di licenziarlo per fargli avere la lauta liquidazione che deriva dalla rescissione di un contratto prima del tempo....
Forse avrò pensato male, ma spesso a pensar male si indovina...
(pinziah)

17:29 Scritto da: casadelpopoloff | Link permanente | Commenti (2) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

23/03/2012

L' insostenibile accozzaglia di correnti che si fa chiamare Partito Democratico

 
Come spiegare alla insostenibile accozzaglia di correnti che si fa chiamare Partito Democratico che i lavoratori sono uomini in carne e ossa, non esseri mitologici come a volte vengono assunti dalle "narrazioni" della sinistra. Lavoratori che subiscono, si difendono, a volte retrocedono, a volte costretti a fuggire nell'interesse privato. E' il momento dell'unità e della lotta, ma senza cedimenti. Ci vuole poi, indubbiamente, molta capacità politica per unire giovani precari-disoccupati e lavoratori stabilizzati. Ma la crisi scuote la stabilità dei lavoratori regolarmente assunti e apre le potenzialità di una alleanza, non crea esclusivamente concorrenza tra poveri(lo voglio sperare!). La politica di fronte a questi problemi si deve schierare. Troppo comodo dire che un pezzo del Pd starà di qua e un altro pezzo starà di là!

Olga Melodìa

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21/03/2012

Monti cambia l’articolo 18, la Fornero "chiagne e fotte"


di Emanuele Di Nicola

La Cgil dice no alla riforma del mercato del lavoro. Il sindacato respinge la modifica dell'articolo 18 proposta dal governo Monti e riserva un duro giudizio sull'operato dell'esecutivo: "Diceva di volere una grande riforma per migliorare il mercato del lavoro, invece introduce i licenziamenti facili", ha detto Camusso. E' quanto emerso al termine dell'incontro di ieri (20 marzo) a Palazzo Chigi.

Ora la parola passa al Parlamento. Non ci sarà un accordo firmato, ha detto il premier Monti, ma verranno verbalizzate le posizioni di tutte le parti, i punti di accordo e di disaccordo. Poi il verbale sarà alla base della proposta che il governo presenterà alle Camere. Giovedì 22 marzo si tiene l'incontro finale, appuntamento alle 16 a Palazzo Chigi.

In quell'occasione, l'esecutivo raccoglierà le opinioni di tutti e scriverà il verbale."Entro venerdì si chiuderanno i testi", ha detto il ministro del Lavoro, Elsa Fornero.

"Doveva essere una riforma per migliorare il mercato del lavoro, invece introduce i licenziamenti facili". Questo il giudizio del segretario generale, Susanna Camusso. "Avendo costruito una norma che sui licenziamenti soggettivi non prevede il reintegro – ha spiegato -, si fa venir meno l'effetto deterrente dell'articolo 18 verso i comportamenti illeciti. La funzione dell'articolo 18 viene così profondamente annullata".

Anche sui licenziamenti economici non è previsto reintegro. "E' una proposta totalmente squilibrata, molto lontana dalle dichiarazioni che sono state fatte. Ieri sera - a suo avviso - abbiamo avuto la dimostrazione che in realtà il governo voleva facilitare i licenziamenti. Vorremmo anche dire che una fetta di imprese e lavoratori sono stati esclusi dal sistema degli ammortizzatori". Poi Camusso ha proseguito: "Qualche elemento positivo lo abbiamo viste sul tema delle forme di ingresso, c'è un'inversione di tendenza rispetto agli ultimi dieci anni di legislazione. Ma nessuno – come fa Fornero – può dire che siamo di fronte alla cancellazione della precarietà". Ha quindi assicurato "sostegno" a chi proverà a cambiare la riforma in Parlamento.

La Cgil avvierà una mobilitazione. "E' assolutamente evidente che questo governo ha molto attenzione al mercato, ma non è attento alle questioni sociali e alle esigenze dei lavoratori. Faremo tutto ciò che è in nostro potere per contrastare questa riforma, partirà una stagione di mobilitazione e non sarà di breve periodo", ha annunciato Camusso. Riservando nel finale una critica agli altri sindacati: "I miei colleghi di Cisl e Uil hanno condiviso un'ipotesi comune, l'hanno abbandonata ieri". Oggi, 21 marzo, si riunisce il direttivo di Corso Italia.

"Tutte le parti concordano alla nuova formulazione dell'articolo 18, proposta dal ministro Fornero, tranne la Cgil che ha manifestato un'opinione negativa". Lo ha affermato il presidente del Consiglio, Mario Monti, in conferenza stampa dopo l'incontro. "Per il governo la questione è chiusa, non sarà oggetto del prossimo incontro". Ha poi lasciato la parola al ministro Fornero: "Aumentare l'occupazione e riduzione del precariato, questo il nostro obiettivo ultimo". Il contratto a tempo indeterminato "deve essere il punto di riferimento", a suo avviso, ma questo "non sarà più blindato, e oggi la blindatura è data dall'articolo 18".

LA MODIFICA DELL'ARTICOLO 18. Elsa Fornero ha spiegato la proposta del governo sull'articolo 18. Per i licenziamenti disciplinari è previsto il rinvio al giudice: questo deciderà per il reintegro del lavoratore o l'indennizzo, con un massimo di 27 mensilità. Il reintegro sarà previsto solo "nei casi gravi". Per i licenziamenti discriminatori resta invece l'articolo 18. Per i licenziamenti economici non ci sarà il reintegro, se giudicati illegittimi dal giudice l'indennizzo sarà tra le 15 e le 27 mensilità.

AMMORTIZZATORI E CONTRATTI. I nuovi ammortizzatori sociali entreranno in vigore nel 2017. Una data che è cambiata diverse volte nel corso del negoziato: in questo senso la titolare del dicastero ha accolto la richiesta dei sindacati, che volevano una transizione di cinque anni per l'entrata in vigore del nuovo regime.

Una novità riguarda il contratto a tempo determinato, che potrà durare al massimo 36 mesi. Fornero ha annunciato "un contrasto alla reiterazione" del tempo determinato allo scatto dei tre anni: a quel punto dovrebbe scattare l'assunzione a tempo indeterminato. E' inoltre confermata l'intenzione dell'esecutivo di rendere prevalente il contratto di apprendistato: il percorso lavorativo inizia "con un apprendistato vero", così Fornero, e "prosegue con la formazione sul lavoro. Le imprese e il lavoro devono impegnarsi per quell'incremento di produttività necessario affinché il paese cresca".

"Diamo un giudizio positivo sulle linee guida della riforma". Così il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, nel suo intervento all'interno del tavolo. "Possiamo lavorare intensamente fino a fine settimana per migliorare la riforma", ha aggiunto.

"Per dare un giudizio positivo sulla riforma servono modifiche". E' l'opinione del segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. "Ho apprezzato – ha detto – che sia stato scritto che, in caso di licenziamento disciplinare senza giusta causa, il giudice non possa fare altro che reintegrare". Sui licenziamenti economici, invece, "avevamo chiesto che fosse delegata al giudice la possibilità di decidere tra reintegro e indennizzo. Il testo che ci è stato letto non dice così".

Il giudizio di Confindustria è "complessivamente positivo", anche se la riforma può migliorare nei prossimi giorni. Lo ha detto il presidente Emma Marcegaglia: "Condividiamo la lotta alla cattiva flessibilità, ma non quella sulla buona flessibilità come i contratti a termine". Sui licenziamenti "chiedevamo di più, ma abbiamo aderito alla mediazione del governo. L'indennizzo massimo di 27 mesi è troppo alto, dobbiamo restare in standard europei". Infine, anche le piccole e medie imprese criticano le 27 mensilità per licenziamenti economici. "Ci sembrano eccessive. Se a un'impresa che è in forte difficoltà si chiedono 27 mensilità, è come dire chiudete subito". Queste le parole del presidente di Rete Imprese Italia, Marco Venturi.

16:27 Scritto da: casadelpopoloff | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

19/03/2012

Questo governo è ferocemente antioperaio


'Questo governo è campione di menzogne e falsità'': e' quanto sostengono Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista e Roberta Fantozzi, responsabile Lavoro del Prc.

''Il suo tasso di disonestà intellettuale è pari solo alla sua vocazione antioperaia e antidemocratica: questo ci dice l'affermazione di Monti per cui dalla modifica dell'articolo 18 dipende il futuro del paese. Poiche'‚ l'articolo 18 - aggiungono - obbliga a reintegrare i lavoratori licenziati punitivamente, Monti sta dicendo che il futuro dell'Italia dipende dalla possibilità per le imprese di licenziare in maniera arbitraria. Un'affermazione tanto vergognosa quanto falsa. In una situazione in cui i licenziamenti per la crisi e la chiusura delle fabbriche sono quotidiani il futuro del paese dipende dalla capacità di costruire nuovi posti di lavoro, cioe' da politiche economiche opposte - concludono - a quelle recessive che il governo 

10:36 Scritto da: casadelpopoloff | Link permanente | Commenti (2) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

16/03/2012

"L'utopia è come l'orizzonte: cammino due passi, e si allontana di due passi. Cammino dieci passi, e si allontana di dieci passi. L'orizzonte è irraggiungibile. E allora, a cosa serve l'utopia? A questo: serve per continuare a camminare."

 

utopia che strana e solita Pasqua, di Utopia

 

"L'utopia è come l'orizzonte: cammino due passi, e si allontana di due passi. Cammino dieci passi, e si allontana di dieci passi. L'orizzonte è irraggiungibile. E allora, a cosa serve l'utopia? A questo: serve per continuare a camminare." Eduardo Hughes Galeano

L’hanno ribattezzata la generazione del “no future”, una generazione senza futuro, quella il cui orizzonte sarebbe ristretto al solo presente.

Ci accusano di non avere la forza e il coraggio per cambiare il mondo e  qualcuno pensa che, se oggi il lavoro giovanile è quasi tutto precario , la colpa è solo nostra e della nostra inettitudine. Non abbiamo ne i mezzi ne la voglia per imporci a livello sociale, non riusciamo più a far sentire le nostre voci, non riusciamo più a sognare..

Solo qualche decennio fa  i nostri genitori, i nostri nonni sono riusciti a scuotere il mondo, hanno colorato con le loro idee, le loro canzoni e tanta fantasia un mondo vecchio, un mondo in bianco e nero.

Molti dicono che quella era un’altra generazione, che quelli erano altri tempi e che quegli anni non potranno mai tornare. Io non credo sia così.

Si tratta di una comoda mistificazione. Sui libri di storia ci insegnano che dopo la caduta del muro di Berlino, tutti noi siamo entrati in un’epoca del tutto disideologizzata, come se all’ improvviso a miliardi di persone fosse caduta una benda dagli occhi senza la quale si potesse finalmente vedere la realtà così com’è.

E’ stata una mistificazione geniale. Tutti noi, compresi  quelli che avevano veramente sognato di cambiare il mondo, abbiamo smesso di lottare e siamo tornati a casa come pecore, lasciando ai giovani un mondo debole e vecchio.

Non tramontano ne le idee, ne la speranza, ne l’utopia.

Se si pone la perfezione nel futuro , ossia in un tempo raggiungibile, quello che sembra impossibile può diventare reale. L’uomo ha bisogno di sognare, deve sognare, altrimenti saremmo solo mostruose creature fatte d’istinto e raziocinio.

Dobbiamo ritrovare la forza di indignarci e la voglia di sconfiggere tutto ciò che di malato esiste su questo pianeta, abbiamo tutti i mezzi per farlo.

 

“Dio è perfetto.. quindi non può migliorare, gli uomini si. L’unica gioia è quella degli scampati, l’unico gesto insieme umano e divino è la guarigione.”   Stefano Benni

                                                                                                NICOLA MODUGNO

19:04 Scritto da: casadelpopoloff | Link permanente | Commenti (5) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook