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di Marco Sferini

Ma come… la sottosegretaria al Welfare Eugenia Roccella dice che la Legge 194 funziona, che “non va modificata in nessuna parte”, visto il calo degli aborti del 4,1% rispetto al 2007, l’Agenzia del farmaco introduce in Italia la commercializzazione della pillola RU486, che si inserisce pienamente nei parametri della citata legge, e il Vaticano fa la voce grossa, parlando addirittura di “scomunica” per le donne che ne faranno ricorso e per i medici che la somministreranno.
Scomunica. Vuol dire estromissione dalla comunità-Chiesa, espulsione dal mondo cattolico. Si rischia ancora una volta di impostare il dibattito su una mera discussione teologica sulla vita e la morte senza tenere in alcun conto la volontà degli esseri umani, delle donne in questo caso.
Un rischio che corriamo noi, anche chi, come il sottoscritto, è dichiaratamente agnostico, impermeabile a qualunque sentimento religioso storicamente o attualmente definito, ma non insensibile al fascino del mistero, del confine tutto umano dell’impossibile conoscenza totale di un senso per l’esistenza.
Un rischio che non corre la Chiesa Cattolica che tiene in così tanto disprezzo la volontà umana da attribuirle un libero arbitrio concesso dall’Essere supremo (la parola “Dio” è abusata e invocata tanto quanto la parola libertà…) agli esseri viventi: insomma, una volontà a metà. Vuoi e puoi se rispetti determinati canoni, se non infrangi i comandamenti, se segui le Sacre scritture, se obbedisci al magistero di Oltre Tevere.
La donna che, nel travagliato cammino libero della decisione di non avere un figlio, di rinunciare a questa possibilità del tutto autonomamente e legalmente, decide in tal senso è già scomunicata: è condannata, in pratica.
Ecco le moderne streghe che la chiesa mette sul rogo del pregiudizio generale. Pronunciando la parola “scomunica”, sapendo bene che ha un valore se e solo se si accetta l’autorità morale e teologica della Chiesa di Roma, il Vaticano opera comunque una distinzione e sancisce che esiste da oggi una diversità in più: chi decide e chi non decide di abortire con la RU486.
Il punto è proprio questo: dietro alla condanna dell’azione su un piano strettamente legato all’etica religiosa e alla conseguente disciplina di fede, c’è il montare di un pregiudizio che si scatena contro una libertà che non è così agognata, che non ha il sapore della felicità, ma che spesso è solamente l’ultimo nome che ha un diritto per troppo tempo negato in nome di domeniddio, in nome dei risvolti sacri e inviolabili della vita.
L’aborto chirurgico è il demonio di oggi solamente perché incrina il principio su cui si regge la sociologia clericale che fonda il suo essere sulla proprietà della vita nelle mani di un Ente supremo e non nella esclusiva, unica e irrinunciabile proprietà che ogni uomo, che ogni donna ha e deve avere di sé stesso. “Io sono mio”, per dirla con Stirner. Ma tra l’individualismo esasperato e l’espropriazione deistica di noi stessi c’è una via di mezzo che passa per l’autodeterminazione cosciente, aliena da dogmi e da prevenzioni di qualunque sorta, e che è l’unica possibilità di evitare sensi di colpa per tutte quelle donne che, giovani e meno giovani, si vengono a trovare nella situazione di dover scegliere principalmente della loro vita.
E ne hanno tutto il diritto, tanto quanto – in inversione proporzionale – non ha diritto il Vaticano e nessun altro di porre bollini di “scomuniche” sulle loro teste.
Si potrebbero dire mille cose sugli atti di “scomunica” e sui comportamenti della Chiesa Cattolica immediatamente dopo gli effetti degli allontanamenti dalla comunità ecclesiale. Si potrebbe dire che è e resta un semplice atto di proclamazione e che non ha valore legale.
Si potrebbe anche dire che la scomunica sovente viene comminata e altrettanto soventemente viene tolta, con la concessione del perdono papale. Insomma, la Chiesa si è inventata per secoli norme e tradizioni da seguire salvo adattarle ai tempi quando queste entravano in crisi per via del fatto che la maggior parte delle popolazioni le abbandonava.
Evitando il rischio di non essere più la guida degli uomini e delle donne, la Chiesa ha abbandonato quelle ritualità severe che si è data di tempo in tempo e si è adeguata alla “vox populi”.
Oggi è molto facile per un pontificato come quello di Ratzinger esprimere giudizi, condanne e anatemi dal profumo incensato dell’anacronismo, dal cattivo odore agre di sacrestia, in un momento in cui i tradizionalismi sono alla ribalta delle cronache, con le clessidre che corrono all’indietro senza sapere se vanno avanti o se tornano ancora più indietro, con le lancette degli orologi che impazziscono sotto i decreti governativi sui migranti, le leggi securitarie e le disposizioni razziste che ci fanno fare un balzo agli anni ‘30 del “secolo breve”.
Infatti, il Concilio Vaticano II è, come la nostra Costituzione, nell’ambito italiano, dimenticato dalle attuali autorità dello Stato monarchico retto da Joseph Ratzinger. C’è una perfetta sintonia tra la Chiesa e la politica italiana: anche in questo l’anomalia dello Stivale si vede tutta a confronto con la laica Francia, con la Spagna zapaterista e persino con l’austerità protestante della Germania o dell’Inghilterra.
Ancora una volta i diritti delle donne sono sotto accusa in quanto eresia antica di un dominio patriarcale che, a leggere Dan Brown, figura romanzescamente nella storia del cattolicesimo, ma che, alla prova dei fatti, è l’ammanto di un potere che si autoalimenta sulle sofferenze psicologiche, fisiche e morali di milioni e milioni di persone. Scomunicate il Vaticano lasciando libere le donne di decidere della loro vita, della loro salute.

Scomunichiamo il Vaticanoultima modifica: 2009-07-31T18:43:47+00:00da casadelpopoloff
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43 Thoughts on “Scomunichiamo il Vaticano

  1. Ho una certa età e devo dire che non ho mai avuto bisogno dell’aborto, perchè prendevo la pillola, varrà per farsi scomunicare ? alla peggio ricorrerò alla Società per lo sbattezzo. Comunque la Chiesa si è già scomunicata da sola e da tanto tempo. Di Cristo non si ricorda più, ha fatto di Dio un essere del quale aver paura e col quale bisogna arruffianarsi, peggio degli antichi dei greco-romani. Infatti secondo me la religione cattolica, dopo Costantino si è calibrata non su Cristo ma su quanto preesistente. Ha ucciso e trucidato tutti quelli che non la pensavano come era il suo volere (gnostici, catari etc………………) ma se uno non è ateo e vuole cercare di capire qualcosina di più, per fortuna, oggi sono accessibili tutte le religioni e le filosofie con le quali confrontarsi. Le donne oggi, a differenza di anni fà, hanno più facilità a tenersi un figlio, ai miei tempi se rimanevi incinta o ti sposavi o venivi buttata fuor di casa, poi magari cascavi nelle grinfie di preti e monache che con vari raggiri davano tuo figlio in adozione a famiglie FACOLTOSE. Ma i casi per cui una donna fà una così difficile scelta sono tante …..La Chiesa Cattolica ha costretto a partorire bambine violentate. Io oggi, anche se non ne ho più bisogno, non voglio un ginecologo che sia obiettore. Invito tutte le donne a fare questo tipo di scelta, chiedete al vostro ginecologo questo piccolo particolare. Saluti a tutti emmeti

  2. SIETE TUTTI SCOMUNICATI, LA VITA NON SI TOCCA!!!!!

  3. Sono sempre io di cui sopra, scherzavo solo un po, tanto per alleggerire, ciao a tutti.

  4. Secondo me è Ratzinger da scomunicare con tutta la sua gerarchia ecclesiale. Dal punto di vista religioso hanno fatto tornare la società italiana al tempo dell’inquisizione e delle barbarie. Questo clero è autoconservatore e per gestire il potere rinnega gli insegnamenti più semplici di Gesù. Se la chiesa non si rinnova alle esigenze del popolo di questa società è già scomunicata da sola.

  5. perchè non mandiamo il vaticano con tutti i suoi componenti (mangia pane a tradimento) FUORI DAI CONFINI ITALIANI. L’Italia e tutti gli Italiani vivrebbero molto meglio.

  6. Era ora che la chiesa facesse sentire la sua voce. I comandamenti di DIO non si toccano e tantomeno si contrattano. Ricordiamoci che ci aspetta un giudizio e una eternita’- Ci va’ di rischiare un ” PER SEMPRE ” ?

  7. @ per giòse nn ti va di rischiare “PER SEMPRE” come dici tu: non farlo, ma lascia la libertà a me che non credo di farlo. questa è la sostanziale differenza e un confine che non bisogna mai dimenticare.

  8. Scusa se sarò brusco.Voglio solo farmi capire bene, per mettere in discussione le tue idee:Se tua mamma ti avesse abortito tu non avresti potuto scrivere il tuo bellissimo articolo, ed io non avrei potuto leggerlo.Penso che sia una fortuna che tu sia nato, e credo che ogni bimbo abbia diritto a questa fortuna dopo il concepimento.Perchè essere concepito è una fortuna per tutta l’ umanità e nessuno ha il diritto di uccidere nessuno.Lo stato (questo si!) deve garantire il diritto di nascita anonima, concedendo ad ogni donna il diritto di disfarsi dell’ essere generato, ma, concedendo anche a suo figlio il diritto di vivere.Questo è il mio pensiero.Buona vita!T.

  9. Ma quante farneticazioni! Voi sareste i comunisti?Ma Berlinguer e nemmeno Togliatti avrebbaro accettato la violenta manipolazione della natura…Vi fate scudo della Chiesa e delle scomuniche per afermare le vostre farisaiche difese delle libertà delle donne! Le state semplicemente usando per i vostri sporchi comodi, e loro, come da sempre, si adeguano…Se almeno le vostre mamme avessero adoperato queste vostre nefandezze, avrebbero fatto un bene all’umanità!Non sono del centro destra, ma figlia di un comunista in buona fede… a per sua fortuna defunto.Lui di figli ne ha avuti 8!Arriverà anche per voi il momento del rendiconto…Viva la vita sempre!!!

  10. Premetto che sono un anti-cattolico. Il tuo tuo articolo è ben scritto e fà leva sul sentimento di libertà di scelta che ognuno di noi ha il diritto di esercitare. C’è però un piccolo ma non trascurabile dettaglio che ometti. La scelta, in questo caso, non dovrebbe avvenire a fatto compiuto, ovvero quando una donna rimane incinta, ma deve avvenire quando una donna decide di proprio libero arbitrio di fare sesso, oltretutto non protetto. Troppo facile nascondersi dietro un “sono fatti miei se e come abortisco” a cazzata compiuta. Troppo egoistico pensare: Ho scopato in massima libertà, e con la stessa massima libertà decido di abortire, spesso anche contro il parere delle altre persone direttamente coinvolte, e contro la morale che ognuno di noi, in fondo, ha dentro. Tutti, in fondo al loro animo, concepiscono l’aborto come una cosa sbagliata. C’è un antico detto che recita “Si raccoglie ciò che si semina”. La RU486 come qualsiasi altro metodo abortivo, è il rifiuto egoistico di pagare i propri errori. Allora, dietro lo scudo del libero arbitrio, i nostri errori li facciamo pagare a chi proprio non c’entra niente, il nascituro. Atteggiamento molto umano.Attila03

  11. E siete pure pugliesi ? Su argomenti di sanità, oggi dovreste solo tacere .

  12. Avete così timore della scomunica? Che parola è? E’ un’invenzione umana di uomini presuntuosi che, dopo aver perso il potere temporale, si sono arroccati dietro questo termine sensa senso per avere un potere cosiddetto spirituale che non ha nessun riscontro evangelico, e questo solo per spaventare gli ingenui cattolici che si bevono tutto quello che si dice loro pur di salvarsi l’anima.Il problema non è la chiesa che minaccia di scomunica. Il problema è chi gli crede. Sono un ex-prete, dunque sono un credente ma la fede è tutt’altra cosa e non l’inferno, il diavolo, che sono inesistenti nei vangeli ma che fanno tanta paura ai cattolici. Ma prendetevela pure la scomunica che non succede nulla, anzi è l’unico modo per topgliere alla chiesa cattolica il potere sulle coscienze. Anzi direi di più chiedetela. Donne chiedete la scomunica e appendetela alla porta della cattedrale dove vivete. Chiediamola tutti e vedrete come il vaticano comincera ad addolcirsi. Giocano sulla vostra paura. Dio è tutt’altra cosa, figuratevi se poteva mettere le sorti della vostra vita in mano a questi omuncoli che sono rimasti tutti bloccati alla fase narcisistica dello sviluppo psichico. Un appello, dunque: Chiediamo la scomunica alla chiesa cattolica

  13. X Lusi, tu sei così paurosa del rendiconto io no, perchè ho molta più fede nella giustizia diciamo divina, molto più alta e comprensiva di quanto siano questi quattro manipolatori di cioscienze, io la mia la voglio libera, per fare le mie scelte consapevolmente, per questo ci è stata data, la paura non ha mai reso libero nessuno. x Amedeo se certe cose le dici tu che hai provato spero che qualcuno sia spinto a riflettere.X Ivan sono d’accordo ma il problema e che non lo vuole nessuno.Una considerazione, quando ero fanciulla io l’educazione sessuale non si sapeva nemmeno dove stava di casa, poi la mia generazione si è ribellata, si è informata, sono nati i consultori etc…., io non ho mai neanche temuto di rimanere incinta, ci ho pensato prima, oggi si parla tanto di educazione sessuale, ma non funziona più nemmeno un consultorio, le famiglie non sanno educare più in nessun senso, la preparazione in tal senso la fanno i preti ed i loro affiliati….. il risultato è che ho sentito alcuni giovani che pensano che la pillola anticoncezionale protegga anche da eventuali contagi: Mi sà che questo mondo con tutto questo progresso stia tornando al medioevo. saluti

  14. IL VATICANO diventa ANTICAPITALISTA? Ma perchè solo contro le INDUSTRIE FARMACEUTICHE?PERCHE’ non va contro gli interessi dei chirurghi che PRESTANO INTERVENTI A “PAGAMENTO” NELLE CLINICHE PRIVATE, “SILENZIOSAMENTE” E MEGLIO DI UN AGENTE SEGRETO?AH GIA’…E’ VERO…MI SFUGGIVA CHE IN VATICANO CI SONO ESSERI UMANI IN CARNE ED OSSA, CHE SONO SOGGETTI A TEMPESTE ORMONALI, L’RU486 CHI LO ANDREBBE A COMPRARE IN FARMACIA??????MAH…LA STESSA DONNA TROMBATA DEL PRETE o DEL GIOVANE DIACONO!Se non decidono di evirarsi, non svuotando le sacche, sono consapevoli di essere soggetti al “peccato capitale”.Forse non vogliono rompere i “ponti” con i medici a loro affiliati che mettono i loro risparmi della BANCA DI CITTA’ DEL VATICANO.SAI CHE SE NE FREGA IL FARMACISTA DI “UNA DONNA TROMBATA” DA UN PRETE? Il farmacista conta solo gli scontrini a chiusura di giornata.GLI INTERESSI DI “VATICANO S.P.A.” SONO SEMPRE AL VERTICE DI OGNI PROBLEMA COLLETTIVO, SOCIALE ED UMANO.Quindi, Caro Papa, non preoccuparti di un problema inesistente, piuttosto perchè non vai a “trattare” con i TALEBANI, con il tuo amico PAPI e con quel C*GLI*NE DI LARUSSA per RITIRARE LE TRUPPE DALL’AFGHANISTAN???Se la chiesa è per la vita umana, che contribuisse in maniera decisiva a far cessare il massacro dell’IMPRESA DELLA GUERRA, le mondo non muoiono solo i cattolici.Hasta la victoria, …Leonardo.

  15. Bisogna che ritroviamo, anzi troviamo il giusto equilibrio tra cuore, ragione e infinito..poi cominceremo a confrontarci con più serietà…

  16. Perchè gli operai del nord votano Lega?Cosa è successo alle fabbriche del nord? Il voto alla Lega è un voto di protesta o è un voto strutturato? Sono queste le domande che scaturiscono dall’introduzione di Silvia Di Giacomo, del Cng del Prc, che ha coordinato i lavori del dibattito dal titolo “Perchè gli operai del nord votano Lega?” tenuto nella serata del 29 luglio all’interno della Festa nazionale di Essere Comunisti a Castell’Arquato. Al dibattito sono intervenuti: Bruno Casati, ex assessore al lavoro della Provincia di Milano, Sergio Dalmasso, consigliere regionale in Piemonte, Augusto Rocchi, membro direzione nazionale Prc, Giorgio Cremaschi, segreteria Fiom-Cgil e coordinatore della Rete 28 Aprile. Le domande nascono proprio dai dati messi in evidenza nell’intervento introduttivo di Silvia Di Giacomo, come l’avanzata della Lega in Toscana, Marche, Emilia e Liguria e che in alcune zone ha raggiunto risultati a due cifre. Come risulta da un’inchiesta, alle scorse elezioni europee circa il 44% degli operai non ha votato e nel restante 56% ha preferito la destra, ed in particolare la Lega. Alle domande prova subito a dare una risposta Bruno Casati che evidenzia come con il peggioramento delle condizioni di vita degli operai, derivante dalla crisi e dalla globalizzazione, il consenso della Lega tenderà ad aumentare, sostenendo la lotta del penultimo contro l’ultimo. L’operaio tende sempre più infatti a non riconoscere nel padrone il suo vero nemico di classe. Proprio per questo la Lega sviluppa una proposta di difesa legata anche al territorio. Secondo Sergio Dalmasso, la rapidità con cui la Lega ha aumentato il proprio consenso, può essere paragonata a quella che il partito nazista ebbe in Germania. Infatti la Lega assorbe in se le culture più barbare della destra europea a partire da quella nazista. Il partito del Carroccio è nato in un periodo cui le ideologie e i partiti di massa erano in crisi, perciò in una fase in cui si era creato un vuoto, colmato poi proprio dalla Lega. Nella prima fase la Lega incentrò la propria iniziativa politica sul tema di Roma uguale sprechi, parassitismo, burocrazia e sui meridionali che “rubano il lavoro nel nord” o ancora sull’assistenzialismo di stato pagato con i soldi del nord. Tutto questo oggi accade in un contesto in cui la crisi economica e la globalizzazione, mettono in difficoltà lo stato nazione, creando in alternativa aree regionali, che possono avere interessi comuni con altre aree di altri paesi.Nel dibattito emergono posizioni anche diverse come ad esempio la lettura dei flussi elettorali di Augusto Rocchi, che porta all’attenzione il fatto che il voto operaio non si è spostato da sinistra a destra, ma da sinistra all’astensionismo. Il grande bacino della Lega sono, secondo Rocchi, i pensionati, non gli operai. Questo avviene in un quadro in cui si deve ridefinire un equilibrio mondiale, per questo la sinistra d’alternativa in Italia deve rimettere il lavoro e tutti i problemi che ne scaturiscono al centro del suo agire politico e arrivare anche alla formazione di un grande partito del lavoro. All’interno del processo di delocalizzazione e di frammentazione dei luoghi di produzione, diventa ancor più fondamentale la difesa del contratto collettivo nazionale di lavoro, unico strumento in grado di unificare le varie lotte di settore. Secondo Cremaschi a sinistra non si deve ragionare per luoghi comuni. Analizzando lo spostamento del voto operaio, dice Cremaschi, si evince che proprio lo spostamento di quel voto permise nel 2006 al centro-sinistra di vincere, ridando fiducia a quella coalizione. Ma come abbiamo visto dalle elezioni del 2008 non avendo percepito nei due anni si governo Prodi dei reali cambiamenti, che fossero per loro tangibili, si è riscontrato un nuovo abbandono da parte degli operai nei confronti del voto a sinistra. Tutto questo è imputabile ai dirigenti della sinistra che in quei due anni non sono stati in grado di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale. In un quadro generale che vede la crisi economica, ripercuotersi nella vita reale dei lavoratori, la Lega viene percepita dunque come il soggetto che vuole cambiare il sistema, costringendo la sinistra nell’immaginario collettivo a d essere percepita come difensivista e conservatrice. Questo determina che la Lega riesce a comunicare e a catalizzare la rabbia che gli operai rivolgono contro chi gli sta sotto, non riconoscendo che il reale nemico non è l’immigrato, il rom, o il meridionale, ma il padrone.Ma da qui nasce spontanea una domanda, la sinistra riesce a catalizzare la rabbia? No. Propone una vera alternativa al sistema? No. Quindi in questa fase è necessario che la sinistra prenda coraggio,evitando di essere moderata, divulgando nella maniera migliore la propria proposta politica.

  17. La mia personale coscienza di uomo mi impone ad essere contrario all’aborto.Le mie conoscenze in materia mi suggeriscono ad essere cauto nell’esprimermi su argomenti delicati come l’aborto.Il mio essere di uomo libero mi impediscono ad assoggettarmi al volere di una chiesa che anziché esercitare la funzione del perdono usa metodi che appartengono al passato.La chiesa delle crociate, delle inquisizione, delle conquiste coloniali, degli scismi, dei contrasti alla scienza e alla democrazia è abilitata ad esercitare atti di grave entità come la scomunica?Vediamola in termini laici: alla persona scomunicata si esclude la possibilità di far parte della comunità dei fedeli, presumo (mi par di capire) anche la possibilità di accedere nei luoghi di culto della chiesa cattolica, ma questo esercizio non è in contrasto con le leggi dello stato italiano?Sono un cattolico che perde la fede ogni giorno che passa, questo per colpa della superficialità della vita teologa di molti esponenti della chiesa che insistono sull’osservanza della dottrina che mira ad esercitare un potere e a nascondersi dietro una tonaca solo per giudicare ma mai per essere giudicato.Savino D’Andrea

  18. Appuntamento al 26 settembre per la 2ª edizione della Notte degli Imperiali a Francavilla Fontanawww.nottedeglimperiali.it

  19. Berlusconi è impotente fisicamente e moralmente. Non è degno di essere il presidente del consiglio, deve essere cacciato.”DETTAGLI DISGUSTOSI”.A questo punto Guzzanti entra nel dettaglio. Sollecitato da un lettore racconta di cose assolutamente disgustose”: “Rapporti anali non graditi, ore e ore di tormenti in attesa di una erezione che non fa capolino, discussioni sul prossimo set, consigli fra donne su come abbreviare i tormenti di una permanenza orizzontale pagata come pedaggio”. Dicendosi disponibile a raccontare tutto ad un magistrato: “A cui direi da chi ho avuto queste relazioni e chi fosse il giornalista che ha fornito il materiale in lettura”. E la sua battaglia contro l’uomo “che odia le donne” continua.Berlusconi è impotente fisicamente e moralmente.Non è degno di essere il presidente del consiglio, deve essere cacciato.Non è possibile che un personaggio cosi squallido debba decidere le sorti di 60 milioni di cittadini.

  20. Tutti in strada a sfottere le rondeAlla fine le ronde tanto desiderate dal ministro Maroni sono arrivate. Da questa notte in Italia “vigileranno” sulla nostra sicurezza gruppi di cittadini che si sono autonominati tutori dell’ordine pubblico: senza nessun addestramento, nessuna tutela. Ronde e forconi, come nel Medioevo. Mentre la polizia ha sempre meno mezzi e può quindi fare sempre meno per svolgere il suo ruolo costituzionale: quello di tutelare la convivenza civile e sociale nel rispetto della legge, con professionalità e rispetto per i cittadini.Sono arrivate le ronde, e già qualche volta hanno fatto a botte con le “contro ronde” di parte politica opposta. Per carità, ci manca solo questo. Alle ronde di questi seriosi idioti, che giocano a fare i militari, bisogna rispondere con creatività e ironia. Specie adesso che è estate. Io propongo che in tutte le città, dal nord al sud, si scenda in strada a prenderli in giro.Tipo: gli si regali delle pistole giocattolo, che vadano a giocare a casa; gli si canti dietro qualcosa di buffo e di ironico, sorridendo beffardi; ci si accosti a loro vestiti da centurioni romani o da arlecchini; le belle ragazze indossino minigonne e mostrino loro le gambe in modo provocatorio; gli si faccia fotografie con i cellulari chiedendo di dire “cheese”… le modalità sono infinite. Ma prendiamoli in giro, questi buffoni!

  21. INNSE OVVERO: ITALIANI CON LE PALLEAnche io vorrei salutare con grande stima e affetto, i 4 operai della Innse e il sindacalista.Tra i loro commenti, le parole che più mi hanno emozionata:” …Ringraziamo tutti quelli che sono rimasti al presidio, fuori dai cancelli in nostro appoggio. Senza di loro non avremmo resistito tanto a lungo….””…Questa vicenda ha dimostrato che abbassando la testa non si va da nessuna parte….”

  22. x teresa, condivido il tuo commento, però gli italiani che abbassano la testa ( e la coscienza) vanno in qualche parte, in parte nel PDL in parte nella Lega. salutoni

  23. «Una porcata estiva» Antonio Di Pietro, attacca il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, per aver rifinanziato la Fondazione Craxi per il 2009. «Craxi corrotto Porcata finanziare la sua fondazione» «Fin qui – scrive Di Pietro – sapendo che il PdL accoglie in Parlamento condannati per ogni sorta di reato, anche per associazione mafiosa, nulla di che stupirsi: siamo consapevoli di essere di fronte ad un partito ad immagine e somiglianza dei suoi fondatori Berlusconi e Dell’Utri». A indignare il leader dell’IdV è stato però «apprendere che le fondazioni intitolate a Pertini, Di Vittorio e D’Annunzio non riceveranno un euro».«Le fondazioni hanno il compito di promuovere la cultura nel Paese: quali valori vuol promuovere la Fondazione Craxi di cui sua figlia Stefania è presidente?». Di Pietro, dopo aver citato la spiegazione letta su Wikipedia, si chiede se nel patrimonio politico lasciato da Craxi «siano inclusi anche le migliaia di fascicoli giudiziari prova del suo vero valore politico. Craxi non era uno statista, è stato solo il fondatore del sistema dei finanziamenti illeciti ai partiti, un incallito corrotto e corruttore che ha distrutto il sistema economico italiano fondandolo sul meccanismo clientelare piuttosto che su quello meritocratico. Un meccanismo per cui appalti e lavori pubblici finirono nelle mani del miglior offerente invece che del più capace».«Una fondazione, quella Craxi, che scioglierei oggi stesso, poichè – incalza Di Pietro – rifinanziata attraverso il medesimo sistema creato dall’individuo a cui è dedicata: quello del clientelismo. Propongo altre fondazioni ai politici e sodali del Bettino d’Hammamet, dispersi nei maggiori partiti politici italiani: quella dedicata a Mangano o a Rocco Muscari».Per concludere con un attacco a un altro protagonista della vita economica e politica che non c’è più: «nei prossimi giorni darò spazio ad un’altra fondazione all’altezza della precedente: la Fondazione Agnelli, dedicata all’omonimo corruttore, meglio conosciuto dai politici sotto le spoglie di senatore a vita Giovanni Agnelli».

  24. CONTRO LE INGERENZE DELLA CHIESA CATTOLICA NELLA POLITICA ITALIANALa Chiesa cattolica pretende di avere il monopolio della validità delle espressioni in alcune materie come la vita, la morte, le modalità con le quali le persone, anche dello stesso sesso, si rapportano.Il Papa continua a chiamare i politici cattolici all’ordine, a seguire le imposizioni della Chiesa.Così facendo violerebbero l’articolo 67 della Costituzione che sancisce che i parlamentari esercitano la loro funzione “senza vincolo di mandato”.Noi chiediamo alla Chiesa cattolica di non interferire nella vita politica dello Stato Italiano Laico.Chiediamo ai nostri politici di rispettare l’articolo 67 della Costituzione e promulgare leggi in materia divita, morte, convivenze in linea con le altre grandi democrazie occidentali.Inoltre il mass media non trattano mai alcune vicende “scottanti” (immaginiamo il perchè…). Sono ben accetti contributi da parte di tutti voi.

  25. Un Partito ItalianoGli appuntamenti agostani della politica hanno riproposto, come ogni anno tranne quello dell’ictus, le esternazioni di Umberto Bossi Ministro di qualche cosa e, da sempre, leader indiscusso della Lega Nord. Le tre boutade bossiane hanno riguardato le gabbie salariali, l’introduzione del dialetto a scuola e la sostituzione dell’Inno di Mameli.Successive rettifiche, come era facile prevedere, hanno condensato il discorso sulle gabbie salariali, ovvero sulla possibilità di avere stipendi e salari non più legati al tipo di lavoro ma al costo della vita, completando il processo partito nel 1984 quando gli stipendi e i salari, con una legge voluta da Craxi e confermata da un referendum popolare, furono slegati dal costo della vita. Venne cioè abolita la scala mobile, meccanismo che difendeva il potere d’acquisto di salari e stipendi.La storia ha dimostrato che quel meccanismo imputato di rovinare l’economia Italiana non aveva alcuna colpa come non la avevano le pensioni e tutto quanto è stato cancellato nei diritti dei lavoratori. Le crisi si susseguono e sempre peggiori nonostante questi provvedimenti siano stati perseguiti.L’idea, bossiana e non solo, di caratterizzare le regioni del paese in modo sempre più marcato segue un percorso ben chiaro e definito e, purtroppo, condiviso da tanti ipocriti che fanno finta di opporvisi. L’idea delle “contee” nelle quali tanti piccoli Sceriffi di Nottingham esercitano il loro dominio in quanto capi della banda più grossa, quella che i professori bravi chiamano la “balcanizzazione” dell’Italia, passa attraverso questi segnali e questi messaggi. Il Sultano perirà o sarà fatto perire presto e non v’è alcuno all’orizzonte che sappia tenere Micciché (e quello che rappresenta) e Salvini (e quello che rappresenta).Dell’altra sponda, al momento, meglio non parlare.Due osservazioni a riprova della tesi.1 – Qualcuno, sciocco o in malafede, marchia come boutade e stravaganze i messaggi della Lega e invece la Lega lega, lega le mani al governo, lega i suoi sostenitori, lega la sua azione tattica ad un disegno strategico, unico partito serio del Paese con una organizzazione seria, con militanti seri e una classe dirigente ormai padrona dei meccanismi più delicati del governo locale e nazionale.2 – Nel panorama parlamentare non esiste alcuna forza politica che si dichiari Italiana se non l’Italia dei Valori che ha il nome del paese nel simbolo. PdL, PD, UdC, Pr, MPA sono gli altri. Poiché i Partiti sono forieri di notevoli spese di consulenza è evidente che gli studi pubblicitari ai quali hanno commissionato le analisi di marchio hanno sconsigliato il riferimento all’Italia e agli italiani considerandolo, probabilmente, come un disvalore o comunque un minus. Nella prima repubblica l’italianità era un possente valore simbolico, tranne la Democrazia Cristiana tutti i partiti importanti si caratterizzavano come italiani. Lo stesso Berlusconi scese in campo con il tricolore e il richiamo patriottico, e Alleanza Nazionale aveva Mameli come Inno di Partito. Poi tutto è stato sacrificato a qualcosa di dichiarato temporaneo ma, a mio modesto avviso, elemento di un percorso scritto e concordato nei santuari del potere economico e finanziario mondiale fin dagli anni ’90 del secolo scorso.Non so bene se sia giusto o sbagliato. La mia cultura politica internazionalista dovrebbe farmi salutare con piacere la caduta dei simboli nazionali, la mia cultura del rispetto e della tradizione dovrebbe farmi salutare con piacere la tutela delle minoranze e delle tradizioni linguistiche, l’appartenenza nominale al termine comunista della Repubblica Popolare Cinese dovrebbe farmi salutare con piacere il sorpasso dell’economia del Celeste Impero nei confronti dello Zio Sam e anche in Cina ci sono gabbie salariali incredibili, eppure non ci riesco.Non riesco a staccarmi dall’idea dell’Italia una e indivisibile popolata da Italiani diversi nella personalità ma uguali nei diritti e nei doveri, non riesco a staccarmi dall’idea che l’Italia sia un paese in grado, per storia e cultura, di suggerire regole di convivenza capaci di garantire condizioni di umanità e migliore qualità della vita sia nella culla del capitalismo che sull’altare del comunismo, non ci riesco proprio e continuo a nutrire la speranza che possa esistere un Partito che assuma questi valori, sarei felice sa fosse un Partito Comunista ma, di questi tempi, mi accontenterei anche se fosse solo Italiano.

  26. Per favore, leggete questo articolo ATTENTAMENTE! UN GRAZIE A CHI PER PRIMO LO HA PUBBLICATO E A CHI LO CONDIVIDERA’Sono andata ad una festa e mi sono ricordata quello che mi avevi detto:di non bere alcolici. Mi hai chiesto di non bere visto che dovevo guidare, così ho bevuto una sprite. Mi sono sentita orgogliosa di me stessa, anche per aver ascoltato il modo in cui, dolcemente, mi hai suggerito di non bere se dovevo guidare, al contrario di quello che mi dicono alcuni amici. Ho fatto una scelta sana e il tuo consiglio è stato giusto. Quando la festa è finita, la gente ha iniziato a guidare senza essere in condizioni di farlo. Io ho preso la mia macchina con la certezza che ero sobria. Non potevo immaginare, mamma, ciò che mi aspettava… Qualcosa di inaspettato! Ora sono qui sdraiata sull’asfalto e sento un poliziotto che dice: “il ragazzo che ha provocato l’incidente era ubriaco”. Mamma, la sua voce sembra cosí lontana! Il mio sangue é sparso dappertutto e sto cercando, con tutte le mie forze, di non piangere. Posso sentire I medici che dicono: “questa ragazza non ce la fará”. Sono certa che il ragazzo alla guida dell’altra macchina non se lo immaginava neanche, mentre andava a tutta velocità. Alla fine lui ha deciso di bere e io adesso devo morire… Perchè le persone fanno tutto questo, mamma? Sapendo che distruggeranno delle vite? Il dolore è come se mi pugnalasse con un centinaio di coltelli contemporaneamente. Dì a mia sorella di non spaventarsi, mamma, dì a papà di essere forte. Qualcuno doveva dire a quel ragazzo che non si deve bere e guidare… Forse, se I suoi glielo avessero detto, io adesso sarei viva… La mia respirazione si fa sempre più debole e incomincio ad avere veramente paura. Questi sono I miei ultimi momenti, e mi sento così disperata… Mi piacerebbe poterti abbracciare mamma, mentre sono sdraiata, qui, morente. Mi piacerebbe dirti che ti voglio bene. Per questo… Ti voglio bene e… Addio.Queste parole sono state scritte da un giornalista che era presente all’incidente. La ragazza, mentre moriva, sussurrava queste parole e il giornalista scriveva… Scioccato. Questo giornalista ha iniziato una campagna contro la guida in stato di ebbrezza. Se questo messaggio è arrivato fino a te e lo cancelli… Potresti perdere l’opportunità, anche se non bevi, di far capire a molte persone che la tua stessa vita è in pericolo. Questo piccolo gesto può fare la differenza.UN’INVITO A RIFLETTERE, ANCHE IO HO 2 FIGLI.BASTA UN BICCHIERE DI TROPPO.NON REDDENDOSI CONTO DELLE CONSEGUENZE CHE POSSONO CAUSARE.PREMETTO CHE NON TUTTI SONO COSI.ho ricevuto svariati messaggi …dove molti si sono resi conto che un bicchiere di troppo puo’ costare una vita o piu’..in molti hanno promesso che in caso di un bicchiere di troppo non permetteranno alla persona di mettersi alla guida .condividete e fate girare questa nota affinche possiamo noi con un piccolo sacrificio salvare una vita!!!!!!

  27. Ringrazio Francesco per questa toccante e tragica testimonianza. Ho un’età che mi consente alcune considerazioni. secondo me in giovane età (almeno fino ai venti anni) il fisico non è completamente pronto per metabolizzare l’alcool (ed anche il tabacco) e purtroppo gli effetti devastanti sono più gravi nei giovanissimi. Tra le tante colpe della mancata educazione dei figli che tante famiglie moderne hanno ci sia anche questa disattenzione. Non è possibile che non ci si renda conto di quando un figlio/a rientra in casa (fortunatamente) abbia ecceduto con certe sostanze.Mi spiace tantissimo per la gioventù di oggi che, se passerà indenne dalla violenza, sempre più rappresentata, dall’abuso di sostanze e di rumori, si ritroverà vecchia e sorda molto prima del tempo, a niente servono le palestre (dove magari si rifilano altre sostanze dannose). Gli organi tipo fegati, pancreas, cuore, polmoni, orecchie, occhi e cervello saranno minati anzi tempo. Cari auguri a tutti giovani e meno giovani.

  28. le parole di guella ragazza sono molto toccanti visto che anchio oh due figli e cerco sempre di far capire a mio figlio di non bere e di non salire in auto con amici che sono ubriachi ma il problema non si potra mai risolvere se lo stato non infligge delle pene molte pesanti ,in moto che chi beve un bicchiere in pu sa a cosa va incontro,perche per colpa loro ci sono famiglie disttrutte dal dolore che non si potra mai colmare,puttroppo i carceri sono pieni e allo stato costano parecchio allora perche in base ai reati non ritorniamo ai lavori forzati e con i loro lavori si mantengano loro stessi-spero che chi ne a il potere faccia qualcosa e aiuti queste famiglie distrutte

  29. Padana ignoranza……..La tendenza è prenderli in giro. Stabilito che ormai, ogni giorno che passa, la Lega si inventa una scemenza nuova , c’è la tentazione di buttarla sul ridere. L’ultima viene dal ministro leghista Luca Zaia, che vuole gli stemmi delle regioni e dei comuni sulle magliette delle squadre di calcio italiano. Per valorizzare il territorio. Eccerto. E poi vuole anche un’altra cosa: il tg regionale condotto in dialetto del luogo e non in italiano. Molto interessante. Uno si chiede: perché? Ma soprattutto: come gli viene in mente? Gli viene in mente perché la Lega è un partito arcaico e lontano dalla modernità. Un partito fatto da gente che ha paura, e ha paura perché non capisce, perché non ha strumenti per evolversi, perché sono ignoranti, perché hanno diffidenza verso il diverso, il diverso da loro, e quindi lo vogliono espellere dalla comunità. Il leghismo è una forma di razzismo imploso. Non è il razzismo di chi pensa di essere superiore agli altri, ma è il razzismo di chi ha paura che ti portano via quello che è tuo, è il razzismo del chiudiamoci nel paesello e difendiamoci da tutti. E rimaniamo immobili e non facciamoci notare.La patria del leghista, lungi dall’essere l’Italia, non è neppure la padania, come sostengono loro. Il leghista ha una patria che alle volte non supera i duemila metri quadri della frazione in cui vive. Il leghista diffida di meridionali e stranieri perché in realtà diffida già di quelli del paese accanto, a un chilometro di distanza, e anche quelli sono diversi, perché parlano un dialetto che non assomiglia al proprio, e soprattutto perché sono quelli del paese accanto. Il leghista si unisce con il paesano del paese accanto solo se trova i Tartari fuori dalle mura. Solo se si inventa un nemico più grande, perché quelli che hanno una mentalità del genere diffidano di tutti. Persino delle loro famiglie. Il leghista che vuole film e ora telegiornali in dialetto per la verità non sa cosa sia il dialetto. Sa cosa è il suo dialetto, ma non immagina, o finge di non sapere, che il suo dialetto ha una portata territoriale di qualche chilometro, forse qualche decina di chilometri, perché poi il dialetto cambia, e alle volte da un paese all’altro neanche ci si capisce. Il leghista non vuole il federalismo, vuole la piccola patria, non è contro l’unità d’Italia, è contro i meridionali, innanzi tutto. Vuole l’autonomia e la valorizzazione regionale non per una missione culturale, ma perché può tirare su un muero altissimo e convivere con la propria ignoranza. E poi lo stemma comunale sulle maglie dei calciatori. Come se il calcio avesse bisogno di appartenenze, come se non si sapesse che a Torino la Juventus è seguita certo, ma che ci sono più juventini al sud piuttosto che al nord. Altro che stemma comunale. Le squadre sono il cuore dei tifosi, non l’appartenenza a una città. Padana ignoranza…

  30. Altro che spoils system: le nomine prossime venture, decise a Palazzo Grazioli dal proprietario di Mediaset, vedranno l’occupazione manu militari del Tgr (con sostituzione annessa di otto capiredattori di otto sedi regionali)Non fosse tragica, sarebbe comica questa storia della Rai. Mentre tutti fanno un gran parlare delle nomine per Rai3 e Tg3, mentre Gasparri ulula qualcosa sul «ricatto» operato dal Pd su Viale Mazzini e vari giornali discettano sulla terza rete persa nelle spire del congresso dei democratici, il centrodestra si apparecchia la più colossale spartizione della tv pubblica a cui mai si sia assistito.Altro che spoils system: le nomine prossime venture, decise a Palazzo Grazioli dal proprietario di Mediaset, vedranno l’occupazione manu militari del Tgr (con sostituzione annessa di otto capiredattori di otto sedi regionali), di Rainews, di Rai International, della Sipra, mentre si fortifica il possesso di Raifiction puntando, nel frattempo, a creare un varco per «svuotare» Rai3.Beppe Giulietti, portavoce dell’associazione Articolo 21, non ha peli sulla lingua: «Giustamente il Pd ha dichiarato che non ostacolerà in alcun modo le nomine. Ora chieda al direttore generale Masi se sa garantire l’autonomia della televisione di Stato rispetto ad organigrammi decisi a casa del premier». Eh sì, perché il quadro che uscirebbe da siffatto organigramma – già rallegrato dalla direzione minzoliniana del Tg1, dal possesso di Rai1 e Rai2 – è totalizzante, e risponde sostanzialmente all’esigenza di completare la trasformazione della Rai in una fortezza dell’informazione a senso unico. Un quadro in cui anche i cattolici moderati oramai sono di disturbo. Partiamo, non a caso, dalle testate regionali: la guida di Angela Buttiglione, vicina all’Udc, non è considerata sufficentemente «affidabile». Pertanto si parla di una sua sostituzione con Alberto Maccari (An), mentre il condirettore dovrebbe essere Alessandro Casarin (Lega). C’è una variante più oltranzista, che vedrebbe a capo del Tgr Piero Vigorelli, scelta che però verrebbe considerata troppo oltranzista sinanche da una fetta di Pdl. Comunque, qui si tratterebbe di sostituire i redattori capo di otto sedi regionali, tra cui quelle di Torino, Milano, Venezia e Palermo. Evidentemente troppo di sinistra Corradino Mineo alla guida di Rainews. Idem Rai International: via Piero Badaloni, a quanto pare per far spazio a qualcuno magari di An. Geniale la pensata di sostituire un gentleman aziendalista come Maurizio Braccialarghe come amministratore delegato della Sipra, che è la concessionaria che gestisce in esclusiva la pubblicità su tutti i mezzi (radio, tv e web) e le piattaforme Rai, dunque la «cassaforte» di tutta la baracca: per la sua poltrona si torna a parlare del forzista Antonio Martusciello, che già ebbe un passato in Sipra ma anche in Publitalia. E il povero Fabrizio Del Noce? Per anni spina dorsale di una Rai1 azzurra, oggi è a tal punto inviso da non poter reggere manco l’interim di RaiFiction: ecco dunque spuntare ancora una volta l’aureo nome di Carlo Rossella, già direttore sia del Tg1 che del Tg5, successivamente messo a capo della Medusa (la casa di distribuzione e produzione cinematografica di Mediaset).No, non è un bello scenario. «Anzi, è in atto un vero e proprio saccheggio», dice il senatore Pd Vincenzo Vita. Che ha gioco facile nel ricordare le numerose occasioni in cui i maggiori leader Pdl hanno avuto modo per mostrare tutto il proprio fastidio verso la Rai3 di Paolo Ruffini e le sue creature più distintive: Fabio Fazio, la Dandini, ovviamente Report e Blob, ma anche Ballarò e persino il Bertolino. E allora non è escluso che nella grande confusione la tentazione di svuotare Rai3 abbia un certo fascino negli ambiti più vicini a Re Silvio. «E non la chiamate emergenza democratica questa?», conclude Vita, che rilancia l’idea di una grande iniziativa nazionale dell’opposizione sui temi dell’informazione e della televisione pubblica.

  31. ma quando si decidera’ l’opposizione a fare qualcosa degna di questo nome e ad opporsi con tutti i metodi ( anche cruenti!) all’ arroganza di questi quattro ducetti?

  32. Dopo alcuni anni di oblio, nelle ultime settimane in Italia è riemersa con forza la questione meridionale. In realtà essa è al centro dell’identità stessa del Bel paese. L’Italia moderna, quella vera, madre dell’Italia attuale, si è fatta con l’annessione del meridione, con lo sbarco dei mille di Garibaldi.Quella spedizione, sostenuta dagli inglesi per ampi motivi geostrategici, diede un’altra dimensione al progetto di espansione sabauda che da allargamento territoriale di un piccolo regno tipo Belgio con capitale a Torino, si trasformò nell’invenzione di un nuovo grande stato europeo. Quella spedizione fu l’espulsione dell’influenza francese dallo stivale, che durava almeno dai tempi di Napoleone, ed era testimoniata dalla presenza delle truppe di Parigi a difesa della Roma papalina, e dall’uso del francese proprio in quel regno di Savoia che aveva guidato l’unità d’Italia. La distruzione del regno pontificio, elemento di continuità politica e ideale con l’impero romano, e per secoli freno all’unità politica dell’Europa e dell’Italia, era per Londra anglicana e “anti papista” uno degli altri convenienti risultati dell’iniziativa garibaldina e savoiarda. Ma millenni di divisioni non si dimenticano con un’alzata di spalle o poche fucilate di mille esagitati in camicia rossa. Così la nuova Italia fu subito tormentata dalla questione che prese il nome di “meridionale”.Con il passare dei decenni, fino ad oggi la questione ha preso varie facce, quella dell’insurrezione nella guerra del brigantaggio, subito dopo l’unità nel 1860, quella della massiccia espulsione, attraverso l’emigrazione, della gente e dei briganti in America dopo la fine di quella guerra contro i briganti. Se si vuole usare un termine in voga oggi: la pulizia etnica di ora è il nome che si può affibbiare all’emigrazione ieri, visto che forse metà dei meridionali fu mandata all’estero per limitare la pressione sociale e politica in quelle nuove aree di conquista.In Italia la questione meridionale prese un nuovo tono dopo la prima guerra mondiale, con tentativi di sviluppo in loco pilotati da Roma, e una continuazione più limitata della politica di espulsione-emigrazione. Arrivarono le politiche di sviluppo, le casse del mezzogiorno, l’emigrazione stavolta “solo” in nord Italia, insomma tutte le ricette buoniste e non semplicemente repressive applicate nei decenni precedenti. Esse tenevano conto che i meridionali erano una macchina di consensi, di voti, quelli cruciali nel dopo-seconda guerra mondiale che avevano fermato la vittoria elettorale dei comunisti.Circa un secolo dopo la fine della guerra al brigantaggio, negli anni ’80 del ‘900 però Umberto Bossi fondò con la Lega un movimento separatista del nord. Esso altri non era che l’ammissione della sconfitta del progetto di unificare l’Italia. In altre parole Bossi parlava, e parla, sempre di questione meridionale, ma in altre forme: dicendo non ci si può fare niente, siamo diversi, bisogna separarsi. I dettagli della separazione possono essere discussi, ma in realtà sono, appunto, dettagli, perché quello che Bossi ha fatto è stata un’operazione garibaldina alla rovescia. Riconosceva il fallimento dell’unità e poneva il problema che l’Italia doveva, e deve, essere rifondata su altre basi che non siano il vecchio ingenuo sogno di Garibaldi.Il presidente della regione Sicilia che nei mesi scorsi ha guidato la “rivolta” del sud contro il nord, e che per ironia della storia si chiama con un nome “leghista”, Lombardo, ha sancito dopo decenni di insulti leghisti che sì, questo matrimonio non si “aveva da fare” e che ora bisogna ricominciare da capo.Il punto è questo ed è fondamentale: bisogna ripensare profondamente l’unità d’Italia, bisogna riaffrontare la questione meridionale. Questo implica che per l’Italia sono necessarie forme statuali diverse, soluzioni politiche particolari, come sono quella del federalismo fiscale, delle gabbie salariali (comunque le si vogliano chiamare) nell’ambito di un mondo che si è fatto più grande, che non sopporta i pesi piccoli, e di un’Italia, oggi peso medio, che è parte dell’Unione europea. Cosa sarà dell’Italia (o delle Italie) nel futuro, nell’ambito di un mondo dove l’asse strategico si è spostato sul Pacifico e dove emergono ipernazioni come la Cina o l’India, da oltre 1 miliardo di abitanti? Inoltre, rimane la sostanza storica che millenni di diversità non possono essere annullati ignorandoli. È da qui che bisogna partire, o ripartire.Infine c’è l’oggi immediato. I problemi concreti oggi sono quelli di sviluppo. Il sud è arretrato, non in sintonia con il nord. Ciò perché manca imprenditoria, o perché è emigrata al nord (problema sociale) o perché c’è una cultura feudale che ha infestato anche il nord, e si manifesta nella mafia. Qui il principio è: io capo bastone sono padrone del territorio, perché ho la forza di impormi, non lavoro, non produco e voi mi pagate. La logica culturale è quella del vecchio feudatario.Di fronte a questa cultura e questo potere ci sono in sostanza due cose da fare: venirci a patti o farci la guerra, o un misto dei due, cioè scegliere un gruppo mafioso, ottenerne l’accordo in cambio della collaborazione contro gli altri, concedere perdono e pretendere un cambio di natura della cosca “vincente”.Tentativi simili sono stati compiuti in passato ma non si mai fatto nulla nell’ambito di una strategia finalizzata a sradicare questa idea feudale, che è un impedimento alla crescita economica e politica dell’Italia meridionale. La nuova economia non feudale, imprenditoriale deve affermarsi contro la vecchia economia feudale.Il semplice sradicamento del potere feudale dei capi bastone senza sostituzione di cultura sociale e economica, cioè crescita dell’economia di mercato, come si chiama in Cina, dell’impresa moderna, porta solo alla ricrescita del feudalesimo rafforzato dalla crisi temporanea.Per questo occorrono politiche di incentivi per investimenti e premi per le imprese che fanno profitti, non aiuti, che rischiano di essere succhiati dal potere feudale. Questo si può fare nell’ambito di una o due Italie. Ma certo se il sud comincia a crescere economicamente, il nord avrà un interesse a stare unito e il sud a staccarsi. L’Italia si fa solo se comincia da sud, come con Garibaldi, oppure, questa Italia, sarà davvero meglio spezzarla.

  33. L’ULTIMA FIGURA DI MERD……. INTERNAZIONALE DI BERLUSCONIBRUXELLES – Sono “molto fiero” dei portavoce della Commissione europea, che godono “di tutta la mia fiducia e il mio appoggio, anche perché nessuna altra istituzione al mondo si mette a disposizione della stampa per rispondere a ogni domanda, dalle auto all’influenza A”. Risponde così il presidente dell’Esecutivo di Bruxelles, José Manuel Barroso, alle parole del premier italiano, Silvio Berlusconi, contro i commissari ed i portavoce dell’Unione ‘troppo loquaci’ che mettono in difficoltà i governi nazionali. Al Cavaliere non era infatti andato giù il fatto che fosse stato annunciato – e non per bocca di Barroso in persona – una richiesta di chiarimenti all’Italia sul respingimento dei migranti del Corno d’Africa. Berlusconi era persino arrivato a minacciare il ritiro del voto italiano, con il rischio di bloccare i lavori della Ue, qualora non fossero stati azzittiti tutti portavoce e i commissari.Gli ha risposto oggi Barroso con una frase che la dice lunga sulla distanza siderale tra il punto di vista del premier italiano e il resto della politica europea. Il presidente della Commissione sottolinea, come elemento di pregio, il fatto che quella da lui governata sia l’unica “istituzione al mondo che si mette a disposizione della stampa per rispondere ad ogni domanda”. Il premier italiano gradisce, al contrario, una stampa a disposizione del suo governo e che di domande non ne ponga affatto. Da qui l’attacco contro qualsiasi forma di dissenso interno ed esterno.“Ci sono persone che a volte non comprendono l’originalità della Commissione, che ha non solo il diritto, ma il dovere di dare informazioni a tutti i cittadini” ha detto ai cronisti, Barroso, durante la presentazione del programma politico per il suo secondo mandato. E informare “è ciò che fa ogni giorno con il servizio dei portavoce, di cui sono molto fiero. Non c’è nessun altro organismo amministrativo a livello internazionale che si metta ogni giorno al servizio dei cittadini”. Infine l’ultima stoccata al Cavaliere: “Io sono intransigente nella difesa delle prerogative delle istituzioni europee e in particolare della Commissione che deve comunicare su una base di lealtà verso gli stati membri”.Barroso, pur in una fase di estrema vulnerabilità e debolezza (il mancato sostegno italiano in sede di voto all’Europarlamento, potrebbe affossare il suo reincarico alla guida della Commissione) imbocca la strada più difficile: la (dura) replica alle minacce di Berlusconi. Un fatto che la dice lunga su quanto grave sia la preoccupazione e l’imbarazzo degli altri stati membri di fronte agli atteggiamenti filo-eversivi del Cavaliere.Già ieri, sulla scontro aperto dal presidente del Consiglio italiano, si era espresso il ministro delle finanze svedese, Anders Borg, in nome del presidente di turno della Ue, affermando: “Spero che la Commissione europea continuerà a rispondere alle domande in modo aperto e trasparente”. Sempre ieri, anche il commissario agli Affari economici e monetari Joaquin Almunia, nel corso di una conferenza stampa, aveva ironizzato sui toni da caudillo di Silvio Berlusconi. “A quale presidente devo chiedere il permesso di parlare?” ha scherzato con i giornalisti Almunia, aggiungendo: “non posso parlare, non ho il permesso”.

  34. siete delle merde schifose poveri stronzi

  35. planet299 sei per caso una escort? o nel libro paga di Pirlosconi. La merdaccia sei tu!

  36. L’unico che non può togliere la libertà di parola è il nano nonostante la sua potenza. Ognuno può esprimere le proprie opinioni e giustamente la commissione europea le comunica agli abitanti europei. E’ l’unico modo per noi di conoscere come stanno esattamente le cose, visto che tutta l’informazione in Italia è nelle mani della famiglia Berlusconi eccettuato qualche giornale ancora indipendente che il beneamato vorrebbe far tacere. E l’ipocrita ha il coraggio di dire nel tg delle 20 de 4/9 che tutta l’informazione è falsa, su una TV che pago anche io e sul quale non ho potuto rispondere perchè al solito ha fatto il comizio, in quanto la libertà non sà neppure dove è di casa.

  37. Ho dimenticato una cosa; se proprio il nano vuole fare come gli pare, c’è un sistema semplice: é sufficiente uscire dall’Unione Europe ed entrare nell’unione africana di gheddafi, auguri!!!

  38. EDITORIALEdi + Giovanni Climaco Mapelli Arcivescovo I DUE DINO LA CHIESA DELLA SOLIDARIETA’ E LA CHIESA DELL’INDIFFERENZA E DEL SILENZIODino Boffo riceve la solidarietà di tutta la CEI e del Vaticano al completo, l’altro Dino, il gay accoltellato a Roma, solo indifferenza e silenzio Una breve riflessione mi ha suscitato tutto il baillame accaduto in questi giorni di fine vacanze in Italia intorno al cosiddetto “caso Boffo”:il Direttore di Avvenire, il quotidiano dei Vescovi italiani, si è dimesso dopo le accuse mossegli dal Giornale di Feltri (di proprietà casa Berlusconi) di essere un omosessuale, che nel 2002 aveva molestato pesantemente la moglie di un uomo col quale lui intratteneva una relazione omofila e di essere stato per ciò stesso condannato dal Tribunale di Terni .Ebbene, più di tutto il can can mediatico e politico che si è sollevato, con prese di posizione altisonanti, da politica di bettola italiana come di fatto è da tempo, mi ha colpito l’attestato unanime di tutta la Chiesa cattolica romana ai suoi vertici verso un gay tra l’altro processato per un reato di carattere passionale collegato ad una relazione omosessuale o omofila.Non può non balzare anche all’occhio del più distratto tra gli spettatori di questa kermesse della solidarietà cattolica una totale disparità di trattamento, un assoluto diverso e ingiusto modo di trattare le persone da parte dei Vescovi e Cardinali.Da una parte le solidarietà si sprecavano per Boffo, dall’altra nessuna parola, neanche una, neanche la più timida e semplice per i gay che in questi giorni stessi sono stati presi di mira da una escalation di omofobia e di violenza inaudita.A Roma un altro Dino, che non si chiamava Boffo, è stato aggredito e accoltellato e giaceva da giorni in un ospedale della capitale, quasi in fin di vita.Era un ragazzo gay che ha pagato un gesto di affetto, un bacio o un abbraccio, al suo compagno, con una coltellata in pancia, perchè non doveva esprimere in pubblico quell’amore, quel suo sentimento di amicizia e amore ad un altro ragazzo, ad un altro uomo.Era per difendere la purezza e illibatezza dei sentimenti di due ragazzini quattordicenni presenti alla scena di affetto tra gay, che quell’energumeno gli ha sferrato in pancia la lama di un coltello, dicendo poi di essere stato provocato.Oggi leggiamo però di minorenni che in gruppo, o in branco stuprano una ragazzina di sedici anni: le due cose sembrano distanti in realtà hanno qualche collegamento.I paladini dell’omofobia, dell’odio verso il gay perchè ama “diversamente”, sono gli stessi che disprezzano la donna, la sua dignità femminile, fino al punto da violentarla in tanti, a turno.E’ l’idea maschilista della società e dei rapporti umani: l’altro viene usato e abusato,l’altro non ha una dignità propria, è solo un oggetto che deve soddisfare i miei desideri o le mie pulsioni. Nel caso del gay è una persona indegna di vivere, perchè disorienta la mia pulsione eterosessuale di maschio pronto a dominare e a violentare e mette in crisi la mia idea di virilità, dall’altra la donna è l’oggetto da sfruttare e da dominare poichè è lei che suscita gli impulsi che non so dominare, ed è lei che deve pagare per ciò che mi provoca dentro.La donna che non si concede, colpevole di provocare le mie pulsioni, è la donna che merita di essere stuprata, poichè è solo col possesso e il soddisfacimento brutale dei miei istinti che io metto a tacere la debolezza che lei stessa mi fa’ provare quando sento il bisogno del suo corpo.E’ chiaro che non vi è educazione sentimentale e sessuale qui.A qualcuno poi forse potrà sembrare strano o addirittura sconvolgente, ma questo modo di pensare è il modo stesso di una cultura e di una teologia cattolica arcaica.Quella che metteva nella pulsione sessuale stessa un’idea originaria di male, una specie di peccato originale,e che poi trovava nella sublimazione della castità il bene supremo: è ovvio che una tale soluzione del problema sessuale non trovava molti adepti e che di fronte a pochi asceti, lunga era anche nella Chiesa la scia di coloro che vivevano nel compromesso.Ora, l’idea del sesso come demone da dominare ha prodotto menti giovanili demoniache,poichè di fatto del sesso non conoscono nulla (e non devono conoscere nulla! questo era l’imperativo moralista), e soprattutto non hanno neppure un’idea relazionale e interpersonale della sessualità, come scelta e libertà della persona, abituati come sono da famiglie e genitori sostanzialmente arcaicamente cattolici quand’anche nemmeno più praticanti, a trattare il sesso con disprezzo o sotto l’interdetto del silenzio (il classico tabù ) e come mero impulso: lo stesso impianto arcaico della dottrina sessuale della Chiesa cattolica romana mai del tutto venuto meno.E’ per questo che dilagano questi delinquentelli del sesso e dello stupro, poichè a fronte di una dottrina sessuale oppressiva, sono cadute tutte le remore e tutti i divieti antichi, e non si è costituita un’idea e una cultura nuova della sessualità a partire dalla positività della sessualità stessa e del valore della persona che la esprime.Si è caduti, nell’assenza di ogni riferimento valoriale, in un mero gioco animale, e si è passati all’istintualità fine a se stessa.La televisione e i media con le loro associazioni tra sesso droga e violenza (che sono gli ingredienti orma soliti di ogni fiction ) hanno fatto il resto.Oggi scindere il sesso dalla violenza e dall’abuso è ben difficile.Tornando – dopo questa digressione sui giovani e il sesso – al ragazzo gay accoltellato a Roma, dobbiamo dire che proprio i gay subiscono doppiamente questa cultura del peccato e della violenza, cioè sono attaccati quasi quotidianamente dalle gerarchie cattoliche perchè ritenuti colpevoli di introdurre un vulnus e un disordine in quella sessualità santa e giusta della famiglia, quella dell’uomo e della donna, (non fa’ nulla se anch’essa inficiata dalla violenza domestica e dal sopruso) e dall’altra vengono aggrediti da quella cultura generazionale giovanile omofoba che vede nel gay il debole e un affronto al proprio sessismo, che va soppresso.Omofobia sociale giovanile e condanna della Chiesa vanno di pari passo.Sesso unito a violenza sono gli ingredienti stessi anche della dottrina cattolica sulla sessualità, infatti i religiosi e i preti fanno una violenza su se stessi per dominare gli impulsi del sesso (quelli impersonali, in una visione del sesso impersonale e a-personale) mentre gli altri, i giovani non religiosi, non li dominano affatto e anzi li rovesciano violentente sui corpi delle loro vittime.Sulla donna con lo stupro e sul gay o la lesbica con le botte.Di fatto però è lo stesso impianto strutturale e la stessa visione del sesso che determina l’una e l’altra cosa.E il silenzio del cardinal Bagnasco e dei Vescovi, come del Vaticano, di Bertone o del Papa stesso, di fronte ai gay pestati e accoltellati, è il silenzio di coloro che -mentre a Boffo ignaro gay cattolico della moralità e della trasparenza si profondono in solidarietà di maniera più o meno sentite – ai gay che invece stanno nelle strade omofobe di Roma, incarnatori della sessualità non dominata, e colpevoli di essere il corpo stesso del desiderio loro inconscio mai sopito, non degna neanche una parola, neppure quando rischiano di morire o muoiono uccisi, perchè sono l’emblema stesso incarnato del peccato.Accadde così anche per gli Ebrei quando morivano deportati e uccisi dai nazisti: era l’antisemitismo arcaico e la percezione dell’ebreo come peccatore irriducibile (che rifiutava la salvezza di Cristo ) come il gay che non si pente oggi, che paralizzava la condanna del Vaticano e della Chiesa dell’antisemitismo stesso di allora, come dell’omofobia oggi!DINO BOFFO E DINO di ROMA NON SONO DUE PERSONE UGUALI PER LA CHIESA CATTOLICA ROMANA: UNO E’ DEGNO DI QUALCHE COSA, L’ALTRO NO!

  39. Berlusconi è pronto ad andare in aula a spiegare che non solo non è un gran porco, ma nemmeno impotente.E due. Non pago della scivolata sull’«utilizzatore finale» (per cui fu bacchettato da un’amico di Berlusconi come Giuliano Ferrara che la definì «una bestialità culturale e civile »), Ghedini arriva a lambire i confini del trash fornendo in un’intervista al Corriere l’interpretazione autentica di alcuni dei motivi per cui il premier ha querelato l’Unità: «Ma scusi: ma se io ora dicessi che lei è un gran porco? Eh? Un gran porco e, per giunta, impotente? E se lo dicessi a tutti gli italiani? Mi risponda sinceramente: si arrabbierebbe o no?». Del resto «un giornale non può scrivere che una persona è impotente, è un maiale, senza aspettarsi che la persona accusata si dispiaccia e reagisca». Il premier si è offeso.L’onere della prova spetta alla controparte, ma, certo, il Cavaliere «è pronto a spiegare che non è un gran porco ma nemmeno impotente». Papale papale.Va detto che da Noemi alla D’Addario e poi ancora, quello che si squaderna ogni giorno sotto i nostri occhi (e alle nostre orecchie) dà ragione alla convinzione di quel vecchio saggio di Woody Allen: «La vita non imita l’arte, ma solo la cattiva televisione ». E in quanto avvocato del premier (oltre che deputato del Pdl) evidentemente Ghedini non può far altro che seguire l’onda. Ma senza dubbio ci mette del suo. Ogni tanto s’incaglia sui suoi modi spicci e non si accorge di partire per la tangente.Già la prima volta, quella dell’«utilizzatore finale» che gli valse critiche trasversali, le più aspre provenienti dal suo stesso schieramento, dove molti si chiesero se i servigi dell’(abile) avvocato fossero sufficienti a compensare le gaffes del (maldestro) comunicatore.Allora la sua stella parve appannarsi un po’. Lui si scusò, dicendo che parlava da avvocato, ma era un’altra storia.Ora a entrare in gioco non sono le scuse, ma il cattivo gusto (per tacere del senso dell’opportunità istituzionale).Forse Ghedini non lo sa, ma anche lui imita la cattiva televisione.

  40. Quattro domande a Massimo D’AlemaI quattro quesiti de Il Tempo rivolti all’ex presidente del Consiglio sulla cena elettorale finanziata dall’imprenditore pugliese …….1 – Non chiede ai suoi collaboratori le referenze dei promotori delle cene elettorali?2 – È vero che al ristorante La Pignata era seduto accanto al signor Tarantini?3 – Era a conoscenza delle frequentazioni tra esponenti del suo partito come il vicepresidente Sandro Frisullo con il signor Tarantini?4 – Gli imprenditori Tarantini e Intini (del quale lo stesso Tarantini è stato consulente), presenti nelle intercettazioni dell’inchiesta barese, hanno mai finanziato la fondazione Italiani Europei?

  41. Io vorrei aggiungere una quinta domanda a D’Alema:5: quando si decie a levarsi dae balle dopo i casini che ha combinato col mafionano?

  42. è da tempo che l’invito anch’io ad andarsene fuori dalle palle

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