24/10/2009

USCIRE DAL BERLUSCONISMO SENZA TENTENNAMENTI

http://www.roccadarce.com/Fotografie%20recenti/Nebbia-con-sole-WEB.jpg

 

di Alberto Burgio

Siamo prossimi alla fine della lunga kermesse democratica. Tra pochi giorni sapremo chi guiderà il Pd nel prossimo futuro. Per fare il verso al filosofo, chiediamoci che cosa questo passaggio ci permette di sperare.
Dovessimo dedurre una previsione dall'esperienza di questi anni, il pessimismo sarebbe d'obbligo. Vogliamo invece credere che l'intelligenza possa sovvertire l'esistente: l'intelligenza, non l'altruismo; l'intelligenza, cioè la capacità di far di conto nell'interesse proprio e generale del Paese.
Qualche giorno fa, Pierluigi Bersani ha osservato che la prima cosa è mandare a casa Berlusconi e il suo governo. D'accordo. Ma questo comporta una conseguenza. Il prossimo segretario del Pd dovrà ribaltare di sana pianta l'ideologia veltroniana dell'autosufficienza, che il suo brillante ideatore, in vena di autoironia, nominò «vocazione maggioritaria». Oltre a negare a milioni di cittadini il diritto ad essere rappresentati, lo sterminio della sinistra di alternativa ha portato farina soltanto al mulino della destra. Cacciare Berlusconi si potrà solo dando modo a tutti gli elettori di sinistra di votare liberamente, fuori dalla gabbia del bipolarismo.
Ma cacciare Berlusconi è solo una precondizione per tirare fuori il Paese dall'attuale disastro. Le elezioni del 2001 e del 2008 hanno insegnato che andare al governo non basta. Poi bisogna praticare politiche davvero diverse, che non deludano gli elettori democratici e di sinistra.
In queste ore si è tornato a discutere di precarietà. È chiaro che anche a questo proposito occorrerà invertire di 180 gradi lo schema ideologico che indica nella precarizzazione del lavoro lo strumento per aumentare l'occupazione. Chi ha sostenuto questo dogma in tutti questi anni? La destra, certo. La Confindustria, certo. Ma anche molti esponenti del Pd, a cominciare da Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro con Prodi, innamorato della cosiddetta flessicurezza, e da Pietro Ichino, che non si darà pace finché una parte dei lavoratori italiani godrà di qualche residua garanzia.
Vorrà il nuovo segretario democratico isolare queste posizioni? Avrà la forza di riconoscere che allinearsi al diktat padronale non ha portato solo al dilagare della precarietà, al prosciugamento delle retribuzioni e a un drammatico aumento dell'ineguaglianza, ma anche alla drastica riduzione dei diritti del lavoro, alla riduzione della produttività e al declino dell'apparato produttivo nazionale?
Oppure assisteremo anche nei prossimi anni all'assurdo di questi giorni, dove un ministro di destra fa propaganda come alfiere del posto fisso, e la maggiore forza di opposizione non trova di meglio che schiacciarsi sulle posizioni degli industriali, sostenendo che il tempo indeterminato è roba d'altri tempi, mentre la precarietà è garanzia di sviluppo e di modernità?
Potremmo continuare, ricordando i colpi assestati alle pensioni, i tagli inflitti al welfare, all'università e agli enti locali, l'orgia delle privatizzazioni e la politica di guerra praticata in violazione della Costituzione grazie a una spesa militare enorme e crescente. Ma una cosa dovrebbe essere già chiara. Per fare ripartire il Paese e renderlo meno ingiusto, il nuovo leader democratico dovrà guardare in faccia, con coraggio e onestà, agli errori commessi dal centrosinistra in questi quindici anni. Errori che, soli, spiegano come mai, nonostante tutto, Silvio Berlusconi sia ancora nel cuore della maggioranza degli italiani.
Una fase storica volge al termine. Come sarà la fase nuova dipenderà anche dalle scelte della nuova dirigenza del Pd.
Piaccia o non piaccia, la lunga transizione che avrebbe dovuto battezzare la modernizzazione italiana all'insegna della "normalità" ha condotto alla dissipazione di fondamentali conquiste democratiche e al rafforzamento di odiosi privilegi. Non è un grande risultato quanto a modernità
Ora si tratta di cambiare registro e di restituire alle forze democratiche e all'intera sinistra il compito fondamentale che loro compete: la difesa del lavoro, della giustizia sociale e della pace.
Altrimenti non si farà che consolidare, nell'interesse dei più forti, quel bipolarismo consociativo che, dietro il paravento degli psicodrammi del teatrino politico, ha spesso visto centrodestra e centrosinistra solidali nel malgoverno di questo Paese

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Commenti

SANDRA MASTELLA NON MI DIMETTO, IL MARITO, NON MI DIMETTO, IL NANO NON MI DIMETTO, TREMORTI NON MI DIMETTO,MARRAZZO, NON MI DIMETTO,VILLARI NON MI DIMETTO...... STR ONZI.. CI DIMETTIAMO NOI DA CITTADINI ITALIANI..

Tutti voi che lo ammirate, l'uomo del fare, l'uomo che risolve, l'uomo che costruisce un impero dal 'NULLA'.
Avete capito o fate finta di non capire come si diventa ricchi in italia?
Sono dei lestofanti che vi rapinano quotidianamente ed ottengono il vostro consenso elettorale per spillarvi ancora più danaro.
Penso ai puritani della lega e di an che vogliono ripulire le amministrazioni, vogliono un italia libera dall'invasore, vogliono colloquiare con le parti sociali, con gli operai, vogliono rilanciare le pmi.
Avete una bestia in casa e la nutrite ogni giorno assomigliando sempre più ad essa.
Ma come sperate di avere ancora credibilità?
Un fondatore di fi come dell'utri che è un mafioso a tutti gli effetti, un opportunista e corruttore come berlusconi che fonda un partito e che inneggia il popolo a seguirlo nell'oscurità.
E' troppo tardi per porvi rimedio.
Il pdl deve essere cancellato dalla storia politica dell'italia. Mi rivolgo a fini e a bossi, riprendetevi le vostre identità prima di affogare nella melma con il vostro premier.
La sua abilità è proprio quella di coinvolgere un gran numero di persone per farsene scudo, ma sono sicuro che morirà da solo.
L'italia ha bisogno di giustizia e quelli che la acclamano sono sempre più numerosi.

Scritto da : bruno pirozzi | 24/10/2009

NON MI IMPORTA NE' DI PAPI NE' DI MARRAZZO ... m'importa della disperazione di chi chiede aiuto mentre i politici vanno a Put.ane!


A Budrio c'è una famiglia il cui padre ha perso lavoro.
Non riescono a pagare l'affitto e subiscono lo sfratto.
La figlia maggiore dopo aver fatto il giro di tutti gli enti benefici si reca dal sindaco per chiedere un alloggio popolare.
Il sindaco le risponde di no, che non c'è l'alloggio e che ci vuole tempo.
Sentito il rifiuto del sindaco, si è lanciata dal balcone del comune restando viva per miracolo.


Ecco: questa sarebbe una ottima materia di lotta per le donne.
Perchè la violenza che le donne subiscono non è solo fisica da parte di un solo soggetto.
C'è la violenza istituzionale che sta portando tante donne alla disperazione tra sfratti, licenziamenti, disoccupazione, una burocrazia che annienta le persone fregandosene di chi ha bisogno per schierarsi sempre dalla parte dei ricchi.

Tante donne stanno combattendo battaglie invisibili, censurate dai media perennemente occupati dagli scandali relativi i comportamenti privati di questo o di quell'altro personaggio pubblico.
Sono donne alle quali hanno tolto qualunque diritto, spesso in condizione di ricattabilità come quella che ha accusato il suo carceriere di violenza e quelle che subiscono abusi dentro i centri di identificazione ed espulsione.
Nel frattempo c'è chi chiede aiuto.
E per chiedere aiuto è perfino costretta a lanciarsi nel vuoto rischiando di morire.


Tante donne sono disposte a scendere in piazza perchè in italia c'è un premier sessista.
Quante sono le donne che vorranno scendere in piazza per difendere le loro simili da questo violento stato di oppressione?

Scritto da : Monica | 26/10/2009

ALFANO dice che STEFANO è caduto, capite? è caduto!
il cane da guardia di al tappone dice che stefano è caduto!

e io allora vi dico che quando un bieco ministro di un osceno governo vi dice che uno è morto per una caduta non saprete mai un cazzo di quello che è successo veramente.
la verità non la saprete mai, capito? MAI!
ci sono precedenti a iosa, a riguardo.
il più eclatante quello dell'anarchico Pino Pinelli, BUTTATO GIU' DAL QUARTO PIANO DELLA QUESTURA DI MILANO IL 15 DICEMBRE 1969.
E SAPPIAMO TUTTI CHI E' STATO A DARE L'ORDINE, ma lo schifoso sistema si autotutela, si autoperpetua e autoimmunizza. e lo mette sempre in culo alla verità, alla giustizia e ai poveri cristi inermi.

se ancora ci fosse traccia di vera umanità, un minimo di coraggio e un pò di autentico senso della giustizia in ciascuno di noi, staremmo già in giro a cercare i responsabili di questo ennesimo atto di lurida oscena vigliaccheria per appenderli a una forca.
subito.
loro e chi li copre.

Scritto da : davide | 30/10/2009

La mercegaglia ha detto:bisogna eliminare il costo della spesa pubblica improduttiva!!!!
Benissimo
Cominciamo ad abolire i costi della casta!!!
Cominciamo ad abolire i finanziamenti dei giornali!!
Cominciamo ad abolire gli stipendi dei manager!!!!
Cominciamo ad abolire le provincie!!!!!!
Cominciamo ad abolire gli albi professionali!!!!
Cominciamo ad abolire i notai!!!!!!!
Cominciamo ad abolire tutti i gettoni di presenza dalle istituzioni pubbliche!!!!!!!
Cominciamo ad abolire tutte le tasse e tasserelle che i cittadini pagano per avere un servizio dovuto!!!!
Cominciamo ad abolire... la confindustria!!!!
Cominciamo ad abolire i doppi e triplici incarichi
della casta!!!!!
Cominciamo ad abolire i privilegi...macchine blu,scorte,autisti,barbieri,bouffett,segretarie dei segretari,viaggi aerei,missioni estere ecc....
Mercegaglia ... ti dovresti abolire anche te perchè per gli italiani sei una spesa improduttiva!!!!!

Scritto da : franco | 01/11/2009

ci avete rotto il caxx, voi dei media e sta influenza della minchia! Ne crepano di più sul lavoro, ma non ci date neppure un decimo dello spazio che date all'influenza, ma forse è solo perchè le case farmaceutiche ci guadagnano poco, sui morti!

E' MORTO UN AGRICOLTORE DI 32 ANNI NEL COMUNE DI SAN FELE DI POTENZA. E' MORTO UN AGRICOLTORE SULL'ALTOPIANO DEL RENON IN PROVINCIA DI BOLZANO

E' MORTO A RADDUSA DI CATANIA GAETANO CIGNA. E' MORTO FABRIZIO C. A GENOVA. SONO DUE EDILI LA CATEGORIA CON PIU' VITTIME IN ASSOLUTO

E' MORTO UN AGRICOLTORE INCORNATO DA UN TORO A PONTOGLIO DI BRESCIA. E' MORTO UN OPERAIO A SAN QUIRICO D'ORCIA DI SIENA

E' MORTO UN OPERAIO A MANFREDONIA DI FOGGIA CADENDO DA UNA GRU DI UN CANITERE

E' MORTO ROSARIO DI MATTIA UN OPERAIO A CASTO DI BRESCIA

E' MORTO UN OPERAIO A FROSINONE. MUOIONO DUE ELICOTTERISTI A VERONA. E' MORTO UN OPERAIO IN UN PARCHEGGIO DI UN SUPERMERCATO A MILANO

fate girare, questi sono i morti dell'ultima settimana in Italia

Scritto da : Mauro | 03/11/2009

Se la Legge di gravità fa cadere i crocifissi...

C’è qualcuno che pensa di poter dire che il sostenere la neutralità religiosa dei muri delle scuole della Repubblica sia una sorta di bestemmia, una eresia senza pari soprattutto in tempi in cui il ritorno alla tradizione cattolica voluto da Ratzinger è la linea politica di un pontificato meno espansivo di quello di Wojtila, ma per inversione proporzionale tanto conservatore, tanto inquisitore.
L’affermazione, finalmente, di un principio laico (non anticlericale, come si vorrebbe far credere), di un riconoscimento di uguaglianza per tutte le confessioni religiose e per il pensiero non religioso, per l’agnosticismo e per l’ateismo, passa quindi per essere una tremenda ingiustizia verso le tradizioni secolari di una Italia che ha ancora nelle ossa il gelo delle epoche in cui il Triregno pontificio si stendeva da Roma a Bologna. Gli urlatori della destra sguaiano le loro voci nel dire che ci sono sempre meno legami con il cattolicesimo, che i valori non esistono più e paventano un relativismo di tutti gli stampi: religioso, etico, filosofico, politico persino.
Arrivano a dire che di questo passo si chiederà alle persone di togliere i crocifissi dalle abitazioni private, a smantellare le edicole con le madonnine e a tirare giù a picconate le croci dai campanili. Ne escono di ogni sorta dalle colonne dei giornali, dai siti Internet e dalla televisione. Anche la radio fa la sua parte con le invettive leghiste su Radio Padania Libera, con gli ascoltatori che sembrano furie, che se la prendono ovviamente con i comunisti, con gli atei impenitenti, con la sinistra in generale. Non sanno bene come individuarla, ma la citano comunque. A buon peso…
Eppure la sentenza della Corte di Strasburgo, contro la quale il governo ha già annunciato uno scontato ricorso, non dice che il crocifisso è un simbolo osceno, qualcosa da togliere perché offende la morale di qualcuno. Semplicemente ci si appella al rispetto reciproco. E questa reciprocità non può che fondarsi su una sostanziale eguaglianza di diritti, su un piano esclusivo di doveri che da questi derivano e che non si possono differenziare se non sulla base di un sempre armonico rapporto tra culture, idee, pensieri. Può accadere che un ragazzo ebreo non si senta turbato, offeso, in qualche modo toccato dalla presenza del crocifisso. Può capitare anche il contrario. Ma questo attiene alla sfera individuale di ciascuno di noi e la nostra particolare sfera sensibile deve trovare una coniugazione in un principio generale che se cadesse nel “particulare” tradirebbe appunto una declinazione egualitaria che è l’unica morale laica che deve disciplinare tutto ciò. Non siamo davanti ad un problema di natura teologica, ma ad una tradizione falsa, ad un tradizionalismo che è stato imposto per legge durante l’epoca sabaudo-fascista, quando i re erano tali ancora per “Grazia di Dio e volontà della Nazione”.
Un amico insegnante mi raccontava ieri che è tuttora vigente la normativa che prevede l’indossamento del grembiule per gli scolari. Eppure il grembuile non lo mette quasi più nessuno, a significare non la rottura di una sacra tradizione, ma la fine di un comportamento comune mutuato in disposizione di legge e che la legge stessa non riesce più a regolamentare. I sondaggi spaccano a metà la torta: 50 italiani su cento con la Corte di Strasburgo, il resto più o meno sulle posizioni del Vaticano. Anche questo è un segno dei tempi: il Paese è evidentemente spalmato su posizioni politiche di destra, su un’etica individualista, egoistica e per niente volta neppure alla più blanda delle tolleranze. Ma c’è comunque una larga parte della popolazione che con tutta chiarezza dimostra di non avere bisogno della presenza del crocifisso per sentirsi cristiana. E c’è anche, va detto, una sopravvalutazione del sentimento religioso: i fedeli sono una cerchia non ristretta, ma neppure così vasta. Alle adunate oceaniche di Wojtila, mentre venivano predicate la castità prematrimoniale e l’astensione dall’uso del preservativo, i giovani nelle tende sui grandi prati facevano l’amore usando quelle giuste precauzioni che li proteggono da malattie e gravidanze indesiderate.
La Chiesa Cattolica tuttavia riesce con grande abilità ad usare ancora oggi il “timor di Dio” come efficace strumento per sedurre molte fragilità umane e portarle verso quell’effetto placebo che sovente prende il nome di “conversione”. E dalla ricerca della conversione, dal suo stesso aggettivarsi come “universale” in quanto vera e unica, la Chiesa romana nega già in potenza, con una presunzione millenaria, qualunque altra possibilità di confronto tra i propri fedeli e gli altri. Esistono, sono esistiti ed esisteranno le preghiere di Assisi: momenti in cui il simbolismo delle diverse religioni diventa un raccoglimento unitario alla ricerca della pace tra i culti e di una più generale pace mondiale. Ma poi, nelle piccole patrie dell’egoismo del nuovo millennio, prevale sempre la seduzione dell’egemonia e della verità assoluta, supportata dalla xenofoba prepotenza del tradizionalismo, scudo invincibile contro i nuovi barbari che vengano da oriente o da occidente.
E allora se in una città o in un paese si decide la costruzione o l’apertura di una moschea, si mobilitano i leghisti, organizzano petizioni per la salvaguardia della santa croce contro la mezzaluna degli infedeli. Ognuno cavalca l’onda finchè è alta. E per questo ogni pretesto è non buono, ma ottimo per acquisire nuove anime alla Chiesa e nuovi voti al Carroccio. Il mio amico insegnante, con una battuta, mi ha detto: “Potevano anche fare a meno di emanare quella sentenza… Sono anni che i crocifissi nelle scuole cadono e nessuno li rimette a posto. Praticamente ce ne sono più pochi…”. La legge di gravità non conosce confessione religiosa. Che conosca gli articoli della Costituzione?

Scritto da : Marco Sferini | 05/11/2009

Lo PsicoPapi va combattuto col coltello tra i denti e coi calci negli stinchi se è necessario.

Lo Psiconano va combattuto a calci in bocca. Lo diceva la buonanima di Pertini: "Ad un brigante, un brigante e mezzo!"

Se il tuo nemico è un "delinquente" allora sii più "delinquente" di lui!

C'è ancora chi è convinto che Al Pappone si deve affrontare con tatto e con rispetto.
"Non parliamo delle veline... non parliamo di Noemi... non parliamo del divorzio... sono fatti suoi privati..."

Tutte FREGNACCE!!!



Il rispetto e la correttezza si riservano solo a chi se la merita.

La cacciata di Biagi e Santoro, la defenestrazione di Montanelli, la demonizazione della Giustizia, il furto della Villa Casati-Stampa ad una minorenne, lo stupro della Costituzione, lo scandalo delle veline e delle minorenni con i book fotografici...

Ma vi sembra che quest'uomo (uomo?) meriti rispetto?

Guardate Veltroni:
In campagna elettorale non lo nominava nemmeno e non parlava del conflitto d'interessi, mentre il Nano sfoggiava i suoi soliti cavalli di battaglia: le Toghe Rosse, la Giustizia ad Orologeria, il contratto da Vespa, il PD come partito Stalinista...

Che fine ha fatto Uolter? Scomparso, giustamente.

Lo Psiconano va combattuto a calci in bocca.

Le ha invitate lui 30-40 verginelle a Capodanno in Sardegna per una settimana: CAXXI SUOI!!!
Non l'ha costretto nessuno a farlo.

E' lui che è voluto andare a "Porca a Porca" a raccontare 2 ore di balle che non hanno retto neanche 24 ore: CAXXI SUOI!!!

E' lui che continua a sottrarsi alla Giustizia con leggi palesemente Anti-costituzionali: CAXXI SUOI!!!

Bisogna rinfacciargliele tutte, non gliene deve passare mezza.

Qui non abbiamo bisogno dei difensori gentili e cavalieri alla Franco Baresi.
Qui ci vogliono i mastini alla Sergio Brio, che quando l'arbitro girava la testa dall'altra parte rifilava all'attaccante in area una gomitata sui denti senza tanti complimenti!!!

At Salud.

Scritto da : diana | 08/11/2009

A QUARANTA ANNI DALLA NASCITA DI LOTTA CONTINUA

A Roma il 12 dicembre 2009 dalle ore 16,00 alla Garbatella
A) Non c’è un documento notarile, un atto di nascita. Dunque, quando fu fondata LC?
Il 1 novembre ‘69, quando uscì il primo n.0 dell’omonima rivista settimanale?
Oppure, ancora precedentemente, nell’estate del 69, quando volantini firmati La lotta continua furono distribuiti dal collettivo operai e studenti ai cancelli delle fabbriche Fiat di Torino?
Secondo altri la vera data di nascita è il 29 novembre 1969 quando apparve nelle pagine centrali dell’allora settimanale Lotta Continua uno scritto intitolato “Troppo o troppo poco” che costituisce la base teorica dell’organizzazione, di rottura con il dogmatismo e l’ortodossia comunista. Una data ancora più importante, non solo per Lotta Continua, ma per le vicende che vennero a innescarsi successivamente è il 12 dicembre del 1969, giorno della “Strage di Stato” di piazza Fontana a Milano. Con quella bomba il “partito della reazione” inaugurò la lunga stagione dello stragismo terrorista, con gli obiettivi - per la verità quasi tutti raggiunti - di sconfiggere le lotte operaie e studentesche, di allontanare il PCI dal governo, di istigare all’autodifesa e più in generale di contrastare il diffondersi del vento e della cultura di sinistra.

A 40 anni da quella data, il 12 dicembre 2009, molti ex militanti di Lotta Continua hanno sentito l’esigenza di ricordare insieme quell’esperienza. Sarà emozionante guardarsi e osservarsi, e riconoscersi e ritrovarsi.

B) LC è durata appena 7 anni, ma ha rappresentato per i tanti giovani che l’hanno incontrata un luogo di crescita personale e collettiva che ha lasciato tracce profonde in ciascuno. Lotta Continua ha visto la confluenza e la contaminazione di molte delle culture progressive del ‘900 (l’anarchismo e il pensiero libertario; il socialismo operaista di Panzieri e il comunismo italiano e gramsciano; il femminismo e l’ambientalismo; il guevarismo e il nuovo internazionalismo) e ha contribuito alla nascita di una lettura e dialettica nuova del conflitto sociale.
LC è stata la sede della discussione politica, dell’esercizio della critica, ma era anche l’occasione di emersione di nuovo protagonismo giovanile e di settori operai di recente immigrazione dal Sud. LC ha partorito idee, emozioni; è stata un’esperienza che ha solidificato energie; ha generato solidarietà, ha contribuito a creare le amicizie di una vita.
C’è chi ha detto che Lotta Continua è stata uno stato d’animo più che un movimento politico vero e proprio. Si tratta di una visione parziale e riduttiva. Pur nel suo spontaneismo, è più giusto affermare che Lotta Continua ha rappresentato per tanti giovani militanti uno strumento per sviluppare battaglie per la libertà, l’eguaglianza e la giustizia sociale.
Gli stessi errori di massimalismo commessi non possono oscurare il suo ruolo in quella stagione di lotta che ha spostato avanti in diverse circostanze gli equilibri economici e sociali del paese.
Là dove c’era - anche se appena abbozzato - odore di conflitto, di ribellione, di antagonismo, c’era Lotta Continua, a tessere, organizzare, guidare le lotte: dai pescatori di S. Benedetto del Tronto ai Proletari in divisa, dalla Mensa dei bambini proletari di Napoli alla rivolta di Reggio Calabria, dagli scioperi a Mirafiori alle occupazioni delle case, dalle rivolte nelle carceri dei “dannati della terra”, dall’antifascismo militante all’internazionalismo. Ricordiamo le campagne sulla strage di stato, prendiamoci la città, fanfascismo, Msi fuorilegge, armi al Mir, 35 ore; le attività culturali con i Circoli ottobre; e poi i mercatini rossi, le autoriduzioni delle bollette…. Sono state battaglie che hanno prodotto spesso anche risultati concreti. La riforma del sistema carcerario e dei regolamenti di disciplina dei militari per esempio sono avvenuti sotto la spinta delle lotte e delle campagne promosse dai militanti di LC.
Non si deve inoltre dimenticare l’impegno profuso per lo sviluppo delle campagne di controinformazione rivolte a smascherare le manovre dei servizi deviati, dei poteri occulti e dei fascisti. In quegli anni insieme alle lotte è stata prodotta anche cultura che ha interessato il cinema, il teatro, la musica e le arti grafiche.

C) La sua spinta propulsiva per molti aspetti sopravvive ancora oggi nella collocazione a sinistra della stragrande maggioranza degli ex militanti.
Molti di questi – un po’ per scherzo, un po’ no – sostengono di essere ancora di Lotta Continua. Ma non si sentono affatto “reduci”. Nè vogliono sentirsi come il famoso soldato giapponese ancora in guerra a 40 anni dal trattato di pace. Essere ancora oggi di LC – tra virgolette - significa mantenere viva la critica del potere (i suoi mezzi e meccanismi), non essere omologati, odiare le etichettature, essere contro il pensiero unico e dalla parte dei deboli, degli esclusi, dei diversi, dei precari: sentire con la pancia (se pur privi di case di riferimento) di far parte del multiforme e contradittorio arcipelago della sinistra italiana….
Per questo nella ricorrenza del quarantennale non si può non riflettere sul momento difficile per l’Italia e per il fronte progressista, incapace di ritrovarsi in nuovi percorsi che uniscano, facciano emergere strumenti adeguati di discussione e di analisi e siano soprattutto in grado di incidere sulla realtà.
Per battere il governo Berlusconi e il suo populismo reazionario e pericoloso, contro il liberismo economico senza regole, per la pace e contro le guerre, per la difesa dell’ambiente contro la distruzione del mondo naturale, contro la precarietà del lavoro che riguarda soprattutto i giovani di oggi, i “senza futuro”, a favore della crescita dei processi di accoglienza ed integrazione degli immigrati che costituiscono in gran parte i nuovi esclusi delle moderne società più ricche e sviluppate.

D) La Storia di Lotta Continua non può essere descritta esclusivamente da persone e giornalisti diventati firme, noti e conosciuti, o da altri opinion maker, secondo lo stereotipo prevalente ad uso dei media di regime che tutto appiattiscono e approssimativizzano.
LC è stata composta da decine di migliaia di militanti che con entusiasmo ed anche con errori, hanno costruito un’organizzazione politica con centinaia di sezioni territoriali e non solo un giornale.
La storia di Lotta Continua è in realtà l’insieme di tante storie di Lotta Continua, perché ciascun individuo ha vissuto al suo interno una propria esperienza, intrecciata con gli altri, ma strettamente personale, fatta di rapporti, conflitti, sensibilità, creatività, lotta, militanza, conflitto generazionale e costellata anche da drammi laceranti, in quegli stessi anni e in quelli successivi (pensiamo ai molti che non ci sono più, per i motivi più diversi).

LC: una cronologia tante storie….
Con questo spirito partecipiamo all’incontro/evento del 12 dicembre.

SABATO 12 DICEMBRE 2009 – ROMA GARBATELLA –
ore 16/22 – CENTRO SOCIALE LA STRADA. Via Passino 24
ore 19/24 – LA VILLETTA. Via Passino 26

PROGRAMMA:
MUSICA DAL VIVO, MICROFONO APERTO, MOSTRE, PROPOSTE, MATERIALI CARTACEI, PROIEZIONI, CENA

Scritto da : Alfio | 12/11/2009

CAPITANI CORAGGIOSI

“Pescatori di uomini” e “Angeli del mare”: li chiamano così e hanno ricevuto medaglie al valore dall’Alto Commissariato dell’ONU per i Rifugiati. Sono i pescatori di Mazara del Vallo che con i loro grossi motopescherecci sono stati protagonisti di epiche operazioni di salvataggio di centinaia di migranti clandestini alla deriva su gommoni o barche fatiscenti nel Canale di Sicilia. Ma c’è un’altra storia persasi nelle reti della cronaca: quella di 7 pescatori tunisini sotto processo da due anni ad Agrigento con l’infamante accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per aver salvato e portato a Lampedusa 44 naufraghi. Una storia con implicazioni diplomatiche e politiche - con effetti collaterali devastanti per il soccorso in mare- che si dovrebbe chiudere con la sentenza il 17 novembre.

Scritto da : oriana | 14/11/2009

La sede di "Libero" presidiata da soldati armati di mitragliatore

http://www.terraligure.it/blog/militari_libero1.jpg

"Ieri pomeriggio passando in viale Majno a Milano sono rimasto sorpreso dai soldati che vedete. Fucile mitragliatore imbracciato (pallottola in canna?) e giubbotto antiproiettile d'ordinanza. Manco sapevo che quella fosse la sede di Libero la cui libertà di pensiero ben conoscete.

E quindi tutti noi che avevamo criticato Maroni per quella scelta eravamo nel torto. Avevamo come al solito frainteso. Non della sicurezza dei cittadini si trattava ma di quella dei servi leccaculo di questo governo."

Scritto da : franz | 14/11/2009

Per forza hanno il mitragliatore, si sono adeguati al posto.
E' noto a tutti che Libero spara cazzate a raffica.

Scritto da : briccone | 14/11/2009

IL DESTINO DEI PROCEDIMENTI MILLS E MEDIASET

Secondo quanto scrive Repubblica “Il processo Mediaset riprenderà ufficialmente lunedì prossimo,(rinviato oggi al 18 gennaio 2010 ndr) dopo tredici mesi di stop forzato causa Lodo Alfano.

Il pm Fabio De Pasquale, fino al 26 settembre del 2008, era riuscito a convocare circa l’80% dei testi dell’accusa.

Ultimato il suo lavoro, la parola sarebbe dovuta passare ai testimoni delle difese.

Alcuni mesi sarebbero serviti per arrivare alla requisitoria, alle arringhe e, infine, alla sentenza di primo grado per verificare la fondatezza dell’accusa.

Gli effetti del disegno di legge Gasparri-Quagliariello-Bricolo interromperanno tutto.

E, in questo caso, le conseguenze non si limiterebbero alla posizione di Berlusconi, ma si estenderebbero anche a tutti gli altri imputati.

Tra loro, anche il numero uno di Mediaset, Fedele Confalonieri, alcuni suoi manager e il potente mediatore di diritti tv statunitense, Frank Agrama.

La richiesta di rinvio a giudizio, in questo caso, risale addirittura al 22 aprile 2005.

Per tutti loro, incensurati, posizione prescritta, grazie al medesimo disegno di legge.

Diverso - sempre secondo Repubblica - il capitolo Mills.

Qui, infatti, sarebbe solo il Cavaliere a ringraziare i compagni di maggioranza, essendo l’unico imputato rimasto.

L’udienza riprenderà il prossimo 27 novembre. Giorno in cui la Corte della decima sezione penale milanese, presieduta da Nicoletta Gandus, comunicherà la data e il collegio davanti al quale si dovrebbe celebrare il nuovo dibattimento.

Dovrebbe, visto che, per quella data, ancora da stabilire, il disegno di legge potrebbe in teoria essere già in vigore.

E, anche in questo caso, il Cavaliere incasserebbe la prescrizione.

La richiesta di rinvio a giudizio risale al marzo 2006.
I nuovi tempi di prescrizione si sono già ampiamente consumati.

Scritto da : Silvanetta | 17/11/2009

I FILI FINI CHE DA 16 ANNI TENGONO INSIEME I NOSTRI EROI MAL-DESTRI - Berlusconi e Fini in Transatlantico, si sfiorano senza nemmeno scambiarsi uno sguardo : "Quei due sono come fratelli siamesi, che pur volendo staccarsi sono costretti a stare insieme"... -

Francesco Verderami per "il Corriere della Sera"

De Mita osservò Berlusconi e Fini in Transatlantico, li vide sfiorarsi senza nemmeno scambiarsi uno sguardo, rivolgersi un saluto: «Quei due sono come fratelli siamesi, che pur volendo staccarsi sono costretti a stare insieme».
berlusconi-fini-abbraccio da Libero

Infatti sono sedici anni che Berlusconi e Fini vivono una storia tormentata, da quando si strinsero la mano per una foto che sarebbe rimasta a lungo segreta, e che precedette l'endorsement del Cavaliere per il segretario dell'Msi, candidato a sindaco nella Capitale. Il 23 novembre del 1993 a Casalecchio di Reno - dicendo che «se fossi cittadino di Roma voterei per Fini » - Berlusconi affisse le pubblicazioni delle nozze con il capo della destra, un anno prima di quell'incredibile operazione di bigamia politica con cui conquistò Palazzo Chigi insieme anche a Umberto Bossi.
fini silvio

L'unione tra «Silvio» e «Gianfranco» dura da allora, unica coppia che nel centrodestra abbia resistito ai rovesci della fortuna. Ma il loro legame non è frutto di un'attrazione, ed è inutile quindi cercare un prima e un dopo. Le liti iniziarono già nel '94, quando il governo appena nato entrò subito in agonia. Si detestavano sapendo di non potere fare a meno l'uno dell'altro, troppo diversi per storia e per carattere.
Silvio - Carta Bianca

La sera del 31 dicembre, vigilia del «ribaltone», Berlusconi chiamò Fini per cercar conforto. «Silvio» era al caldo, a casa sua a Milano. «Gianfranco » al gelo in una piazzetta di Copenaghen. «Silvio» iniziò a lamentarsi, seduto in poltrona. «Gianfranco» prese a fumare, raggomitolato su una panchina. Il primo non smetteva di inveire contro Scalfaro. Il secondo non riusciva a farlo smettere e aveva anche finito le sigarette. Finché la batteria del cellulare non salvò Fini: «Per fortuna. È quasi l'ora del cenone».

La crisi di governo innescò subito la sfida per la leadership. Il capo della destra si era già stufato dei modi dell'alleato, e un giorno - nella storica sede di via della Scrofa - disse con una battuta ad alcuni colleghi di partito: «Ci leviamo di torno questo cavaliere e ci teniamo il nostro».

A Fiuggi, nel gennaio del '95, dove si spense la Fiamma e nacque An, toccò alla Poli Bortone far scoccare sul palco del congresso la scintilla: «La guida del Polo da parte di Fini è nei fatti». A Berlusconi fu come toccargli Mediaset. «Quei fascisti li ho sdoganati io». E da lì uno scambio di buone maniere, culminate nella frase di «Gianfranco»: «Silvio è solo un piazzista ».
is72 ciriacodemita

Le pratiche di divorzio sembravano pronte l'indomani della vittoria ulivista alle elezioni del '96, dopo che Fini si era opposto alla nascita del governo Maccanico, quello dell'«inciucio ». In fondo era stato il Cavaliere a perdere con Prodi, mentre An aveva ottenuto il 15,7% nelle urne, suo massimo storico.

Fu così che il leader della destra pensò di avviare un'Opa su Forza Italia, convocò il partito e annunciò «una battaglia per conquistare il voto degli elettori di centro». Berlusconi preparò la contromossa. Iniziò a incontrare segretamente D'Alema, considerato «il vero capo del centrosinistra», mentre pubblicamente fece finta di meditare un passo indietro.

«Cominciate a riflettere sulla mia successione», esordì con voce rotta al comitato di presidenza di Forza Italia il 13 maggio del '96: «Ho 60 anni ormai e non è detto che voglia andare avanti in eterno». Una sceneggiata simile a quella fatta dieci anni dopo davanti ad Aznar, al quale indicò Casini e disse: «Ti presento il mio erede».

Berlusconi non se n'è mai andato e la coppia con Fini non è mai scoppiata. Ma quando il «dalemone » prese forma, si sentì rumor di piatti rotti. Nacque la Bicamerale e il Cavaliere ufficializzò il suo voto a favore di D'Alema presidente, che organizzò in fretta e furia un congresso del Pds così da presentare ai «compagni» l'ex acerrimo nemico.
berlusconi fini bossi

Fini gridò al tradimento, disse che la commissione per le riforme era «aria fritta»: «E comunque presidenzialismo e federalismo (proprio così, federalismo) sono per An punti irrinunciabili. Non si può dare il via libera solo perché c'è un'assonanza sulla giustizia ». Proprio così, giustizia. E a Berlusconi fu come rimuovere una carie senza anestesia: «Il retaggio di una vecchia politica, figlia della cultura del sospetto, stenta a morire. Fini sta percorrendo vecchie vie».

La liaison tra «Silvio» e «Massimo» sembrava non incontrare ostacoli, finché gli ostacoli non la mandarono in frantumi. La sera della famosa cena a casa Letta, dopo che si era giunti a un compromesso su semipresidenzialismo e legge elettorale, D'Alema e Marini stavano per congedarsi. Quando Berlusconi richiamò la loro attenzione: «Scusatemi, ma c'è da risolvere il problema della giustizia.

Non si può andare avanti così, avete letto cosa facevano alla procura di Milano». Fini prese la strada del bagno, mentre Marini diceva a D'Alema: «Guarda che ha ragione Berlusconi». «Lo so», fu la risposta: «Ma il mio partito è diviso. Al massimo potremo arrivare alla libertà di voto».

Non ci si arrivò perché la Bicamerale cadde, non prima che tra il Cavaliere e il leader di An si fossero invertite le parti, e che «Gianfranco» si schierasse con D'Alema, ormai mollato da «Silvio». Di lì a poco il segretario del Pds avrebbe scambiato la presidenza della commissione parlamentare con la presidenza del Consiglio.
fini silvio

Anche in quella fase la coppia del centrodestra sembrò sul punto di saltare. Casini, che allora stava dentro il Polo, spiegò perché il divorzio non ci sarebbe stato: «Fini senza Berlusconi dove andrebbe? Crede davvero di raccoglierne l'eredità? Farebbe l'opposizione a sua maestà D'Alema per i prossimi vent'anni. E Berlusconi senza Fini? Verrebbe inghiottito dalle sabbie mobili del centro».

In vista delle Europee del '99 tra i due si apparecchiò una nuova sfida. Il capo di An, sempre con la voglia del sorpasso, s'inventò l'Elefantino, imbarcando nell'impresa Mario Segni e una pattuglia di radicali. Berlusconi, che aveva appena fatto bingo con il Partito popolare europeo, riunì il partito e commentò: «Questa me la voglio proprio godere». L'Elefantino prese una tale sveglia che «Gianfranco» venne processato dai colonnelli.
Adriana Poli Bortone

«Non possiamo allearci con i nemici e litigare con gli amici», urlò Gasparri. «Ci sono più berlusconiani in An che dentro Forza Italia», disse Fini. Che riprovò comunque a battagliare per la leadership del Polo, invocando le primarie. «Le primarie le hanno già fatte gli elettori alle Europee», si sentì rispondere.

Però, se è vero che tra i due non c'è mai stato amore, se è vero che litigarono anche sui referendum elettorali, è altrettanto vero che in quella stagione furono capaci di grandi successi e grandi intese. Strapparono per la prima volta Bologna alla sinistra, e soprattutto trovarono l'accordo per votare Ciampi al Quirinale. Operazione avviata da Fini, che così la raccontò: «Ne parlammo io e Veltroni, più un'altra persona di cui non farò mai il nome».
Prodi e Moglie

Il Cavaliere, che in una prima fase era propenso ad appoggiare un popolare, fu lesto a metterci il cappello sopra. E il giorno dell'elezione, durante un brindisi, lasciò cadere una battuta: «Peccato che Ciampi non l'abbia votato pure Bossi». «Bossi? che c'entra Bossi?», s'incuriosì Fini.

Perché era dal '95 che il leader di An non prendeva un caffè insieme al Senatur, quello che aveva rotto con il Polo, che nelle piazze gridava al «Berluskaz» e inveiva contro «la porcilaia fascista». «Allora, Silvio: che c'entra Bossi?». Silvio stava per mantenere la promessa a cui nessuno nel '96 aveva creduto: «Ragazzi ho un piano. Vi porto tutti con me a Palazzo Chigi». Altro che mollare, Berlusconi stava per fare piatto alle Regionali.

Scritto da : dago | 19/11/2009

UNA POESIA DEDICATA A SILVIO BERLUSCONI ......VERSI CHE VENGONO DAL PROFONDO DEL MIO CUORE.........!

Silvio caro, mio grande amore
portami sempre nel tuo cuore

Tu che fai tutto in quattro e quatr'otto
toglici presto l'articolo 18

Giacchè sei senza coscienza
rubaci pure la contingenza

Visto che sei senza pietà
levaci pure l'anzianità

E se vuoi fare le cose serie
lasciaci anche senza ferie

Per migliorare la situazione
togli di mezzo la liquidazione

Se l'inflazione ancora dilaga
fregaci pure la busta paga

E per far dispetto ai sindacati
aumenta la schiera dei disoccupati

Affinchè sia tutto normale
facci pagare anche l'ospedale

Perchè vada tutto a buon fine
facci pagare anche le medicine

Per evitare ulteriori dani
mandaci in pensione a 90 anni

E poichè a 90 anni saremo caput

VA FA MMOCC' A CHI TE MMURT!!!

Scritto da : franca | 21/11/2009

bellissima bravo cuscì...................mandala personalmente a lui e pubblicala

Scritto da : nik | 21/11/2009

verrò alla Garbatalla il 12 dicembre spero di abbracciare qualche compagno di Torino visto che io ero in L.C.a Torino

Scritto da : barbara spina | 22/11/2009

IL POLITICO EticATTIVO
1.Non proviene da altri Partiti Politici.
2.Ha mandato a cagare, almeno una volta,un sindacalista.
3.Conosce La Costituzione, lo Statuto dei Lavoratori, La legge 104.
4.E'stato presentato con parere positivo dai propri dipendenti.
5.Ha provato su di sé il licenziamento, la disoccupazione o cassa integrazione, il pendolarismo, l’emigrazione.
6.Ha cercato lavoro nelle agenzie interinali.
7.Ha studiato in scuole pubbliche.
8.Ha lavorato in squadra, svolgendo turni giorno, notte e festivi.
9.Ha fatto lavori diversi:dall’operaio al funzionario.
10.Ha cambiato i pannolini al figlio o si è preso cura di un parente malato.
11.Ha rifiutato almeno una volta “la spinta” per un posto di lavoro.
12.E’ stato mobbizzato al lavoro da un capo perfido, incompetente ed imbecille.
13.Ha giurato onestà e trasparenza sui propri figli o genitori.
14.Ha pulito cessi pubblici almeno una volta nella vita.
15.Ha fatto servizio volontario attivo (non dietro una scrivania)
16.Sa far la spesa e cucinare per 4 persone con 5 euro.
17.Non ha padroni.
18.Non è disposto a tutto per un posto di lavoro di un figlio.
19.Si è visto negare il credito,mutuo,fido, prestito dalle banche.
20.Ha più di 30anni e meno di 50.
21.Non ha Passione Politica, bensì una Sana Rabbia che non ti acceca, ma ti rende lucido e tenace.
22.Non accetta compromessi a tutti i costi.
23.Preferisce sensibilità e compassione, al cinismo e determinazione.
24.Ha provato cos’è il dolore, la malattia, l’invalidità, l’ingiustizia, la denigrazione, l’ineguaglianza sociale,sessuale,razziale
25.Possiede altruismo, piuttosto che egoismo.
26.Ha passato una giornata di attesa in un pronto soccorso o una notte in lettiga in corsia di ospedale.
27.Non ha mai avuto autista e ha passato per anni 3 ore al giorno in auto o treno per raggiungere il lavoro o la scuola.
28.E'stato BOY SCOUT.
29.Ha provato sulle proprie gambe “le barriere architettoniche"
30. Ha detto:"Dot,Prof io? io son solo MARIO!"

Scritto da : Gloria Rossi | 24/11/2009

la Santa Veronica chiede tremilioniemezzo al mese, dico, tremilioniemezzoalmese per le sue necessita'(?)!!. E te credo che il Papi andava con le escort....in confronto prendono una miseria.. e so pure piu' giovani.

Veronica Lario chiede 3 mln e mezzo di euro al mese. Calcolando 30.000 euro di guadagno al mese ci vogliono 116 putt anoni di alto bordo per fare una cifra simile!

Chi è che voleva togliere il patrimonio al Berlusca? I magistrati comunisti ? Cherchéz la femme, please! Ma anche la signora Lario non avrà mica trovato un avvocato divorzista che le combina grosse ed insostenibili come Ghedini?

Riflessioni:....strano che Berlusconi dopo quanto dichiarato dalla escort amica di D'Avanzo (D'Addario), per la nottata a palazzo Grazioli,non sia ancora indagato per sequestro di persona, violenza carnale e produzioni di videoporno senza autorizzazioni...! Obama appena eletto, disse che in U.S.A.nulla e impossibile. Io gli rispondo che in Italia tutto è possibile !!!

Scritto da : jimmj | 26/11/2009

vorrei ricordare ai bravi lavoratori pagati da fininvest 50 centesimi a messaggio pro berlusconi su questo aggregatore che la domenica vi stanno sfruttando. dovete chiedere di più. e inoltre dovete chiedere pure la farfallina d'oro da mettere sulla fronte.

Scritto da : alfonso | 30/11/2009

Bersani ha detto che la fiducia "è un cazzoto in faccia. Caro Bersani, la vostra opposizione "è uno sputo in faccia".

Non siete credibili, ci dobbiamo affidare ad un comico per sapere che la H1N1 è la pandemia più debole della storia.
Non siete credibili, ci dobbiamo affiadare ad un comico per sapere che la svolta ecologica è possibile.
Non siete credibili, ci dobbiamo affidare ad un comico per sapere che ci stanno rubando l'acqua.
Non siete credibili, ci dobbiamo affiare ad un comico per sapere che d'inquinamento si muore ed anche tanto... e si può continuare...

...ma allora chi è il comico?

"Cambiare tutto per non cambiare nulla" disse il Gattopardo... ma questa volta non sarà così, si cambierà davvero! Noi siamo di più e ci stiamo organizzando!

Scritto da : Portoghese | 10/12/2009

Feltri è il vero responsabile della scomparsa della spazzatura napoletana: la pubblica tutta sui suoi giornali! Ma in fondo non è mica colpa sua: lui è solo il riciclatore finale.

Si dirà: è passato tanto tempo. Ecco allora l’appello che Feltri lanciò solo cinque anni fa su Libero: “Berlusconi ripensaci, basta leggi su misura”. Svolgimento: “Se domani vado in tv… e un convitato mi dice: il tuo Cavaliere del menga modifica le leggi a piacimento per risparmiare la galera a Previti e Dell’Utri, cosa rispondo? Non è vero, lui è animato da nobili sentimenti, è un garantista della madonna. Il telespettatore scuote la testa e commenta: quel giornalista lì è proprio un bel lacché. Ovvio. Perché tutti sono al corrente che determinati aggiustamenti al Codice sono volti non a migliorarlo per ragioni di giustizia, ma a parare le terga di due signori a lei molto vicini. E questo non è corretto... Ci venga incontro,Cavaliere. Se lei si dedica a esercizi di prestidigitazione con le leggi dello Stato al fine di evitare la prigione ai compari, via, ci espone agli attacchi della sinistra” (16 dicembre 2004). Oggi Feltri fa un tifo sfegatato per la diciannovesima legge su misura: il “processo breve”, che fulminerà all’istante i processi Mills e Mediaset. Resta da capire perché uno così ce l’abbia tanto con i pentiti.

Scritto da : sandro | 13/12/2009

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