08/02/2010
QUEI PUNTI DELLA VERGOGNA

I due ministri più popolari a destra, l'ex socialista Sacconi e l'ex demoproletario Maroni, si preparano a presentare un decreto veramente innovativo, e cioè il "permesso di soggiorno a punti". In sostanza, gli immigrati avranno due anni di tempo per ottenere trenta punti, come il massimo di voti all'università, e un anno supplementare se non ce la facessero. Se alla fine del terzo anno non avranno i trenta punti, via, espulsi, probabilmente in Libia, dal grande amico di Berlusconi, Gheddafi, che governa un paese notoriamente rispettoso dei diritti umani.
E come ottenere i trenta punti? Dovranno dimostrare di conoscere la lingua italiana, di aver seguito dei corsi di formazione culturale e di conoscere la Costituzione. Una gran bella trovata, anzi un'idea geniale, che condensa lo spirito della destra italiana e in particolare della sua vera anima, quella leghista. Dentro c'è l'idea della vita degli stranieri come una patente. Per ogni reato o infrazione, ti tolgono dei punti e tu dovrai correre dietro a un altro corso, imparare a memoria, che so, il Testo unico di pubblica sicurezza o magari dimostrare di aver visto tre volte Barbarossa di Renzo Martinelli, quel film finanziato con i nostri soldi, che perfino i leghisti hanno snobbato. Ma c'è anche l'idea cattiva e rancorosa, alla Maroni, dell'integrazione come Monopoli dei poveri. Non rispondi bene all'esame di cultura? E allora due o tre caselle indietro, al punto di partenza. D'altra parte, tutti i pensatori della maggioranza, con la parziale eccezione di Fini, hanno ripetuto il mantra che il permesso di soggiorno non è uno strumento di integrazione, ma un premio. Per gli stranieri, il diritto di stare per un po' nella nostra accogliente Italia, su cui i leghisti sputano, è un supplizio di Tantalo, un gioco dell'oca sadico, un percorso di guerra davanti a un pubblico che fischia e sghignazza. È fin troppo facile osservare che tanti figli dell'operoso nord sarebbero in difficoltà davanti al test, un po' come il rampollo di un certo leader ripetutamente bocciato alla maturità…E siamo sicuri che i ministri in carica sanno dell'esistenza dell'articolo 11 della costituzione, quello che vieta la guerra? Ma qui c'e poco da ridere. Nella sua agghiacciante consonanza con tutte le mitologie carrieristiche d'oggi - la formazione continua, i debiti formativi, gli esami che non finiscono mai…- la proposta Maroni&Sacconi esprime semplicemente l'idea che la destra si fa degli stranieri: carne da strizzare, alieni da disciplinare, migranti da mettere sotto il tallone. Ma verrà mai il momento in cui, magari nella timidissima opposizione, qualcuno oserà dire che un migrante ha diritto alla cittadinanza più di tanti nostri supposti connazionali?
Alessandro Dal Lago
08:19
Scritto da : casadelpopoloff
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21/01/2010
PRODUCI CONSUMA CREPA.


Sarà presentata a breve una proposta di legge che abbaserà l'obbligo scolastico dai sedici ai quindici anni.Beneee.
Questo formidale e geniale illuminazione politica è stata presentata dalla sempre verde Maria Stella Germini,dal ministro delle attività produttive Sacconi e dall'esponente di spicco di confindustria Marcegaglia.Grandi nomi,pezzi grossi.
Troppe coincidenze però si incrociano sentendo questi nomi:scuola,produttività e industria. Concetti astratti,parole che quando prendono forma incutono terrore. Ma forse è solo una strana coincidenza.
Vent'anni fa i nostri genitori andavano a lavorare in fabbrica,nelle campagne,nelle sartorie e nelle botteghe. Oggi noi,figli del progresso,difensori accaniti della modernità,torniamo a lavorare a quindici anni. Noi però a differenza dei "vecchi" andiamo a servire nei lounge bar,costruiamo sportelli per le fiat panda,abbiamo tanti soldi da spendere,e ci divertiamo. Mica come voi vecchietti.
L'unico problemuccio è l'inglese,maledetta lingua. E' difficile,non abbiamo proprio tempo per parlare americano. Dicono che non sappiamo più parlare italiano perchè mandiamo troppi messaggi, perchè passiamo troppo tempo al computer.M cs stat dicendo?!?!
E un'altra cosa.Adesso spero che gli intelletuali smettano di ridere quando dico cazzate,basta con i sorrisini post-congiuntivo e con i commenti sulla preparazione "politico-filosofica" di quello e di quell'altro.
Io no sacciu niente...
Nicola Modugno
16:34
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18/01/2010
COMUNICATO STAMPA - Primarie in Puglia: la posizione del PRC

Sembra essersi concluso lo sconcertante percorso del PD per la definizione delle modalità attraverso cui individuare il candidato alle prossime elezioni regionali: la scelta delle primarie mette un punto fermo ad una diatriba tutta personalistica, incentrata sulla volontà di accreditarsi presso i partiti di centro e persino verso formazioni dichiaratamente di destra, in nome di presunte geometrie elettoralistiche favorevoli.
Queste primarie sono indette in assenza di accordi programmatici e senza chiarezza sulla coalizione che il vincitore sarà chiamato a guidare, tant’ è che sulla scheda gli elettori troveranno i simboli dei soli due partiti che le indicono.
Il PRC ha caparbiamente rifiutato questa logica, considerando i contenuti politici quali presupposti su cui costruire le alleanze e individuare i candidati.
Sosteniamo la necessità che al centro del confronto ci siano il lavoro, i beni comuni, i diritti: lotta alla precarietà, misure anticrisi, sostegno al reddito, diritto allo studio e rilancio della scuola pubblica, moralizzazione della sanità, politiche di accoglienza e diritto alla casa, tutela del paesaggio, scelte alternative in campo energetico, difesa del territorio e dei beni comuni, ripubblicizzazione dei servizi, a partire da quello idrico. Esigiamo che la propaganda dei due candidati alle primarie avvenga sui temi concreti.
Per quanto ci riguarda, ribadendo pubblicamente le nostre priorità e la nostra autonomia, riteniamo essenziale evitare il definitivo snaturamento dell’ esperienza pugliese verso una deriva moderata e subalterna ai potentati economici: la vittoria di Nichi Vendola terrebbe aperta tale possibilità.
Bari, 16 gennaio 2010 Tonia Guerra
Segreteria Regionale
Rifondazione Comunista
12:42
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16/12/2009
Minacciavano di usare i fucili ora sparano sul web

« I fucili sono sempre caldi». «Non so cosa vuole la sinistra, noi siamo pronti, se vogliono fare gli scontri io ho trecentomila uomini sempre a disposizione». «300 mila uomini armati pronti a marciare su Roma». Queste frasi non le abbiamo sentite scandire da un corteo che reclama per le strade l'inalienabile diritto al lavoro, alla casa o all'istruzione. E non le abbiamo lette neanche sulla pagina facebook di qualche guerriero della tastiera pronto a passare con disinvoltura da un "x parteciperà all'aperitivo sul tetto" a "x parteciperà alla Rivoluzione". No. Le abbiamo sentite pronunciare dal già senatore della Repubblica ed europarlamentare, deputato della Repubblica, fondatore e leader della Lega Nord, attualmente ministro delle Riforme per il Federalismo, Umberto Bossi. Le abbiamo sentite su tutti i tg, lette su ogni giornale. Abbiamo letto e sentito le minimizzazioni dello stesso premier: si sa, il senatùr è così, gioca, esagera, ha il gusto della battuta, ma è un sincero democratico e un alleato sempre fedele. Allo stesso modo abbiamo visto sfilare per le strade, senza alcuna preoccupazione del governo, cortei animati da slogan xenofobi, muri delle città tappezzati da manifesti, con tanto di sigla degli autori, con su scritto "basta froci", iniziative come il "White Christmas" del nostrano KKK. E sul "demoniaco" Internet? Chi conosce l'estrema destra sa come da anni il web sia il mezzo di comunicazione per eccellenza utilizzato da questi movimenti per costruire una rete internazionale, organizzare simpatici incontri clandestini dove allenarsi all'uso delle armi, fare proselitismo... Nessuno ha convocato urgentemente il Consiglio dei ministri o proposto decreti d'emergenza. L'elenco è infinito, frustrante e decisamente inutile è compilarlo. Ci si vorrebbe sinceramente sottrarre al gioco della bilancia e delle reciproche accuse. Necessario è invece preoccuparsi delle parole del ministro dell'Interno Roberto Maroni, della stessa Lega dei fucili caldi, mentre invoca - seppure con mezzo sorriso trattenuto a stento - norme severissime per censurare i social network e reprimere più severamente le piazze non virtuali.
D'accordo, la politica partitica non è spesso il campo della coerenza. Però che qualche differenza passi tra il Mario Rossi che su Facebook diventa fan di Massimo Tartaglia e un esponente di primissimo piano del governo che minaccia di chiamare a raccolta 300.000 padani armati dovrebbe essere senso comune. Come ne passa, prima di evocare scenari d'emergenza e paura modello post 11 settembre, tra due aerei che colpiscono due torri di oltre 400 metri piene di persone e un souvenir del Duomo tirato da uno "psicolabile".
Sandro Podda
19:30
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09/12/2009
Alcune riflesione sulle future elezioni regionali

La Puglia ha dato un consistente contributo alla riuscita della manifestazione del “No Berlusconi Day” con oltre 20 pullman, di cui 10 dalla provincia di Bari. Questo, grazie all'impegno del popolo di facebook e, modestamente, anche del partito in cui milito.
Tutte le persone che hanno partecipato a quella giornata di lotta contro le politiche antisociali e contro le leggi “ad personam” del governo hanno posto un problema alla sinistra anche in vista delle prossime scadenze elettorali, ovvero: è sufficiente mandare a casa Berlusconi o tenere le destre lontane delle amministrazioni regionali e locali per avere un buon governo? A questa domanda credo debbano rispondere i partiti che in questi giorni anche in Puglia si accapigliano sul nome del possibile candidato senza accennare a programmi concreti ed eludendo ogni bilancio politico delle amministrazioni in carica.
Per parte nostra proviamo, chiedendo spazio ai tanti giornalisti democratici per cui abbiamo manifestato il 3 ottobre, a dire la nostra.

Un programma avanzato e di sinistra non può prescindere da alcuni punti fermi: no alla privatizzazione dell'acqua e al nucleare, avviare e accelerare il percorso di internalizzazione dei lavoratori delle ditte e cooperative esterne nella sanità, salvaguardia dei posti di lavoro e cura dell'ambiente, introduzione del salario sociale e integrazione al reddito per disoccupati, precari e lavoratori in mobilità, sostegno alle politiche agricole, questione morale come precondizione dell’ agire politico (cosi come recitava uno dei tanti cartelli della manifestazione, “per fare politica bisogna avere le Mani Pulite”).
Su questi (ed altri) temi i partiti in Puglia non avanzano alcuna proposta: quello di cui discute sulla stampa sono solo geometrie e possibili alleanze di soggetti tra cui si fatica a cogliere convergenze sui contenuti: ad esempio, che “ci azzecca” l’IDV con l'UDC (non ci risulta che Cuffaro abbia abbandonato il partito di Casini), cosi come Mele con Curto… e il PD quando dirà una parola chiara contro le privatizzazioni? E’ forse su queste che si concorda con l’ UDC, da sempre disponibile a privatizzare tutto, a cominciare dalla scuola?
Queste brevi considerazioni sono dettate dall’ obbligo morale e politico di rispondere alla domanda di chiarezza che il popolo del 5 dicembre e la gran parte di quello pugliese ci pongono, insieme a quella di esserci e di contare, ben oltre la tifoseria a favore o contro qualcuno a cui si vorrebbe ridurlo: la posta in gioco è il futuro della nostra regione, in termini economici e sociali, ma anche democratici e morali.
In ultimo, a proposito di democrazia, parola della quale si fa tanto abuso, ci chiediamo, lo chiediamo al PD, come sia possibile andare al voto alle prossime regionali con l'attuale legge elettorale, la quale prevede sbarramenti (politicamente innaturali e autoritari) che appartengono a quella concezione della rappresentanza forzatamente bipolare (e bipartitica) che tanti danni ha già fatto in altri livelli istituzionali.
In conclusione pensiamo che se si parte dai programmi e non dalle alleanze sia possibile creare in Puglia una alleanza vincente.
Bari 08.12.2009

Sabino De Razza Segretario Provinciale Rifondazione Comunista Bari
11:50
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09/11/2009
Rifondazione comunista c'è per l'oggi e ci sarà per il domani.

Rifondazione comunista c'è per l'oggi e ci sarà per il domani. Potrebbe sembrare un'affermazione scontata, ma così non è. Le pesantissime difficoltà economiche causate da una gestione dissennata, nel passato, del partito come, soprattutto, del giornale, unita alle ultime (e negative) tornate elettorali (Politiche ed Europee), non permettevano fino a ieri nè, a dir la verità, permettono pure oggi di ritenere l'obiettivo acquisito. Non a caso, il responsabile Organizzazione del Prc, Claudio Grassi, nella sua relazione introduttiva al seminario sulla forma partito che si è aperto ieri a Caserta, nella bella e confortevole cornice dell'hotel Vanvitelli, parla apertamente di una fase, quella che il Prc sta vivendo, che, parafrasando il titolo di una vecchia conferenza d'organizzazione (Chianciano 1997, Dalla Resistenza al Progetto ), si può dire "Dalla battaglia contro lo scioglimento alla sfida dell'esistenza" . Si tratta, dunque, di riflettere su quello che sono, oggi, nelle condizioni date (assenza dal Parlamento italiano come dall'Europarlamento, forza negli Enti locali ancora buona ma a rischio), presenza, forza, le radici e (si spera) le ali del progetto Prc. Un seminario non è una Conferenza d'organizzazione (ma l'anno prossimo si farà) e tantomeno un congresso, ma il livello dell'impegno e dello sforzo che il partito ci mette dentro, a Caserta, è quasi lo stesso. Grassi, naturalmente, batte e ribatte su un punto nevralgico, quello del tesseramento: «chiedere soldi in cambio di un'idea», come dirà poi Sergio Boccadutri, che del Prc è il tesoriere, non è impresa da ogni giorno, ormai. Il tesseramento resterà aperto tino alla fine dell'anno,ma le difficoltà ci sono, è inutile negarle. Il dato del 2007, l'ultimo disponibile, dice 87.826, «dato pi o meno costante, dal 1999 al 2007, con il picco più alto nel 98 spiega Grassi ma nel 2008 il calo è forte, gli iscritti scendono a 71 mila. Ormai siamo solo a 37.729 iscritti, il 53% del 2008. Altri 10/12 mila iscritti sono un obiettivo alla nostra portata, ma serve uno sforzo eccezionale . Una lettera a firma Paolo Ferrero raggiungerà tutti gli iscritti, vecchi e nuovi, un'intera settimana (quella dal 7 aI 13 dicembre) sarà dedicata al tesseramento, alla presenza di tutti i dirigenti e banchetti in tutte le città. Grassi lancia anche un'idea che farà discutere, trasformare i circoli per un anno, e in via sperimentale in Case dei Diritti solidali, aperti ai Gap, alle Brigate di solidarietà attiva, con sportelli sociali, fiscali, per la casa. Certo, la tessera costa (40 euro quella normale, 20 per le fasce deboli), ma bisogna farla pagare anche di più : 50 euro per chi può , magari tramite Rid bancario e dunque rateizzandola, 500 euro (sic) per i dirigenti. Insomma, lo sforzo non solo ci deve essere, ma richiede grandi sacrifici. La politica, del resto, se fatta per passione , e anche per professione, come spiega in un intervento ricco di spunti il tesoriere Sergio Boccadutri, «è necessaria», se si vogliono difendere e sollevare sul serio i proletari , vecchi e nuovi. Dopo aver richiamato al dovere dell'autofinanziamento, Boccadutri insiste su riduzione dei costi (personale e direzione sono già stati sforbiciati del 50%), tesseramento e (necessari) costi della politica, per i quali chiede «trasparenza ma serietà, il che vuoi dire che il finanziamento pubblico non è solo utile, è giusto». Non poteva mancare, al seminario, il capitolo giornale, e cioè Liberazione. Mauro Belisario traccia il quadro dei conti, ormai noto, e delle vendite, ancora scarse, tra edicola (non male), diffusione (buona) e abbonamenti (troppo pochi); il direttore Dino Greco parla del rapporto partito-giornale. Gioie e dolori , vien da dire, con facile perifrasi, come pure lo sono quelli tra donne e partito (sul partito monosessuato» relaziona con la dovuta severità critica Imma Barbarossa), o quello tra migranti e partito ("Siamo impegnati al fianco dei migranti, ma siamo ancora un partito bianco", sferza Stefano Galieni). Siamo ancora e solo al cahier des doleances? Non proprio, anche se «un patrimonio fatto di coerenza, innanzitutto», qualità storica , dentro Rifondazione, è stato dilapidato, ammonisce Grassi, tra governo Prodi e Sinistra Arcobaleno. Però , vi sono anche i segnali positivi: la gestione unitaria interna, sancita all'ultimo Cpn, e che ben funziona, l'avvio dei lavori della Federazione della Sinistra, che marcia abbastanza spedita, un partito presente in tutte le maggiori lotte della conflittualità sociale, come spiegano nelle loro rispettive relazioni Alessandro Giardiello (responsabile dell'Insediamento nei luoghi di lavoro) e Roberta Fantozzi, che organizza la Conferenza nazionale dei lavoratori e delle lavoratrici. «Nel 2007, andati davanti alle fabbriche di Mirafiori chiosa Grassi ci chiedevano "cosa fate qui?" , oggi siamo presenti in tutte le lotte sociali». Morale, Rifondazione c'è, pur ammaccata, per l'oggi come per il domani. Tanto che pu permettersi il lusso di dar vita al bel Progetto Archivio (Linda Santilli): perché recuperare la Memoria serve a costruire il Futuro.
12:59
Scritto da : casadelpopoloff
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15/10/2009
E ORA UCCIDETECI PURE...

E ORA UCCIDETECI PURE...La Camera dei Deputati approva la pregiudiziale di incostituzionalità della proposta di Legge contro l'omofobia: Binetti e "teodem" scatenati. Udc trionfante, PD nella bufera
E da oggi siamo anche anticostituzionali. Froci, lesbiche, travestiti, recchioni un po’ pedofili e anticostituzionali, puzziamo pure un po’ di zolfo, abbiamo la coda e le zampe da caprone. E possiamo anche essere uccisi. Di certo discriminati. Il rogo non è ancora previsto per legge, le fascine per prepararlo sono però già pronte. Grazie al Pd e soprattutto grazie alla deputata Paola Binetti, che stavolta, a differenza della votazione sullo scudo fiscale, era ben presente in aula, ben presente e pronta per l’affossamento della legge.
I fatti sono noti: l’Udc (a proposito: ma il Pd pensa ancora che si possa trovare una qualche forma di accordo politico con questo partito? Il Pd tutto intendiamo, non solo la Binetti…) ha sollevato in aula la pregiudiziale di incostituzionalità, dopo che la Camera aveva respinto il tentativo di rinviare la legge in Commissione. E, cosa più grave, per la quale pensiamo che in un Paese civile il partito di Casini dovrebbe delle spiegazioni e certamente delle scuse, molti esponenti dell’Udc, nei loro interventi, non hanno esitato accostamenti confusi – ma chiarissimi – con pedofilia, incesto, necrofilia e chi più ne ha più ne metta.
Questa travagliatissima proposta di legge, che aveva già subito mille limature, che così come era ci sembrava sì un importante passo avanti, ma che ci diceva quanta paura ha questo cattolicissimo Paese nell’affrontare certi temi, questa legge che insomma era davvero insufficiente, ebbene anche questa legge era troppo per Santa Romana Chiesa. Già il giorno prima, sulle pagine di Avvenire era partito l’ordine per i novelli crociati vaticani che siedono sugli scranni di Montecitorio di fermare quella scandalosa legge. E la legge è stata prontamente fermata.
Anche così muore la democrazia e porta con sé i ritagli di giornale dove si parla di aggressioni sempre più frequenti agli omosessuali e la formazione di una nuova etica tutta intrisa di disprezzo per la diversità, che si declini su piani sessuali, civili, etnici, religiosi, filosofici o semplicemente di pensiero. L'uniformità della moderna Italia berlusconiana e leghista è l'anti-etica dell'odio, del disprezzo e del più negletto dei campanilismi. E il Parlamento non fa eccezione e viene piegato da centro della vita di uno Stato libero nato con la Resistenza a fulcro di uno Stato illiberale, che considera "incostituzionali" quei diritti che non discendono direttamente dalla dottrina cattolica, dall'onniscienza pontificia, emanazione divina della sapienza dogmatica che, in quanto tale, sorpassa anche la Carta del 1948.
Nel lungo cammino di liberazione dal pregiudizio, gli omosessuali, tutto il movimento Lgbtq, hanno sempre dovuto dimostrare che essere diversi non era un disvalore, ma una ricchezza e che, in questo plusvalore, risiedeva una nuova armonia sociale che andava vissuta come elemento caratterizzante del futuro di tutte le generazioni. E hanno preteso, con forza di giustizia, che tutto ciò fosse trasversale a qualsiasi altra differenza, che rompesse le barriere dei confini politici, quelle delle bigotterie moralistiche di turno e il più grande stereotipo mai creato nella quotidiana pratica di denigrazione dell'omosessualità: la femminilizzazione dell'uomo e la mascolinizzazione della donna.
In realtà, non c'è nessuna sovversione di genere, neanche nei bisex, nei transgender e nei transessuali. Ognuno è ciò che percepisce, sente di essere e non ciò che dovrebbe invece diventare per via di una eterodirezionalità normalizzatrice che non fa onore a nessuno, tanto meno agli eterosessuali.
E ora arriva l'Udc, arriva questa destra e anche qualche settore del Pd a dirci che siamo immeritevoli di acquisire dei diritti, di avere una difesa legale nei confronti di chi ogni giorno ci insulta, ci deride e, peggio di tutto ciò, non ci considera e ci relega nel dimenticatoio, su una lastra di marmo fredda dove nessuno resiste in vita, dove a poco a poco muore e così non resta nulla, nemmeno una goccia di ricordo.
Da oggi questo Paese di certo è ancora un po’ più arretrato, esce dal consesso dei paesi civili per entrare tra gli stati teocratici. E ora uccideteci pure...
di Federica Pitoni e Marco Sferini
08:11
Scritto da : casadelpopoloff
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07/07/2009
La trappola di Maroni
“La tempistica degli arresti di esponenti legati all’area dei centri
sociali, nell’immediata vigilia del G8, è volutamente provocatoria.
Anche per questo il movimento deve avere l’intelligenza di tenere i
nervi saldi e di non cadere nella trappola predisposta da Maroni. “ E’
quanto afferma, in una dichiarazione, Alfio Nicotra, responsabile
nazionale del Dipartimento Movimenti del Prc.
“Berlusconi si appresta a cominciare un G8 fallimentare – prosegue
Nicotra – lo scudo umano dei terremotati non mette al riparo dalle
critiche della opinione pubblica internazionale né il summit degli
otto grandi né tanto meno la sua persona oggetto di dileggio ormai su
scala planetaria. Per questo Berlusconi ha bisogno di alzare la
tensione, di elevare i toni allarmistici contro il pericolo no global,
cercare lo scontro per occultare le sue responsabilità e del G8 nella
crisi economica internazionale”.
“ Il Prc – precisa l’esponente comunista – parteciperà a tutte le
mobilitazioni decise dalle varie istanze di movimento nel pieno
rispetto della popolazione aquilana che anche stanotte ha dimostrato
nella straordinaria fiaccolata della memoria, di non volersi far
strumentalizzare dalla parata propagandistica organizzata per il G8”.
“Anche la manifestazione del 10 Luglio – conclude Nicotra – sarà
pacifica e di massa. Chiediamo che siano garantiti i diritti
costituzionali a manifestare e che non si ripeta la sospensione dello
stato di diritto come avvenne nel 2001 a Genova. Se Berlusconi ha
interesse allo scontro non lo hanno i movimenti che chiedono invece
che si parli delle loro ragioni che sono quelle di larga parte
dell’umanità. Chiediamo alla RAI e a tutti i mass media di dare ampia
e obiettiva copertura a tutti gli eventi organizzati dai movimenti e
alla manifestazione stessa.”
08:31
Scritto da : casadelpopoloff
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13/04/2009
Com'è facile su Facebook fare i razzisti e passarla liscia
Il social network tarda a oscurare i gruppi xenofobi. Con qualche eccezione. Il problema: 800 dipendenti per 200 milioni di utenti
Laura Eduati
Ventitré marzo 2009. Navigando su Facebook, mi imbatto nel gruppo "Zingari arrosto". Sottotitolo: "feccia da arrostire". Centoventidue membri, l'icona è un carro armato che sputa fuoco contro un obiettivo militare. Tra gli aderenti uno studente del liceo che commenta senza peli sulla lingua: «Via dal cazzo merdosi».
Da che Facebook è Facebook, un buco nero risucchia misteriosamente gruppi e profili personali senza uno straccio di spiegazione. E' successo al giornalista anti-mafia Nino Randisi, al parlamentare leghista Matteo Salvini, al gruppo-redazione Rassegna stanca che aveva pubblicato un post sui profilattici dopo l'intervento del papa in Africa, Facebook aveva subito rimosso quel post e infine aveva cancellato l'intero account.
Esiste però il problema inverso: gruppi che non vorresti mai vedere sul web e che il social network è restìo a cancellare. Gruppi inneggianti al fascismo, a Totò Riina e Bernardo Provenzano, o pesantemente xenofobi come "Zingari arrosto". Oppure "Stop agli zingari- basta zingari - tutti insieme possiamo riuscirci" con oltre quarantaduemila (quarantaduemila!) iscritti che con cautela avvertono: non siamo razzisti. Come no.
Clicco sull'icona che mi consente di segnalare al gestore i gruppi dal contenuto improprio - nudo o pronografia, droga, violenza, attacco ad un gruppo o individuo. In realtà non esiste una propaggine italiana di Facebook: le segnalazioni vengono inviate direttamente al quartier generale di Palo Alto, California.
«Dopo una segnalazione, Facebook provvede a rimuovere l'account nel giro di tre o quattro giorni» spiega Diego Buso, direttore della Divisione investigativa della Polizia Postale e delle Comunicazioni. Che però indidividua «una zona grigia»: il server del social network si trova negli Stati Uniti e dunque contenuti che per un utente italiano costituiscono reato possono invece risultare semplicemente sgradevoli alle orecchie statunitensi. O viceversa: una semplice foto in bikini potrebbe apparire troppo osé all'occhio puritano e anti-sessista.
Insomma: Facebook si riserva il diritto di decidere se un contenuto è consono o meno. Diversa la faccenda quando entra in campo la polizia postale che segnala a Palo Alto un account che vìola le leggi italiane: «Finora riceviamo denunce specialmente per furto d'identità e le vittime sono spesso persone famose o professori presi di mira dagli studenti». In quel caso viene chiesto l'oscuramento a Fb, ma deve essere un magistrato italiano a chiedere formalmente al gestore i dati del presunto ladro di identità o dell'istigatore all'odio razziale, per avviare un procedimento penale.
I tempi della giustizia informatica, però, sono lunghi: «Stiamo lavorando per creare dei canali che consentano un risultato veloce» assicura Buso. Epperò il problema è Palo Alto: ottocento i dipendenti del social network che conta milioni di utenti, troppo pochi forse per esaminare con cautela le richieste e le lamentele.
25 marzo 2009, scrivo all'ufficio stampa di Facebook. Immagino che la mail andrà persa nelle zampette elettriche di un microchip, e invece poche ore dopo mi risponde un'affabile Elizabeth Linder, nome molto affine a Lisbeth Salander, la hacker della trilogia di Stieg Larsson. L' assonanza informatico-letteraria mi rincuora. Linder mi spiega che il team di Palo Alto esamina scrupolosamente i reclami giunti a abuse@facebook.com e decidono di oscurare chi viola le politiche del social network, inclusi razzisti e generatori di spam. L'elenco degli indesiderati è lungo e ciascuno può leggerlo nella propria pagina di Fb sotto l'icona Terms: vietato violare la privacy, vietato ingorgare la posta altrui con offerte commerciali, vietato pubblicare foto o opere d'arte coperte dal copyright, vietato diffondere immagini oscene. Ma chi decide se una immagine è oscena? E, soprattutto, perché su Facebook non posso affiggere una foto di nudo quando con un clic posso accedere a Youporn? Difficile districarsi.
ll giornalista Nino Randisi pensava di avere subito una odiosa censura politica, poi però il network aveva fatto sapere che la sospensione della sua pagina - ora ripristinata - era scattato in automatico poiché aveva registrato un grosso volume di comunicazioni da e per Randisi, facendo sospettare che il giornalista fosse in realtà un abusatore per fini commerciali e propagandistici. Se dovesse accadere anche a voi, innocenti utilizzatori, basta in teoria segnalare la cancellazione a appeals@facebook.com. Solitamente i cervelloni di Palo Alto restituiscono la pagina sospesa, tuttavia la questione rimane aperta: quante persone ci vogliono per controllare e verificare e sbrogliare un network da 200 milioni di utenti?
Ma qui parliamo anche di gruppi e pagine apertamente razzisti che Facebook non oscura, nonostante le segnalazioni. La gentile Elizabeth mi invita a segnalarle gruppi o account apertamente razzisti. Le rispondo immediatamente. Ho l'imbarazzo della scelta, ma preferisco puntare nuovamente su "Zingari arrosto" e "Stop zingari - Basta zingari - insieme ce la possiamo fare".
Quest'ultimo è stato fondato da una certa Chiara Valle, sul profilo ha preferito mettere il disegno di una fatina-farfalla un po' dolce e un po' sexy. Chiara è un'affezionata lettrice di Libero , la Padania e il Giornale , numerosi i link ad articoli di cronaca sui reati commessi dai rom. Scopro con orrore che tra gli aderenti figura mio cugino, ventenne, simpatizzante di destra. Dovevo saperlo, sullo status pubblica frasi in tedesco tratte probabilmente da pubblicazioni filo-fasciste. I membri del gruppo sono certamente ragazzotti muscolosi con la testa rasata, ma anche ragazze carine che sorridono angelicamente.
5 aprile 2009. Elizabeth Linder non risponde. Controllo: i gruppi segnalati sono vivi e vegeti. E' nato però un gruppo che vuole oscurare "Stop zingari - basta zingari", e sono comparsi altri come "Castriamo i romeni" dove una bionda ragazza commenta così: «I romeni sono degli uomini di merda ci buttterei una bomba in romania e anche in albania tanto ce l' hanno nel sangue dico solo che HITLER ha sbagliato razza!».
Spunta uno sparuto gruppo, soltanto cinque membri, tutti rumeni: si chiama "romeni onesti". Sarcasmo del web. Lunaria ha monitorato i gruppi razzisti su Facebook, sono 120 e hanno nomi del tipo "Immigrati fuori dal cazzo" e "Caccia all'extracomunitario". Da settimane partono segnalazioni di abuso a Facebook, eppure quei 120 gruppi rimangono. Tutti tranne uno: "Accettiamo i rumeni". Con l'accetta, naturalmente. Immagino un giovane dipendente di Palo Alto chino sul dizionario italiano-inglese alle prese con l'ambiguità del verbo "accettare". Qualcosa non torna.
11 aprile 2009. "Zingari arrosto" e "Stop agli zingari" sono scomparsi. Al loro posto "Basta zingari sui pullman". Vittoria di Pirro?
Nelle ultime settimane le proteste degli utenti sui diritti e doveri hanno spinto Facebook ad aprire dei gruppi di discussione. Il 16 aprile verranno pubblicate le nuove regole che poi saranno sottomesse a votazione virtuale e se l'affluenza supererà il 30%, il voto verrà considerato valido. Chiunque può, come si suol dire, recarsi alle urne dal 16 al 23 aprile: basta avere utilizzato Facebook almeno una volta nell'ultimo mese. Tra le novità: Facebook non deterrà per sempre i contenuti degli account. Se vi cancellerete, il social network conserverà il vostro materiale per un periodo di tempo, poi lo cancellerà. A meno che non sia stato copiato nei profili dei vostri amici.
Nella nuova dichiarazione dei diritti e delle responsabilità, però, non trova sufficiente posto la possibilità di fare appello alle decisioni di Facebook. Se siete particolarmente arrabbiati con Porto Palo, sappiate che il foro competente è il tribunale statale e federale della contea di Santa Clara, California. E se siete invece soltanto scontenti, potete proporre un emendamento e modificare la normativa: bastano soltanto 7mila firme...
12/04/2009
09:20
Scritto da : casadelpopoloff
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10/01/2009
Ordine (e disciplina) del Tricolore
Ordine (e disciplina) del Tricolore “La situazione è difficile ma bisogna fare di tutto per far sapere come stanno realmente le cose. Chiarire a chi non l'ha vissuto cosa è stato quel periodo storico”.
Giuliano Vassalli, presidente emerito della Corte Costituzionale, arrestato e torturato durante il fascismo
“Sostituire con la parola “belligeranti” una qualità a quanti fecero parte dell’R.S.I. più con la forza che con il cuore, non è una cosa seria; è semplicemente uno dei modi che il neofascismo ha per far sapere agli italiani che è tornato al potere”.
Giorgio Bocca, giornalista ed ex partigiano
Avete presente quando leggete una frase che colpisce per la sua chiarezza, per la verità e l’amarezza che porta con sé? Io sono solito annotare su un pezzo di carta quelle frasi, così, senza un motivo preciso. Bene, questa frase di Giorgio Bocca l’annotai nel 2005. C’era sempre Berlusconi. E anche durante quella legislatura venne fuori l’argomento che vado a trattare.
Ora, che il risultato delle elezioni politiche dell’aprile 2008 abbia sancito l’inizio di una dittatura è fuori discussione.
Viviamo in un Paese che ha la presunzione di definirsi moderno. Una dittatura moderna che si rispetti è diversa da quelle che abbiamo studiato dai libri di storia. “Per instaurare un regime, non c’è bisogno di una marcia su Roma, né di un incendio del Reichstag, né di un golpe sul Palazzo d’Inverno. Bastano i cosiddetti mezzi di comunicazione di massa”, sosteneva, a ragione, Indro Montanelli.
Oggi le dittature si costruiscono piano, lentamente; pacatamente, direbbe qualcuno. Mattone dopo mattone si costruisce un muro.
Tutto contribuisce alla costruzione di una “sana” dittatura, dall’invio dei militari nelle città alle riforme della giustizia per arrivare all’istruzione, intrisa di una falsa moralità, che ci forma tutti obbedienti e rispettosi.
Un tema molto caro all’esecutivo è la considerazione “da avere” rispetto al regime fascista. Vari esponenti del governo, ogni volta che si presenta l’occasione, non perdono tempo per dire la loro in merito. Ed ecco La Russa a chiedere di “accomunare i morti di entrambe le parti”, facendo forza su quel ricatto morale del “tutti i morti sono uguali”. Si, il pianto delle madri è uguale. Ma dietro ogni morto c’è una storia.
Dico questo perché il PDL ha presentato una proposta di legge, la n. 1360, che chiede (o pretende) di accomunare sotto la qualità di “belligeranti” partigiani, militari, deportati e repubblichini di Salò. La proposta di legge nasce – cito testualmente – “dall'esigenza di attribuire a coloro che hanno partecipato alla seconda guerra mondiale un riconoscimento analogo a quello attribuito ai combattenti della guerra 1914-1918 dalla legge 18 marzo 1968, n. 263. L'istituzione dell'«Ordine del Tricolore» deve essere considerata un atto dovuto, da parte del nostro Paese, verso tutti coloro che, oltre sessanta anni fa, impugnarono le armi e operarono una scelta di schieramento convinti della «bontà» della loro lotta per la rinascita della Patria.Non s'intende, proponendo l'istituzione di questo Ordine, sacrificare la verità storica di una feroce guerra civile sull'altare della memoria comune, ma riconoscere, con animo oramai pacificato, la pari dignità di una partecipazione al conflitto avvenuta in uno dei momenti più drammatici e difficili da interpretare della storia d'Italia; nello smarrimento generale, anche per omissioni di responsabilità ad ogni livello istituzionale, molti combattenti, giovani o meno giovani, cresciuti nella temperie culturale guerriera e «imperiale» del ventennio, ritennero onorevole la scelta a difesa del regime, ferito e languente; altri, maturati dalla tragedia in atto o culturalmente consapevoli dello scontro in atto a livello planetario, si schierarono con la parte avversa, «liberatrice», pensando di contribuire a una rinascita democratica, non lontana, della loro Patria”.
Recita ancora il testo: “attribuiamo al progetto di legge in esame un forte valore simbolico e sociale, che valga a superare tutti gli steccati ideologici che hanno reso difficile per troppi anni la possibilità di riconoscere socialmente i meriti e il sacrificio di coloro che hanno combattuto consapevolmente per il Tricolore”.
Ora, che questa proposta diventerà legge non penso ci siano dubbi. Questa maggioranza “tira dritto”, proprio come spesso affermava lo stesso Mussolini.
E’ chiaro che questa proposta rientra a pieno titolo nel disegno politico di questa maggioranza per scalfire le origini dello Stato democratico e della Carta Costituzionale.
Com’era naturale, la proposta ha scatenato le vibranti proteste dell’Anpi che ha parlato di “un revisionismo che mette la storia al servizio della politica. Si cerca di fare confusione sul passato. Si mettono insieme buoni e cattivi senza fare distinzione tra loro per legittimare gli stravolgimenti costituzionali in atto. Un esempio di questa volontà di fare confusione sta nel fatto, inammissibile, che il presidente del Senato definisca la Resistenza un mito da cancellare”. Massimo Rendina, presidente dell’Anpi della Provincia di Roma, inoltre, spiega il motivo giuridico per cui la proposta di legge è in conflitto con la legislazione postfascista e con il diritto internazionale. Infatti “ la Costituzione e tutto l'orientamento delle corti di merito e della suprema Corte di Cassazione condannano il fascismo e incriminano il collaborazionismo con il tedesco invasore. Il diritto internazionale, poi, dice che uno stato per essere tale deve essere riconosciuto legittimo e la Rsi non lo era”.L’histor era colui che vedeva, il testimone oculare, colui che aveva assistito ai fatti. Naturalmente questo implicherebbe una scrittura della storia solo da parte di chi quegli episodi li aveva vissuti, rinunciando quindi ad una organizzazione generale.
Tuttavia, senza scomodare né Tucidide né Erodoto, è chiaro che l'interpretazione dei fatti abbia dei limiti, ma è dell'interpretazione che abbiamo bisogno per ricostruire la storia. Ciò non può e non deve slegare la soggettiva interpretazione dall'evidenza dei fatti, cosa che è comunque sempre accaduta, oggi più di ieri. La storia non la fa solo il vincitore di una battaglia o guerra, ma chi ha maggiore accesso alle informazioni e sa gestire gli strumenti atti a diffonderle. Se in tv, sulla carta stampata, idee giustificazioniste, revisioniste sono all'ordine del giorno e le si equipara a qualsiasi altra teoria ben più solida nelle fonti, è evidente che il parlarne spesso porta ad una loro normale e quotidiana acquisizione come fatti. Quello che stanno tentando di fare con questa proposta di legge è rendere talmente arbitraria e soggettiva un'azione da lasciare solo l'interpretazione, eliminando l'accaduto.
E allora, a forza di proclami, dichiarazioni, giustificazioni circa il ruolo del fascismo in Italia e ancor più dei repubblichini di Salò, si finirà col dimenticare completamente cosa è accaduto in quegli anni in Italia. C’è il rischio che quando l'ultimo partigiano abbandonerà questa terra, quando l'ultimo perseguitato dal fascismo lo seguirà, allora non avremo più testimoni di quel periodo e la storia sarà manipolata ancora una volta dai vincitori.
Enrico Saponaro
12:20
Scritto da : casadelpopoloff
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